Giulio Regeni - Tutto il male del mondo, il film torna al cinema in più di 60 sale

Cinema

 Più di sessanta sale in tutta Italia riprogrammano il documentario su Giulio Regeni dopo la decisione del ministero della Cultura di escluderlo dai finanziamenti pubblici per il cinema. Un atto di risposta collettiva da parte degli esercenti, sostenuto da Circuito Cinema, che rilancia il film nelle principali città italiane a partire da oggi 8 aprile 

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, Il ritorno in sala

Giulio Regeni – Tutto il male del mondo, il documentario diretto da Simone Manetti e prodotto da Ganesh Produzioni e Fandango, torna nelle sale cinematografiche italiane. La decisione arriva in risposta diretta alla scelta del ministero della Cultura di escludere l'opera dai finanziamenti previsti per le produzioni cinematografiche nazionali. Più di sessanta cinema hanno deciso di riprogrammare il film, con le prime proiezioni già attive dall'8 aprile a Roma, Milano, Torino, Bologna e Firenze, grazie anche al sostegno di Circuito Cinema.

Il documentario era già uscito come evento speciale il 2, 3 e 4 febbraio 2025, dopo un'anteprima a Fiumicello, in provincia di Udine, in occasione dei dieci anni dalla morte del ricercatore italiano trovato senza vita nei pressi del Cairo il 3 febbraio 2016. Il ritorno in programmazione assume ora una valenza che va oltre la semplice distribuzione cinematografica: diventa una presa di posizione pubblica da parte di operatori culturali che scelgono di tenere aperto uno spazio di informazione e memoria su una vicenda ancora irrisolta.

Le voci dei produttori: sorpresa e determinazione

Domenico Procacci, fondatore di Fandango, ha commentato la scelta di tornare in sala sottolineando la natura trasversale della questione: i cinema, ha detto, sono luoghi democratici dove chiunque, indipendentemente dall'orientamento politico, può farsi un'opinione su quanto accaduto. Un richiamo alla dimensione civile del racconto che il film propone, al di là di ogni strumentalizzazione.

Mario Mazzarotto, produttore di Ganesh Produzioni insieme ad Agnese Ricchi, ha dichiarato di non voler entrare nel merito delle valutazioni della commissione ministeriale, pur non nascondendo sorpresa e amarezza. Ha ricordato che il film ha già ottenuto riconoscimenti significativi, tra cui il Nastro della Legalità, e che sarà presto trasmesso da Sky e Rai. Ha aggiunto che i risultati nelle sale sono stati notevoli: il documentario figura tra i più visti al cinema negli ultimi anni, con numerose proiezioni sold out. Il progetto è stato realizzato assumendosi un rischio produttivo diretto, senza certezze di sostegno pubblico, per l'importanza della storia raccontata.

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Un racconto costruito sulle testimonianze dei familiari

Il documentario, scritto da Emanuele Cava e Matteo Billi, è il primo a ricostruire in modo sistematico la vicenda di Giulio Regeni: chi era, cosa gli è stato fatto, e l'iter processuale seguito alla sua morte. A prendere la parola per la prima volta davanti alla telecamera sono i suoi genitori, Claudio Regeni e Paola Deffendi, che per anni hanno sfidato le resistenze della dittatura militare egiziana guidata da Abdel Fattah al-Sisi per ottenere verità e giustizia. Accanto a loro, la testimonianza esclusiva dell'avvocata Alessandra Ballerini, che li ha assistiti nella battaglia legale sfociata, nel 2023, nel processo contro quattro agenti della National Security egiziana, a otto anni dalla scomparsa di Giulio.

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Università, Parlamento europeo e il circuito della memoria

Il documentario non si ferma alle sale. Il 31 marzo 2026 è stata presentata al Senato l'iniziativa "Le Università per Giulio Regeni. A dieci anni dalla scomparsa, un'iniziativa per la libertà di ricerca", promossa dalla senatrice a vita Elena Cattaneo in collaborazione con la Fondazione Elena Cattaneo, Fandango e Ganesh Produzioni. Tra aprile e maggio il film verrà proiettato in 76 atenei italiani coinvolgendo circa quindicimila persone in due mesi di incontri e dibattiti sulla libertà di ricerca. Il 5 maggio il documentario sarà inoltre presentato al Parlamento Europeo a Bruxelles, portando la storia di Regeni su un palcoscenico istituzionale internazionale.

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