Creta, l'album La stanza di Gaia: "In amore nessun paletto per non avere poi rimpianti"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Credit Maja Martinelli

La ventenne romana ci accompagna in un viaggio lungo nove canzoni che è il racconto delle ansie, delle gioie e dei turbamenti di una generazione che vive un'epoca che non la rappresenta e che ogni giorno affronta con grande maturità. L'INTERVISTA

Un debutto che è un abbraccio generazionale (ma destinato anche agli adulti) quello della ventenne romana Creta, all'anagrafe Gaia Bitocchi. Il suo La stanza di Gaia è una raccolta di nove canzoni che racconta il percorso di crescita dall’adolescenza all’età adulta, trasformando esperienze intime in un linguaggio condiviso. Con leggerezza e profondità, Creta costruisce l’immaginario di una giovane donna che affronta il mondo con determinazione, senza rinunciare alla spontaneità che la caratterizza.

Le atmosfere delicate e i testi immediati rendono ogni brano un piccolo manifesto generazionale, capace di parlare a chiunque stia vivendo o abbia vissuto quella fase sospesa tra adolescenza e maturità.

Gaia partiamo dalla storia dell'album La Stanza di Gaia: come è nato e come ci hai lavorato?

E' un album che ha richiesto molto tempo, è anche il mio primo, e ci ho lavorato un anno e mezzo. Ci ho messo impegno, sono tutti brani tutti inediti oltreché molto personali. Scrivere quello che si vive è complicato perché va detto in maniera semplice perché arrivi, il linguaggio deve essere adattato a tutti.

 

Perché come non d'arte hai scelto Creta?

Ci ho messo un po' a trovarlo. Deve piacerti e rispettarti il nome d'arte anche perché oggi molto amici mi chiamano Creta e devi dunque sentirtici bene dentro. La domanda di partenza è stata cosa è la musica per me? Sono partita da nomi astratti e ho pensato che la musica per me è argilla ma non mi suonava e poi sono giunta alla creta che è un nome d'arte speciale: corto come Gaia e senza suoni troppo duri.

 

Le nove canzoni raccontano gioie, turbamenti e ansie di una giovane donna: cosa significa essere una giovane donna in un'epoca di guerre, soprusi e razzismo?

E' difficile, io mi sento ansiosa per essere in un mondo nel quale non vorrei vivere. Non mi rispecchia e non rispecchia i miei coetanei per la maturità che stiamo sviluppando giornalmente. Il covid ci ha lasciato una adolescenza complicata, all'improvviso ci siamo ritrovati a casa senza dare a scuola: all'inizio ha fatto piacere stare saltare le lezioni poi è diventato una specie di trauma. Ci hanno salvati le tecnologie. All'epoca ero in piena adolescenza e a 15 anni ti informi meno, oggi seguo di più, dipende anche dall'esposizione mediatica dei fatti. Comunque bisogna informarsi, ci sono guerre  che durano da anni e dico che da privilegiati è difficile rendersene conto, è difficile entrare nei panni di chi vive certi orrori ma è nostro dovere provarci.

 

Trastevere, con cui apri l'album, è una canzone triste nonostante una musica accattivante: è il finale melanconico di Roma Nun Fa' la Stupida Stasera che invece era una brano che si apriva all'amore?

Perché no! Roma è uno scorcio della storia che va a finire, lasciarsi tra i vicoli di Roma è bruttissimo ma anche bellissimo se pensi a un addio davanti al Colosseo.

 

Quale è la canzone che cantavate a squarciagola?

Tetris dei Pinguini Tattici Nucleari.

 

Sempre in Trastevere citi la Fontana di Trevi: quando è l'ultima volta che ci hai buttato una moneta esprimendo un desiderio?

Ero al lavoro lì, facevo la hostess a un evento. La scorsa estate.

 

In Stanotte dici che non credi al destino: nella vita sei fatalista oppure sei razionale?

