All’Alta Corte di Londra è iniziata l’udienza preliminare della causa intentata da Andy Summers e Stewart Copeland contro Sting per circa 2 milioni di dollari di royalty legate allo streaming. Al centro della controversia c’è l’interpretazione di un accordo storico sui diritti, firmato tra la fine degli anni Settanta e gli anni Novanta, in un’epoca precedente alle piattaforme digitali. I legali del frontman parlano di un tentativo illegittimo di ridefinire i termini contrattuali
La causa all’Alta Corte di Londra
È iniziata all’Alta Corte di Londra l’udienza preliminare della causa intentata da Andy Summers e Stewart Copeland contro Sting, per circa due milioni di dollari di royalty legate ai ricavi dello streaming. Nessuno dei membri dei Police era presente in aula, anche perché il procedimento non è ancora entrato nella fase dibattimentale vera e propria.
L’accordo storico e il nodo dello streaming
La richiesta dei querelanti si basa su un accordo risalente al 1977, formalizzato nel 1981 e confermato nel 1997, che stabiliva la ripartizione delle royalty tra i membri della band in un’epoca precedente alla nascita dello streaming musicale. Secondo quell’intesa, ogni componente, in quanto arrangiatore, avrebbe diritto al 15% delle royalty generate dalle composizioni degli altri. La controversia riguarda oggi la classificazione dei ricavi provenienti da piattaforme come Spotify, Deezer e Apple Music, e il loro inquadramento ai fini della distribuzione dei diritti.
Approfondimento
Police, Summers e Copeland contro Sting per oltre 2 milioni di dollari
La posizione di Sting e le implicazioni future
I rappresentanti legali di Sting hanno definito la causa un tentativo “illegittimo” di reinterpretare un accordo contrattuale ormai storico. Il cantante e bassista dei Police, autore della maggior parte dei successi del gruppo, ha inoltre venduto nel 2022 il proprio catalogo musicale alla Universal Music Group per una cifra stimata intorno ai 250 milioni di dollari. La vicenda riporta così al centro del dibattito il tema dell’adattamento dei contratti d’epoca pre-digitale ai nuovi modelli economici dello streaming, con una decisione che potrebbe avere conseguenze rilevanti anche oltre il caso dei Police.