Dirt Tapes, la nuova etichetta che fa risorgere le musicassette. INTERVISTA

Musica

Camilla Sernagiotto

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La 1° label italiana per nostalgici, che riesuma il mitico supporto analogico, quello che ha monopolizzato i walkman di intere generazioni dagli anni ’60 fino al boom del CD. Un'etichetta che produce audiocassette con una linea Tapematic del 1991. Per “fare uscire in cassetta album di ieri, oggi (e domani) senza barriere di genere e di nazionalità”. Le prime opere proposte (anzi, riproposte dato che si tratta di album che erano già usciti) sono andate subito sold out. Ecco cosa i fondatori ci hanno raccontato

Ha aperto i battenti la Dirt Tapes, un'etichetta musicale italiana specializzata in album che rivivono su un supporto non nuovo ma che non vedevamo da così tanto tempo da essere un'assoluta novità: l’audiocassetta.

Questa label per nostalgici fa risorgere dalle macerie del suo glorioso passato il supporto analogico per antonomasia, quello che è stato per decenni un oggetto di culto, un simbolo della cultura pop, un feticcio da adorare. Per tantissimi anni la musicassetta ha monopolizzato il walkman di intere generazioni, a partire dagli anni ’60 fino all'avvento e soprattutto al boom del CD, a cavallo tra gli anni ’80 e ’90.

La mission che i fondatori di questa etichetta musicale che fa del passatismo il proprio fil rouge (anzi: il proprio nastro da avvolgere, per rimanere in tema analogia dell’analogico) è quella di fare rinascere tanti dischi del passato e del presente su un supporto sul quale quei dischi non hanno potuto approdare. E, anche, far vivere ex novo opere musicali di domani, aprendo una finestra sul futuro.

“L’idea dietro Dirt Tapes è semplice: fare uscire in cassetta album di ieri, oggi (e domani) senza barriere di genere e di nazionalità, l’unica regola è il rispecchiare i gusti singoli e comuni delle persone coinvolte in questa avventura”, raccontano i fondatori di questa impresa. Eccezionale, per citare Lucio Dalla e poi anche gli Articolo 31. Ma in questo caso l'impresa eccezionale non è essere normale, bensì uscire dal coro, riesumando inaspettatamente qualcosa che credevamo fosse ormai morto e sepolto.

Per produrre quel qualcosa che credevamo morto e sepolto, la Dirt Tapes si serve di strumentazioni che credevamo anch'esse morte e sepolte. Mummificate, addirittura. Ogni music tape che esce da questa etichetta viene prodotta con una linea completa Tapematic del 1991, composta da pezzi originali e revisionati.

Si tratta dello stesso modello con cui sono state create milioni e milioni di copie di cassette che hanno fatto da colonna sonora a tante generazioni, attraverso walkman, stereo e autoradio. Da quel lontano 1962 in cui l'ingegnere olandese Lou Ottens la inventò (il brevetto fu da lui sviluppato e registrato l’anno dopo, nel 1963, dalla Philips come Compact Cassette), oggi la musicassetta torna a girare. E a far girare il business, dato l'incredibile e subitaneo successo. Purtroppo Lou Ottens non ha fatto in tempo a conoscere la Dirt Tapes: è scomparso quest'anno, il 6 marzo 2021 all'età di 95 anni. Di certo ne sarebbe stato orgoglioso.

Le prime tre musicassette andate sold out in pre-order

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Se qualcuno stesse pensando “Ma che follia è questa?”, sappia che non ci vede lungo, sia a livello finanziario sia a livello sociologico.

 

Le prime tre musicassette lanciate da Dirt Tapes sono andate sold out in pre-order sul sito in pochissimo tempo. Quindi l'intuizione che i fondatori di questa label hanno avuto coglie perfettamente le voglie, gli umori, gli animi, le nostalgie, i gusti e i costumi dei giorni nostri.

 

I primi lanci sono stati quelli con cui hanno riproposto in cassetta tre album precedentemente usciti in vinile, CD e chiaramente ormai anche in digitale (ma comunque Dirt Tapes non dimentica affatto che siamo nel 2021, nell’era di Spotify insomma. E infatti vedremo più avanti quale plus hanno le sue nuove musicassette rispetto alle antenate dei ruggenti - e rugginiti - 'Anta).