Dipende dai momenti, da come mi sveglio. A volte lasciare la vita al destino è un po' deresponsabilizzarsi, certe volte dobbiamo prendere in mano la situazione. Bisogna anche guadagnarsele le cose e prenderci quello che vogliamo. Altre volte se le cose vanno male mi dico che doveva andare così. Dipende dalle mie ansie giornaliere.

 

L'amore è un questione di chimica? Oppure serve essere cinici per non farsi sopraffare dai sentimenti?

E' chimica, mai mi sono posta paletti né in amicizia né in amore. Devi lasciarti andare e se va male ci hai provato. Consiglio sempre di buttarsi per non avere rimpianti.

 

Non Mi Dire Basta è arrendersi all'amore? Mettersi a nudo davanti ai sentimenti?

Decisamente sì, è una delle canzoni che preferisco. Lo racconta con forza, è mettersi a nudo e aspettare che l'altro dica o faccia qualcosa.

 

"Se ogni vizio ha una condanna tu Lasciami da sola per un po'" canti in Mal di te(sta): quando in amore la solitudine è salvifica e quando è una condanna?

Ci ho pensato tanto a questa frase, a volte del tempo per se stessi è necessario anche se sei parte di una coppia. Siamo persone fatte e finite, convivere può essere faticoso e pesante. Ho sviluppato col tempo il sapere stare da sola, l'apprezzare l'uscire e il mangiare da soli. Credo che rafforzi lo stare insieme.

 

La tua mente è sempre un labirinto cosmico?

E' oltre questo. Penso in continuazione forse pure troppo e me lo fanno notare. All'apparenza non sembra ma la mia mente non si ferma mai.

 

Carducci è per me la canzone più romantica dell'album: che storia c'è dietro al verso "ho il morale che è il morale di una favola"?

Racconta una storia d'amore e tratta pure il tema scolastico e di varie ansie. E' la fine della storia, è come potrebbe finire, indaga se sarà una storia da dimenticare o da ricordare.

 

Hai una favola del cuore?

Da piccola leggevo in inglese e ho un mix di favole tradotte però la preferita resta La Principessa e il Ranocchio.

 

Come vive la tua famiglia il tuo essere artista?

La mia prima canzone, per altro mai pubblicata, si intitola Altrove e dopo l'ascolto ho visto mio padre piangere: avevo anni quando la ho scritta e oggi penso che potrei pubblicarla magari con un sound diverso. E' stato quell'attimo che mi ha spinto a fare musica. Io non mi esprimo se non scrivendo e questo rende talvolta la comunicazione complicata con gli amici, i genitori e il mio attuale fidanzato. Ma porta pure turbamento: ad esempio la rabbia non la so mettere in musica. Suono da tre anni il pianoforte e ora anche l'ukuele da autodidatta per dare una svolta a qualche canzone estiva. Mio padre suonava in una cover band dei Genesis e viene sempre con me in studio e mi segue dal divanetto. Mia madre mi supporta e ascolta, mi fa promozione con le sue amiche e fa girare le mie canzoni. Cecilia è la sorella-manager, è il mio opposto, la mia nemesi: lei precisa e io caotica.

 

Nei tuoi testi parli spesso di stelle, di cielo: vivi con gli occhi rivolti all'empireo? Cerchi negli astri risposte alle tue domande come facevano gli antichi?

Spesso ho la testa rivolta verso l'alto, è vero. Mi piace osservarlo le stelle. Magari la prossima richiesta di un dono sarà un telescopio!

 

Che accadrà, infine, nelle prossime settimane della tua vita artistica?

Spero di continuare a lavorare, sono già alle prese con nuovi brani, vorrei pubblicare un altro Ep. Ma soprattutto cerco una svolta per la mia musica, non mi sento ancora completa e vorrei trovare completezza in questo 2026, consapevole che a 20 anni non puoi definirti risolto. Vorrei guardarmi, ascoltarmi e poi dirmi che questa sono io, trovare una identità musicale più definita e più forte.

 

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