Charlie Charles, album La Bella Confusione: "Poniamo attenzione sul presente che viviamo"
Musica Credit Enea Colombi
Un coro polifonico per raccontare attimi di vita quotidiana che, in maniera più o meno potente, riguardano tutti. L'INTERVISTA
C’è un silenzio che precede ogni grande storia. Un vuoto che non è assenza, ma attesa. Così è nato La Bella Confusione il primo album di Charlie Charles, all'anagrafe Paolo Alberto Monachetti. Un progetto che non si svela subito, che non si mostra con clamore, ma che invita a osservare, ascoltare e sentire. Per anni, Charlie ha cucito la musica su altri. Poi è arrivato un momento in cui si è chiesto cosa significasse fare un disco per se stesso. Non un producer album tradizionale, non una raccolta di featuring, ma un racconto intimo, un percorso che attraversa paura, panico, sopravvivenza, pericolo, amore e accettazione. L’album si è costruito così, un brano dopo l’altro, attraverso le voci degli altri. Ogni artista diventa un frammento di Charlie Charles, con cui compone la sua storia. E quegli altri sono Ernia, Madame, Mahmood, Blanco, Massimo Pericolo, Bresh, Sfera Ebbasta, Nayt ed Elisa.
Paolo, partiamo da La Bella Confusione: come è nato, come ci hai lavorato e cosa ti ha indotto, a partire dal titolo, a fare della confusione un elemento di tranquillità. Come l'occhio del ciclone dove c'è a calma assoluta.
Totalmente, bellissima immagine per descrivere La Bella Confusione. L'anima del progetto nasce nel 2019, ero reduce da tanti grandi successi e mi sono accorto in qualche modo che stavo andando col pilota automatico, che procedevo per forza inerziale. Questo mi ha fatto dire: "Non so più cosa sto facendo, perché passo ancora tanto tempo in studio e penso di combattere per qualcosa?". Da ragazzino la benzina era la volontà, poi quando ce l'ho fatta ho iniziato a chiedermi quale sarebbe stato il nuovo carburante. Non avevo più la spinta e dunque ho fatto un lavoro su me stesso, anche un percorso di psicanalisi, poi ho iniziato a studiare pianoforte, composizione e armonia. Il bello è il viaggio verso la scoperta, non mi sento risoluto, non ho risposte ma facendo questo album mi sono divertito tanto ed è quello che volevo.
In questo progetto quanto c'è delle tue cicatrici invisibili? Di quei segni che non si vedono ma orientano? Sono la tua bussola?
Nel dialogo col me bambino ho messo a nudo fragilità, insicurezze e paure, c'è sempre un filtro che è una messa in scena mai dissimile dalla realtà. Quindi sono ricorso solo a voci in una stanza chiusa per creare il dialogo interiore.
"Tu saresti capace di piantare tutto e ricominciare la vita da capo?" è l'incipit di tutto: quante volte nella vita hai scelto di ripartire da capo? Ti sei mai pentito?
È nella mia indole, mi piace mettermi in discussione in maniera pesante e costante, tutto va discusso e ridiscusso, ho un grande traffico interiore. Mai ho vissuto qualcosa come pentimento, cerco sempre la visione ottimistica delle cose.
"Finire i 20 anni senza più niente da dire" è il ritratto, sintetico ma potente, di una generazione che credeva di conoscersi meglio e invece non ci capisce nulla su come vanno il mondo e la vita?
Assolutamente. È il ritratto vero ma a vent'anni hai appena finito le scuole, hai pensieri in testa arrivi poi a trenta quando vuoi certezze e ti dici che finora non hai capito nulla. Però cerco di conservare il mio fanciullino sempre.
Attacchi di Panico inizia con versi che sembrano ritratti: i bassi fondi, il desiderio di fuga, i tattoo nascosti, un po' di fumo... Sei un giovane uomo nostalgico oppure conservi i ricordi ma li stemperi dalle melanconia?
Casco poche volte in preda alla nostalgia, cerco di rimanere ancorato al presente. Il senso del disco era raccontare frammenti della mia vita senza forzature, io dovevo intuire chi ha avuto un vissuto simile al mio, non si può forzare un artista a scrivere su temi che non ha vissuto. Raccontavo cosa mi sarebbe piaciuto fare e tutti hanno aggiunto un pezzo di loro ed è stata la vera magia. Io vivo ancora oggi attacchi di panico, mi affliggono ma c'è come contrappunto la versione positiva di un argomento ostile che è porre attenzione su quello che noi viviamo.
Di cosa ti senti un Superstite?
Degli attacchi di panico ma in modo più largo viviamo cose che per me sono profonde e per un altro possono essere una frivolezza. Siamo tutti sopravvissuti alla nostra storia. Io sono sopravvissuto alla mia guerra interiore.
Sempre in Superstite dici "solo Dio sa la mai storia": quale è il tuo rapporto con la fede?
Non sono credente rispetto alla fede cristiana. Ho rispetto per le cose che fanno bene alle persone. Quello in cui si crede fa stare bene. La musica a me fa stare bene. Sul piano esoterico credo che qualcosa ci sia ma non so se abbiamo strumenti per tradurlo nel nostro linguaggio in modo comprensibile. Il Dio della Bibbia è molto simile a noi: già il niente è impensabile e poi arriva quell'anello di polvere che si muove... Mi piace credere che ci sia un qualcosa.
Pericolo mi ha ricordato molto la disperazione di Luigi Tenco e il primo Fabrizio De André, quello di Tutti Morimmo a Stento: che storia ha il tuo pericolo? Nella quotidianità hai il senso del pericolo e lo eviti o ci sbatti dentro?
Bresh ha centrato bene l'obiettivo, quello del sentirsi un po' persi nel successo, ed è chiaro quando scrive "posso fare tutto ma non vedo più il sole". Il pericolo è l'illusione che col raggiungimento del successo trovi pace e stabilità ma se manca quella interiore il castello di carte crolla. A tratti mi sento uno che si lancia nel vuoto ma poi ne ho paura, mi butto ma con attenzione.
La tua avventura artistica comincia nel 2015 con l’album XDVR: lo hai festeggiato?
Ci stiamo riflettendo. Intimamente è stata una cosa magnifica sapere che un progetto cosi importante e game changer ha valore.
Alla fine possiamo dire che hai trovato una cura o sei ancora alle congetture? Stai sperimentando la vita con più consapevolezza?
Ho una maggiore consapevolezza anche se non mi sono risolto ma ho gli strumenti per ascoltarmi e osservarmi ancora meglio; l'accettazione è quello che mi può fare stare bene, è una liberazione, è l'amore incondizionato verso il prossimo e se stessi. Bisogna essere amati per quello che siamo.
Cosa puoi anticiparmi di quello che accadrà nei prossimi mesi?
Sto pensando solo a fare il padre. La data è il 31 dicembre ma mi sento già padre, voglio godermi la gravidanza con la mia compagna, voglio esserci.