 

I dischi rieditati in cassetta sono “La seconda rivoluzione sessuale” dei Tre allegri ragazzi morti, “Vita e opinioni di Nello Scarpellini Gentiluomo” di The Zen Circus e “Auff” del Management.

Di queste edizioni limitate - andate immediatamente esaurite - saranno disponibili ancora piccoli lotti esclusivi, che verranno messi in vendita nei negozi a partire da domani, 15 ottobre. Solo ed esclusivamente in una selezione di negozi di dischi italiani (e anche qui, nell’era del “compro online la qualunque”, questa mossa sembra andare controcorrente a livello di business e, invece, non fa che dare ulteriore valore a questo supporto fisico. Un supporto che, anche se ha perduto quell’aura della riproducibilità tecnica dell'opera d'arte, per dirla à la Walter Benjamin, torna a essere finalmente qualcosa di tangibile, sensoriale. E più prezioso di quella versione "liquida" e impalpabile che offre della musica lo streaming, diciamocelo).

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Con l’uso di macchinari professionali di alta qualità e con una grande cura per tutti i dettagli estetici del prodotto, che seguono un lavoro grafico minuzioso e attento, Dirt Tapes è già sulla bocca di tanti musicofili. E di amanti di oggetti cult degni di una Wunderkammer.

 

Le musicassette che produce sono originali, fatte attraverso macchinari propri e, non da ultimo, affiancando gli artisti nella realizzazione della cassetta più adatta a rappresentare la propria musica.

Non è un addio alla modernità, anzi

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Non è che quelli di Dirt Tapes fanno parte di una setta che vive come se non ci fosse stato tra loro e noi mezzo secolo di progresso, sia ben chiaro.

 

Il ritorno all’analogico e al contatto diretto con il supporto fisico che avvallano non abbandona mai la modernità. All’interno del booklet di queste nuove audiocassette è infatti presente un QR code con cui ascoltare l’album anche in versione streaming. La loro quindi non è una folle guerra contro la musica digitale.

“Speriamo di cuore che vi arrivi la passione e l’amore che abbiamo messo dentro queste cassette. Quando abbiamo infilato le prime copie sfornate dalla Tapematic dentro il mangianastri l’emozione nell’ascoltarle è stata fortissima. Dirt Tapes non è una guerra alla musica in formato digitale ma per noi il legame con il supporto fisico è ancora qualcosa di imprescindibile, come per il vinile, un’altra nostra grande passione insieme alle cassette. Il ‘toccare’ un disco, a gusto personale, è un qualcosa che resterà legato per sempre all’ascolto della musica”, affermano i fondatori.

I fondatori

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Ma chi sono questi misteriosi fondatori? Questi visionari precursori, anzi post-pre-cursori. Insomma: quelli che ci hanno visto bene con un Ritorno al futuro musicale. Dietro a questa avventura, a questa missione, non c'è solo un fondatore ma tanti.

 

Ad animare il progetto è un gruppo di appassionati di musica e collezionisti di supporti audio analogici, professionisti del settore e addetti ai lavori.
Sono Karim Qqru (musicista, produttore e membro degli Zen Circus), David Stefani (musicista e organizzatore di eventi), Max Iantorno (speaker radiofonico e booking agent) e Giacomo Coveri (licensing advisor).

 

Abbiamo chiesto a uno dei fondatori e portavoce della Dirt Tapes, Karim Qqru, di raccontarci come è nata questa loro impresa eccezionale. Ecco cosa ha raccontato a Sky TG 24.

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Come è nato il progetto?
Siamo collezionisti di cassette e vinili fin dall’infanzia. Non abbiamo mai smesso di ascoltare e comprare cassette; quando all’inizio del millennio la produzione di MC è praticamente sparita abbiamo iniziato a rimpolpare le nostre mensole svuotando cantine e negozi di dischi che si sbarazzavano di casse e casse di musicassette. Personalmente il pensiero che sorgeva negli ultimi 15 anni ogni volta che usciva un nuovo disco che incontrava i miei gusti era “come sarebbe bello avere la versione in cassetta”. Quella che era una fantasticheria è diventata piano piano un’idea sempre più concreta, fino a quando, nel 2018, ho iniziato a cercare i macchinari per produrre musicassette in modo professionale. La ricerca era ardua, il grosso delle linee di produzione complete e funzionanti era disseminato dall’altra parte del mondo oppure versava in condizioni non eccelse. In questo cammino ho incontrato David Stefani, Max Iantorno e successivamente Giacomo Coveri, con i quali abbiamo tirato su Dirt Tapes. La fortuna è stata nel trovare macchinari ottimi e praticamente nuovi, usati pochissimo al tempo e composti totalmente da pezzi originali.

