Chiara Ianniciello, l'album Chiaré: "In amore segui il cuore, la strategia porta a nulla"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

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La vincitrice dell'edizione 2023 del Premio Bianca D'Aponte ci accompagna, attraverso atmosfere soffuse, nelle infinite sfumature dei sentimenti. L'INTERVISTA

Si chiama semplicemente Chiaré il disco d’esordio, omonimo, di Chiara Ianniciello, cantautrice e contrabbassista salernitana, vincitrice della 19ma edizione del Premio Bianca d’Aponte. Anticipato dai singoli Zanzare e Barocco, il disco raccoglie otto tracce intime e soffuse, tessute dalla voce calda di Chiara che racconta e si racconta con un sound dal gusto un po’ retrò e atmosfere jazz, che ricorda la migliore musica cantautorale italiana.

Chiara partiamo dalla storia dell’album: quando e come è nato e al di là degli amori che racconti quanto amore tu ci hai messo dentro?
Nasce circa un anno fa ma ci lavoravamo da tempo per cercare il giusto sound con Ernesto Massimino Voza e Peppe Maiellano, direi da circa tre anni. Ospita tanto amore ma anche tanto sacrificio, credevo fosse un po’ più semplice realizzare un album, ci solo voluti amore e dedizione. E tanti ascolti per avere la giusta creatività.

Barocco è il punto di partenza e racconta un amore a prima vista: fino a che punto i sentimenti vanno lasciati liberi? Ragione o sentimento?
Serve di più il sentimento altrimenti resti bloccato e credo che fare strategia non porti a nulla.

“Sai di sale, ma che bel silenzio c’ha il tuo mare”: è una velata citazione al sapore di sale sapore di mare di Gino Paoli?
Forse inconsciamente, nella realtà non ci avevo mai pensato.

Lo zucchero a velo può diventare glassa e restare oppure va assaporato sul momento perché il vento di altre tentazioni lo porterà altrove?
In realtà si riferisce a un periodo della mia vita in cui facevo sempre tardi la sera. In Campania si usa quando sono le due o le tre del mattino andare a mangiare il cornetto che è la brioches ma noi chiamiamo così. La persona che era con me aveva l’abitudine di prendere il cornetto e soffiarmi in faccia lo zucchero che lo ricopriva.

Bisogna diffidare da chi non beve mai caffè come accade in Foria?
Col senno di poi sì.

Nel testo parli di un equilibro che va a morire: per questo in amore bisogna essere provetti equilibristi? L’amore è accomodamento e accettazione dell’unicità dell’altro?
Se la persona non ti sta bene cambi strada, non si possono cambiare le persone. In passato mi era più difficile, col tempo sono diventata più centrata e in automatico mi sono arrivate nella vita persone più affini. Non ho più bisogno di cercarlo l’equilibrio, si trova da sé.

Quale è l’ignoranza che non ti ha fatto guardare che scuote il finale di Vuolesse?
Non è una storia d’amore, parlo di rapporti anche famigliari. In particolare mi riferisco allo spazio dove vivo, molte persone non recepivano il mio essere e ritenevano certi atteggiamenti sbagliati perché influenzati da una certa ignoranza. Non dare amore in maniera sana è spesso dettato dal contesto in cui vivi.

Ti accorgi quando qualcuno ti guarda negli occhi e conta le stelle?
No. Io però lo faccio.

Cosa ha di speciale per te Scalinatella? E’ stata incisa dal Roberto Murolo nel 1949. So che non si è mai capito se è a Positano o a Capri. Ma quale è quella speciale per te?
C’è quella ripida di casa di mia nonna. Quel brano lo ho sempre cantato da bambina e questo arrangiamento è nato una sera durante una cena. In maniera naturale la canto battendo le mani a un ritmo diverso e abbiamo deciso di registrarla.

C’è la Nicotina, c’è la sigaretta stretta in mezzo ai denti di Strategia: sembra che il fumo accompagni i tuoi sentimenti…
Sono riferimenti al mio attuale compagno che fuma tantissimo.

Un altro tema che torna spesso nei tuoi testi sono gli occhi, gli sguardi: dei cinque sensi è quello che più fa rima con amore?
Sì. E’ fondamentale guardarsi negli occhi, è la cosa più bella che possa esistere al mondo, so che può apparire un concetto scontato ma in qualche modo ti porta a guardare dentro l’altra persona. Alemo a me accade.

Alla fine possiamo dire che hai tolto i vetri dal pavimento e oggi sai amare, in senso ampio, senza paura?
Assolutamente. Ho sanato pure un po’ del mio passato, l’arte serve anche a guarire.

Una curiosità: nel video di Foria usi un telefono a gettoni. Che valore ha per la tua generazione?
Da bambina ero attratta da questi telefoni. Il perché più profondo non lo so, però mi sono sempre piaciuti esteticamente e da bambina fingevo di fare delle telefonate. Anche quelli di bachelite mi hanno sempre affascinata.

Consigli per chi partecipa in questo 2024 al Premio Bianca d’Aponte, rassegna che tu hai vinto nel 2023?
Godersi l’esperienza e non fare come me.

Che hai combinato?
Ho una sindrome dell’impostore gigantesca e l’esperienza la ho vissuta con la paura di non essere abbastanza. La ho vissuta con troppa emozione, pensavo di non meritare di essere tra le dieci finaliste. Dunque dico: andate serene e godetevi il momento.

Che accadrà nelle prossime settimane?
Siamo in tour, abbiamo delle date fino a settembre e poi torneremo in studio per scrivere nuove canzoni.

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