Il Diavolo veste Prada 3? Il regista: "Mi piacerebbe molto"

Cinema

Vittoria Romagnuolo

20th Century Studios via Webphoto

David Frankel, che ha firmato sia il cult del 2006 che il suo sequel, apre alla possibilità di tornare sul set con un gruppo di attori con cui ha amato lavorare. Venti anni fa disse "Mai più", ma poi sappiamo come è andata a finire

Il Diavolo veste Prada 2 continua a volare alto al box office sia in Italia che nel resto del mondo e, a più di due settimane dall'uscita, è ancora uno dei titoli più visti in sala, numeri che lo candidano a diventare una delle pellicole più viste dell'intera stagione e che confermano l'intuizione dei realizzatori di puntare su un sequel di un film che ha segnato la storia del cinema più recente. 
Sappiamo che Andy e Miranda si sono riunite e hanno trovato un terreno comune su cui operare, ma se le loro avventure dovessero proseguire, dove le porterebbe la storia? 
Prima di tutto: può esserci ancora un seguito per Il Diavolo veste Prada? La domanda è stata posta a David Frakel, regista sia del primo che del secondo film
Lo statunitense ha discusso con Variety di un ipotetico capitolo tre, una possibilità che, ad oggi, non esclude e che - anzi - lo renderebbe molto felice. 

Il regista su un nuovo sequel: "Mi piacerebbe molto. Vediamo cosa succede"

Il Diavolo veste Prada 2 è stata una sfida creativa vinta, possono ben dirlo i realizzatori che, a distanza di venti anni dal primo grande successo cinematografico, sono riusciti a riunire sia il cast che i professionisti del primo film, con risultati notevoli.
Gli incassi del secondo film, oltre 300 milioni di dollari al botteghino globale solo nelle prime due settimane, sono un dato da non sottovalutare per l'industria, cifre che normalmente non richiederebbero ulteriori verifiche per iniziare a parlare di un nuovo capitolo. 
Per adesso Il Diavolo veste Prada 3 è solo un sogno e, vista la popolarità e l'affezione del pubblico per la storia e i suoi personaggi, si tratterebbe di un progetto da discutere con cautela. 
Cauto è anche il regista ma, a differenza di venti anni fa, quando escluse la possibilità di tornare a lavorare sul  mondo dell'editoria della moda, il suo atteggiamento è cambiato.
Se si presentasse l'occasione di rimettere insieme il gruppo straordinario di star dei primi due film, non ci penserebbe due volte. 
"Ci abbiamo messo 20 anni per farlo. E io dissi: Mai più, ed eccoci qui", ha detto a Variety. 
"Quindi, di certo non direi mai più: Mai più. Vediamo cosa succede. Se ci fosse l’opportunità di rivisitare i personaggi e di condividere qualche mese con questi meravigliosi attori, ovviamente, mi piacerebbe molto". 

Leggi anche

Il diavolo veste Prada 2, Miranda e la moda che cambia. La recensione

Il senso del tempo trascorso tra i due film 

Frankel ha ripercorso nella stessa chiacchierata alcuni dei momenti più preziosi di questa esperienza che ha impreziosito ulteriormente la sua carriera - oltre ai due film de Il Diavolo veste Prada ha diretto Io e Marley e ha vinto un Oscar per la regia del Miglior Corto nel 1997 con Dear Diary. 
Per lui è stato fondamentale dare un senso profondo al tempo trascorso tra il primo e il secondo film, evidente in alcune scene in particolare. 
Frankel ha detto che una delle sue scene preferite del sequel è quella delle scuse che Miranda (Streep) fa a Nigel (Tucci), un momento figlio del tempo che è passato e che ha spinto il grande capo di Runway al riconoscimento di uno dei suoi  più validi alleati. Con questa sequenza, spiega il regista, "cerchiamo di attirare sia un pubblico più anziano che giovane".
Per il regista la condizione fondamentale per un ipotetico sequel è la possibilità di dare valore ai suoi personaggi, studiando per loro un evoluzione plausibile. 
Con gli attori ha potuto sperimentare molto sul set, lasciando loro la possibilità di improvvisare: Quando hai la fortuna di avere una grande sceneggiatura, c’è tanta libertà". 

Leggi anche

Il Diavolo veste Prada 2, il cachet di Meryl Streep e del cast

Il cast e i realizzatori riuniti 20 anni dopo 

Il Diavolo veste Prada 2 apre a un possibile futuro per Runway e per i protagonisti della storia. Perfino Emily (Blunt) decide di ricominciare reinventadosi da Coach. 
Ci sono, dunque, i margini per un threequel, secondo il regista, anche perché le sue parole confermano il divertimento del cast nel lavorare assieme. 
Venti anni fa i protagonisti non avevano stretto rapporti umani profondi come quelli che hanno adesso.
Ora Streep, Hathaway, Blunt e Tucci si considerano una vera famiglia (gli ultimi due sono davvero parenti, Stanley Tucci ha sposato la sorella di Emily Blunt, Felicity). 
Il sequel della pellicola del 2006, inoltre, è frutto di una felice connessione tra i professionisti del primo film, tornati ad esplorare le possibilità di una nuova storia. Sul set, insieme a Frankel, sono tornati la sceneggiatrice Aline Brosh McKenna, la produttrice Wendy Finerman, la direttrice della fotografia Florian Ballhaus, la scenografa Jess Gonchor, la compositrice Theodore Shapiro.
Molly Rogers, la costumista del sequel, era stata assistente della leggendaria Patricia Field, che aveva lavorato al guardaroba del primo film, faceva parte del progetto fin dall'inizio. 

Approfondimento

Il Diavolo veste Prada 2 racconta i quarantenni meglio di tutti

Spettacolo: Per te