Luk3 racconta il 2026 che verrà: "Vorrei che il tempo fosse infinito"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Il giovanissimo artista campano nella sua musica racconta la vita dei diciottenni. E' già considerato il cantore di una generazione. L'INTERVISTA

Dopo la partecipazione ad Amici 24 e il suo primo club tour che l’ha visto portare la sua musica in giro per l’Italia, tra canto e ballo, LUK3 si prepara a un 2026 dinamico e intenso supportato dall’inconfondibile energia che lo contraddistingue. LUK3, classe 2007, nome d’arte di Luca Pasquariello, è un giovane cantautore nato a Marcianise, in provincia di Caserta. Fin da bambino ha sviluppato una profonda passione per la musica, iniziando a suonare la  chitarra con il supporto della famiglia e scrivendo la sua prima canzone a soli 13 anni. Oggi che è appena maggiorenne è già additato come il cantore di una generazione.

Luca facciamo un passo indietro, andiamo a Diciotto il tuo Ep di debutto: in quell'album hai messo la quotidianità di un adolescente o poco più ed è diventato un manifesto per una generazione. Oggi ti senti più responsabilizzato nella scrittura?

E' stato il primo modo di raccontarmi e farmi conoscere al pubblico. Oggi ho una consapevolezza diversa ma l'importante è che è stato il motore ovvero la voglia, supportata dalla verità, di mostrare la vita di uno di 18 anni e farla girare.

 

Canzoncine è nato alla mezzanotte del tuo diciottesimo compleanno: oggi lo riscriveresti così? Il verso "un giorno sei come un bambino il giorno dopo, puff, sembra sparito" mi ricorda il "vent'anni ti sembrano pochi poi ti volti a guardarli e non li trovi più" di Francesco De Gregori: hai una percezione diversa del tempo?

La riscriverei mille volte, è stato un momento che ha racchiuso tutto quello che avevo da dire. Quando la ho riascoltata ho capito che a questa età si ha la percezione di crescere in fretta e sentirsi più grandi di quello che siamo. Tendo a essere sempre in ritardo anche se voglio andare più veloce degli altri: il tempo vorrei fosse infinito ma non è così, è un fattore più personale che legato all'età.

 

"Io ci metto la faccia senza mai abbassare la guardia" è il tuo mantra umano e artistico?

Credo che sia caratteristico un po' di tutti gli artisti: nella verità che raccontiamo, in ogni singola parola tutti ci mettiamo la faccia.

 

Nell'inizio de L'Ultimo Ballo dici che lasciarsi è come spegnere una canzone a metà e che è "come fare finta che dopo tutto, dopo tutta questa vita insieme è finita": un amore cambia, muta, si allontana ma resterà per sempre un amore?

Secondo me sì, qualsiasi persona della nostra vita che sia stata importante occupa uno spazio in noi e nella nostra crescita. Di amore so poco, so che muta non si sa dove va a finire ma posso assicurarti che di ogni singola persona qualcosa resta in noi.

 

Quando dici che vi siete ritrovati disorientati parli dell'impossibilità di proteggere la privacy? Oggi sai gestire la curiosità, talvolta morbosa, della gente o è ancora fonte di dolore? Come ti proteggi da cosa dicono là fuori?

E' bellissimo avere persone che mi seguono tutti i giorni e si affezionano alla mia musica e alla mia vita, quello che ho da condividere lo dico all'interno della musica perché è il solo strumento che ho, dunque è sempre bello sapere che c'è chi si interessa a te.

 

Quando canti che vi siete trovati disorientati ti riferisci a una generazione che fatica a gestire i sentimenti, vittima di un mondo che va troppo veloce?

Siamo in un mondo che va troppo veloce, sono disorientato da una serie di eventi che hanno stravolto la mia vita e anche i 18 anni creano confusione, è l'età in cui si inizia a farsi domande e a scoprire e approfondire cose prima trattate con superficialità.

 

Venire da una realtà piccola porta una motivazione maggiore nel perseguire un obiettivo?

Ci sono i pro e i contro. La motivazione c'è soprattutto nello scoprire il mondo fuori da lì, dall'altro lato tutto è più difficile: dove sono nato non ci sono studi per lavorare né discografici né chi ti accompagna nel percorso ma se raggiungi i primi obiettivi poi tutto è più semplice.

 

Oggi c'è vicino a te una persona con la quale giresti tutta Parigi in motorino?

Ci sta sempre sta, dunque si.

 

La musica è al centro della tua vita e ti porta anche numeri importanti e parlo di milioni di streaming: sono condizionanti? Temi che la tua arte possa essere frenata da un mercato affamato proprio di numeri?

Ci penso spesso, l'unica risposta è continuare a fare musica con la spensieratezza di quando la facevi in cameretta raccontando la verità delle piccole cose. Cerco di sentirmi libero quando scrivo senza pensare a se la canzone farà numeri ma è anche vero che se non va ci rimani mali; fondamentalmente i numeri ti dicono se arriva o non arriva alla gente.

 

Che accadrà in questi primi mesi del 2026 nella tua vita artistica?

In questo periodo sto scrivendo senza pensare a quello che accadrà, cerco di tirare fuori emozioni che prima non riuscivo proprio perché si cresce. Spero che il 2026 accoglierà un mio cambio nel modo di raccontare le cose e comunque so che ho trovato una strada e la seguirò.

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