Gio Evan, l'album L'Affine del Mondo: "Lo stress allontana dalla rotta dell'estasi"
Musica
Tour, disco, libro e poi l'appuntamento ad Assisi con una nuova edizione di Evanland, la quinta. Un 2026 intenso per questo poliedrico artista. L'INTERVISTA
Dopo il successo del tour teatrale L’affine del mondo, Gio Evan prosegue il suo viaggio artistico che prevede il nuovo album live, un tour estivo e la quinta edizione di Evanland. L'album, in uscita il 6 febbraio e registrato durante l’omonimo tour teatrale intreccia poesia e canzone in un unico percorso narrativo. Gio Evan unisce scrittura, filosofia ed emozione attraverso un linguaggio diretto e accessibile ma mai banale. Il disco restituisce l’energia della performance, valorizzando l’intensità dell’esecuzione. Ogni brano è attraversato da una forte carica emotiva, frutto dell’affinità e della connessione tra gli esseri umani. Il 22 marzo si esibirà a Londra mentre il 20 giugno, partirà da Villa Ada di Roma Extra Terreste, il nuovo tour musicale, comico e spirituale. Lo spettacolo riflette sulla contemporaneità, sulla tendenza all’accumulo e il conseguente allontanamento dall’essenziale. In un viaggio intimo e leggero, l’autore attraversa il confine sottile tra cura e controllo, tra attaccamento e presenza, tra ciò che scegliamo di conservare e ciò che finisce per consumarci. E infine c'è la quinta edizione di Evanland in programma il 25 e il 26 luglio alla Rocca Maggiore e in tutta la città di Assisi.
Gio partiamo dall'origine: il 2026 dove ti e ci porterà?
Il tentativo è di ribaltare l'intenzione, abbiamo deciso di dichiarare la terza pace mondiale che è più mainstream. Dichiarare una guerra fa rumore e noi ci siamo schierati con EvanLand.
Cosa comporta questa appartenenza?
Chi è stato alle precedenti edizioni e sarà ad Assisi il 25 e 26 luglio conferma che si sceglie di frequentare certi posti: staremo 48 ore insieme provando a non disunirci attraverso workshop ed esercizi perché nulla è campato per aria. Mi hanno avviato allo shamanesimo, mi affido ai sobbalzi energetici.
Hai un pubblico cospicuo e fedele.
Abbiamo numeri importante, seimila presenze che quando apriamo i cancelli sono già lì, vengono per stare insieme e so che poi si creano gruppi WhatsApp per l'organizzazione, insomma si sa creando un movimento. C'è un tour ma poi tutte le persone arrivano ad Assisi per Evanland e siamo contenti di ritrovarle.
Come si sviluppa?
Entri alle 16 e poi finito il firmacopie, che coincide con una mia uscita, fino ai concerti ci saranno tanti workshop ed è un nutrimento, c'è attenzione verso l'altro. Stiamo insieme perché sai che se interrompi il flusso arriva la tristezza. un festival dove si piange un sacco, il nostro è un lavoro artigianale ed è emotivo, andiamo a levigare dove c'è lo spigolo e festeggiamo dove siamo già tondi.
L'impegno maggiore?
Il lavoro più fatico è riflettere su come arriva la fine del mondo: io pratico una solitudine spietata, mi sento alla reception dell'universo dove arrivano parole chiave. Oggi stiamo perdendo l'affinità e se si parla della fine del mondo vado in direzione ostinata e contraria per citare Fabrizio De André. L'inizio del mondo è basato sul concetto di affinità e quella base manca ci chiudiamo.
Cosa intendi per affinità?
Avvicinarsi a chi non ti attacca e dunque puoi abbassare le armi. La gioia non è spontanea, è un lavoro devastante e speri che chi vive nel contesto di Evanland stia facendo una passeggiata lunghissima: con chi è in accordo ne godiamo e camminiamo insieme. Noi siamo riusciti a rendere la preghiera noiosa quando parlare con l'infinito è la cosa migliore che possiamo fare perché è un abbraccio. Lo sciamanesimo ti fa chiedere cosa posso fare di fronte a un disagio e io aggiungo meglio una passeggiata in campagna che il pub. Dobbiamo consultare prima la vita e la natura perché lo stress è essere fuori rotta dall'estasi.
Il 31 marzo arriverà anche il libro La Gioia è un Duro Lavoro: come lo hai pensato?
Il libro è pesantissimo, affronta una tematica nascosta che è la morte, è un manuale sciamanico diventato romanzo: parte da una passeggiata con mia madre, che era già morta quando ho scritto il libro, e io alleggerisco la disperazione condividendo con lei una passeggiata verso la cima della montagna; il dialogo si chiama meditazione della ricapitolazione ovvero poter guarire il passato. Nello sciamenesimo e nella spiritualità il passato si può guarire. Se non ritrovi il giorno in cui ti sei ammalato non puoi guarire ma so che in Italia è difficile parlarne: io dico muori felice, quando arrivi alla fine è lì che devi essere felice, devi gioire di quello che sei stato. Spero che si abbia la possibilità di affrontare la morte con leggerezza.
Poi c'è il tour.
In generale ti dico che se il contenuto è solo la musica sto a casa, solo trovare il parcheggio è già un problema. Con la fatica che occorre per andare a un live voglio conoscere la tua espressione vitale, se no sto su Spotify; anzi voglio dire che la fatica di trovare parcheggio ne valeva la pena.
Hai, ripeto, un pubblico numeroso, in crescita e partecipe.
Non mi spiego i numeri, non penso di meritarmi un'attenzione speciale. Ma quando ho davanti seimila persone che non hanno paura di piangere e vibrano sulla mia frequenza mi fa sentire protetto dunque posso condividere la mia solitudine con persone che hanno lo stesso pensiero. Il palco mi piace un sacco, il maestro di cerimonia offre il suo corpo ad altre energie: il palco è quello che per il sacerdote è l'altare e dunque ci metto parole, attenzione e ragionamento, ogni parola pronunciata viene setacciata con cura. Quando scrivo sento voci che devono essere dette e altre che devono essere trascese.
Perché hai ceduto, nel 2021, al Festival di Sanremo che di liturgico ha poco?
Sono al servizio della musica e ogni palco è una occasione imperdibile. Sono responsabile delle parole di Arnica, la canzone che ho portato all'Ariston, e ti dico che andrei anche all'inferno con una canzone mia. Per dirti quando vado a cantare all'estero guardo dove sono gli italiani e lì punto lo sguardo e confido che si conservi un po' del campo emotivo che ha la parola.
Infine perché hai scelto di ribattezzare il tour che partirà il 20 giugno da Roma Extra Terreste?
Perché parla del superfluo. Mi piace chi dice "questo non lo so" e cerca una risposta senza andare subito su internet. Quante cose esistono che che contribuirebbero a rendere più piena la nostra vita e ci mancano? Per questo invito a essere più extra terreste che extra terrestre.