Susan Sarandon ad Alice nella Città: "A Gaza troppi morti, è importante farsi arrestare"
CinemaL'attrice americana ha presentato il film The Accompanist, nell'ambito della Festa del Cinema di Roma. Durante l'incontro con la stampa ha affrontato temi politici e sociali, dalla pena di morte negli Stati Uniti al conflitto in Medio Oriente. Sarandon ha chiesto ai giornalisti di continuare a mantenere alta l'attenzione sulla situazione a Gaza e in Libano, richiamando anche il proprio impegno nelle proteste degli ultimi mesi
Dalle manette dopo la protesta contro Benjamin Netanyahu a New York al red carpet inaugurale di Alice nella Città nell'ambito della Festa del Cinema di Roma, Susan Sarandon, che ha da poco compiuto 80 anni, ha presentato The Accompanist insieme al regista Zach Woods. Il film racconta una storia sul dolore e sul bisogno di essere visti fino in fondo. Durante l'incontro con la stampa, l'attrice ha affrontato anche i temi che da anni caratterizzano il suo impegno pubblico, dalla pena di morte negli Stati Uniti alla guerra in Medio Oriente.
Le critiche alla pena di morte negli Stati Uniti
Sarandon ha criticato la pena di morte e ha preso di mira Pete Hegseth, segretario alla Difesa dell'amministrazione Trump.
“Penso che questa idea di Hegseth suggerisce e probabilmente finirò nei guai per questo, che sia chiaramente strafatto. L'idea di un'esecuzione in TV è l'esempio perfetto di quanto sia profonda la mancanza di sensibilità, la mascolinità tossica e lo mostra quanto sia profonda l'infezione nel governo americano. L'unica cosa buona è che ha avviato di nuovo un dibattito sulla pena di morte e ha ancora una volta evidenziato la depravazione di questa amministrazione Trump”.
L'attrice ha aggiunto: “Il mondo, la maggior parte del mondo non ha nemmeno la pena di morte, figuriamoci... non credo che dai tempi dell'Isis ci sia stato un video che mostrava in diretta un'esecuzione. Il danno che farà anche a quegli uomini che stanno premendo il grilletto è enorme, potete immaginare come si vive con questo quando hai commesso un omicidio a sangue freddo di un uomo che non può difendersi? Non importa cosa abbia fatto quell'uomo, questo rovinerà anche le loro vite”.
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L'appello ai giornalisti su Gaza e Libano
Rivolgendosi ai giornalisti presenti in sala, Sarandon ha chiesto di mantenere alta l'attenzione sul conflitto a Gaza e in Libano.
“Mentre parliamo, migliaia di altre persone con un cessate il fuoco vengono ancora uccise. Oltre 2.000 sono state uccise in Libano. I bambini vengono ancora colpiti alla testa dai cecchini. Vengono sepolti vivi, vengono affamati, e la cosa non può permettere che questo venga normalizzato”.
L'attrice ha fatto riferimento anche al suo recente arresto durante una manifestazione a New York.
“Questo è uno dei motivi per cui è importante farsi arrestare, perché va avanti da così tanto tempo e neppure se ne parla. Piuttosto che parlare di ciò che è successo per mettermi a tacere, penso che sia importante, specialmente come giornalisti, cogliere ogni opportunità per mantenere le uccisioni a Gaza nelle notizie e fare tutto il possibile per un vero cessate il fuoco, che non abbiamo ancora mai avuto”.
“Ho usato la mia voce per chi non ne aveva”
Interrogata sulle conseguenze personali del suo attivismo, Sarandon ha ricordato le minacce ricevute durante la guerra in Iraq e le polemiche seguite ad alcune sue prese di posizione pubbliche.
“Ho usato me stessa per parlare di qualcosa di cui le persone non erano a conoscenza, perché parlavo di persone che non avevano voce per farlo”, ha dichiarato. “Per me, dire qualcosa anche puntando una piccola luce non è qualcosa di dannoso, lo sarebbe evitare di farlo. E penso che la gentilezza e l'autenticità siano le due cose più importanti per me”.
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Il ruolo del cinema in “The Accompanist”
Parlando del film, Sarandon ha spiegato il valore che il cinema può avere nei momenti di sofferenza e isolamento.
“Penso che sia una sorta di ferita al cuore il fatto che spesso, nei nostri momenti più sofferti, ci sentiamo isolati. Essere feriti è una delle esperienze umane più universali: soffrire, avere il cuore spezzato, sentirsi in colpa, sentirsi brutti, sentirsi una delusione... eppure, quando sei nel pieno di quella sofferenza, puoi sentirti così catastroficamente solo”.
“Uno dei doni del cinema è farti sapere in modo netto che non è così, non sei solo”.