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Assandira, la recensione: natura e progresso, acqua e fuoco, un film di contrasti

Cinema

Giuseppe Pastore

In uscita nelle sale il 9 settembre, l'ultima opera del sardo Salvatore Mereu è un giallo-thriller sul conflitto aspro e acuto che da sempre si vive in Sardegna tra radici e modernità. Con un sorprendente Gavino Ledda, l'autore di "Padre Padrone" che a 81 anni si riscopre attore

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Un incendio doloso ha distrutto l'agriturismo Assandira, tirato su da una coppia - lui pastore sardo e figlio di un pastore, lei tedesca intraprendente - con il benestare non proprio entusiasta del vecchio Costantino Saru. Questi ha perso nelle fiamme il suo unico figlio Mario e viene interrogato dai Carabinieri come testimone informato dei fatti. Chi ha appiccato il fuoco?

Dall'omonimo romanzo (2004) di Giulio Angioni, riadattato da Salvatore Mereu con buona fedeltà (cambia la nazionalità della moglie di Mario, da danese a tedesca) e un insospettabile piglio da giallo-thriller che però non annulla la critica sociale e antropologica del testo originale, anzi la sottolinea con i movimenti nervosi della macchina da presa e gli sguardi scavati di padre e figlio Saru: lui è clamorosamente Gavino Ledda, pietra miliare della cultura sarda con Padre Padrone, prima libro e poi film dei Taviani che colpì, scandalizzò, commosse e vinse la Palma d'Oro 1977 su decisione del Presidente di Giuria Roberto Rossellini. In Assandira tiene banco e domina il film con vitalità e agilità insospettabili per un uomo di 81 anni, accompagnate da una voce fuori campo un po' ridondante; perfettamente a suo agio davanti alla cinepresa, soggioga il figlio e viene soggiogato dall'ambigua nuora, la tedesca Anna Koenig (vista anche in quattro episodi di Dark) che aggiunge al film una strana e torbida sensualità che mette a disagio a contrasto con l'ostentata semplicità bucolica dei due Saru: il viaggio a Berlino, grottesco e surreale, è un compendio di quel che abbiamo appena scritto.

 

Assandira esce al cinema mercoledì 9 settembre, in settimane in cui la cronaca ha reso molto attuale il tema del turismo (ir)responsabile in Sardegna. Pur restando mille miglia lontano dai briatorismi della Vita Smeralda, Assandira si pone la non banale questione dell'equilibrio tra natura e progresso, raffigurati in un conflitto aspro e acuto che riconduce per forza di cose agli elementi primari: la terra, l'acqua, naturalmente il fuoco. Mereu pare assumere una posizione leopardiana, pessimista, sottolineando l'incomunicabilità - esaltata dai continui cambi di lingua e registro, dal sardo all'inglese all'italiano - tra le radici e il denaro dei forestieri: le messinscene a fini turistici di Assandira non sono prive di una venatura grottesca, così come la richiesta del "professore" (l'uomo che incoraggia Mario a investire sull'agriturismo) di reperire un bandito locale per aggiungere colore al quadretto. Alla fine prevalgono i sentimenti ancestrali, l'istinto di conservazione, il pudore, la vergogna, in un film netto, duro, ma non per questo respingente. Un film di contrasti: l'acqua, il fuoco.

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