Come sta andando?
Al di sopra delle più rosee aspettative. Le cassette sono andate sold-out in meno di una settimana, ma, oltre alle vendite, è l’interesse l’entusiasmo che ha ricevuto l’uscita di Dirt Tapes ad averci sorpreso.

Per quale motivo secondo voi c’è una voglia di ritorno al passato, anche per quanto riguarda i supporti vintage. Il bombardamento social e digitale c’entra con la voglia di cose rétro?
Credo che sia un effetto dell’overdose digitale. La voglia di tenere un supporto tra le mani in un mondo nel quale con un click puoi ascoltare e mettere in un hard disk o su un cloud tutta la musica del mondo ne è una diretta conseguenza. Stiamo lavorando tantissimo sulla parte grafica e del packaging, colore della cassetta, della stampa Uv, panel della j-card, packaging. Come per i vinili questo aspetto dà un qualcosa che non puoi trovare in un file. Detto questo, non è una guerra al digitale la nostra. Ascoltiamo musica anche in streaming ogni giorno, insieme ai vinili e alle cassette.

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Perché proprio le musicassette?
Perché è il supporto attraverso il quale abbiamo scoperto la musica da piccoli, fatto amicizia, conosciuto persone e passato il tempo ad ascoltare album che ci hanno cambiato la vita. Ma, al di là di questo, la scelta è legata all’amore che abbiamo verso l’oggetto in sé: cassetta, norelco, j card, il meccanismo dei rotori.

Quale punto a favore hanno le cassette rispetto ad altri supporti analogici?
Dal punto di vista della qualità audio nessuno. Lou Ottens quando depositò il brevetto nel 1963 era alla ricerca di un supporto piccolo e comodo. L’esplosione vera si ebbe nel 1979 con l’arrivo del walkman, con la sua facilità di trasporto, ma anche con l’esplosione dei mixtape, una playlist di Spotify ante litteram.

Qual è stata la difficoltà maggiore all’inizio della vostra avventura?
Trovare i macchinari ma anche imparare a fare remaster per il nastro di album usciti nel nuovo millennio, in piena loudness war, con master sparati e frequenze sotto i 90hz spinte al massimo. Abbiamo fatto decine di test-press… La soddisfazione nel riuscire a trovare il modo e a tirare fuori un bel suono è stata enorme.

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Quali sono i vostro progetti futuri?
A breve uscirà il walkman di Dirt Tapes, ci stiamo lavorando da un bel po’. Poi far uscire tante cassette, senza barriere di genere e nazionalità.

Com’è l’attuale mercato delle musicassette? C’è molta richiesta? Voi avete richiesta anche da parte del mercato estero?
È un mercato in crescita costante da qualche anno. Non siamo sui numeri del vinile ovviamente, e non raggiungerà mai quelle cifre, ma il trend è oggettivamente in forte aumento. Oltre a essere un’etichetta facciamo anche service per terzi, e le richieste sono molte e varie.

Album di ieri, oggi e domani: quale titolo vorreste tra i dischi di ieri, da fare entrare nella vostra scuderia? E tra i dischi di oggi? E di quale artista vorreste produrre la tape di domani?
Che sogno fare tutta la discografia di Zappa in cassetta! Tra i dischi di oggi sarebbe bello fare “Sound and color” degli Alabama Shakes e tra quelli di domani il prossimo di Tyler the Creator.

Avete un e-commerce oppure vendete soltanto in selezionati negozi di dischi?
Le cassette escono in pre-order su www.dirttapes.com. Sono sempre tirature limitate, mediamente di 250/300/350 copie a titolo. Una parte della tiratura poi finisce nei negozi di dischi con distribuzione Audioglobe.

L’idea che avete avuto è stata precedente alla pandemia?
Sì, il primo bozzolo d’idea nasce nel 2005, ma ha preso una via decisa e seria solo nel 2018.

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