Fargo compie 30 anni, cosa sapere sul film dei fratelli Coen vincitore di due Oscar

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15 Fargo

L’8 marzo 1996 usciva nelle sale americane la pellicola ideata e realizzata dai fratelli Coen e vincitrice di due premi Oscar, uno per la migliore sceneggiatura originale e uno per la migliore attrice protagonista, Frances McDormand. Ecco 10 curiosità, tra l’ambientazione, i personaggi e l’eredità negli anni successivi

Usciva trent’anni fa nelle sale Fargo, film ideato e realizzato da Joel ed Ethan Coen, che ne hanno curato sceneggiatura, regia, produzione e montaggio. L’opera fu presentata in concorso al Festival di Cannes, dove ottenne il riconoscimento per la miglior regia, e in seguito conquistò due Premi Oscar: uno per la sceneggiatura originale e l’altro per la miglior attrice protagonista, Frances McDormand. Nel cast figurano inoltre William H. Macy, Steve Buscemi e Peter Stormare, che contribuiscono a dare vita ai memorabili personaggi del film, ricco di curiosità. 

L’ambientazione

Tra gli aspetti più curiosi legati a Fargo ce n’è uno che compare fin dai primi secondi: l’avviso iniziale sostiene che la vicenda sia tratta da eventi realmente accaduti, ma si tratta di una scelta volutamente ingannevole. Gli autori inserirono questa falsa premessa perché convinti che gli spettatori fossero più coinvolti da una storia presentata come vera. La finzione fu mantenuta persino durante la lavorazione: gli stessi attori scoprirono che i fatti narrati erano inventati soltanto dopo tre settimane dall’avvio delle riprese. Un’altra particolarità riguarda l’ambientazione. Il film è stato girato interamente in Minnesota, e per rendere credibile l’accento locale il cast si esercitò studiando il manuale linguistico How to Talk in Minnesota. Nonostante il titolo, però, la troupe non ha mai realizzato alcuna scena nella città di Fargo, che resta quindi solo un riferimento narrativo.

I personaggi

Anche dietro la realizzazione di Fargo si nascondono diversi dettagli singolari legati agli interpreti e alle scelte narrative. Frances McDormand ha raccontato che la particolare andatura della sua Marge non fu una scelta recitativa: era semplicemente costretta a muoversi così a causa del cuscino utilizzato per simulare la gravidanza, che le impediva qualunque passo più naturale. Un altro elemento quasi “matematico” riguarda la sceneggiatura: a un certo punto il personaggio interpretato da Steve Buscemi afferma che tutto si risolverà entro trenta minuti, e la storia si conclude davvero mezz’ora dopo quella battuta, in una sorta di ironico conto alla rovescia voluto dagli autori. Per costruire il rapporto tra i coniugi protagonisti, i registi chiesero a McDormand e a John Carroll Lynch di inventare autonomamente il passato della coppia, senza ricevere indicazioni. Gli attori immaginarono così che i due si fossero conosciuti anni prima in polizia e che, per mantenere un equilibrio familiare, il marito avesse poi lasciato il servizio scegliendo la vita domestica, ritenendo la moglie più portata per la carriera in divisa. Infine, il taciturno criminale interpretato da Peter Stormare resta memorabile anche per la sua estrema essenzialità: in tutto il film pronuncia appena 18 battute.

Nella cultura di massa

Un effetto inatteso della popolarità del film riguardò proprio Peter Stormare, che per molto tempo venne riconosciuto dal pubblico semplicemente come “il biondo di Fargo”. L’etichetta gli rimase talmente addosso da spingerlo a scherzarci sopra, battezzando la propria band, di cui era frontman, con il nome Blond From Fargo. Il riconoscimento istituzionale arrivò già nel 2006, quando il film fu selezionato per la conservazione nel National Film Registry della Library of Congress, archivio che tutela le opere considerate di particolare rilievo culturale, storico o estetico per gli Stati Uniti. L’eredità della pellicola è poi proseguita anche successivamente: nel 2014 è andata in onda la serie antologica Fargo, sviluppata con il coinvolgimento creativo di Joel Coen e Ethan Coen, che nel corso delle successive cinque stagioni ha rielaborato atmosfere e temi dell’opera originale attraverso nuove storie e personaggi. La sua fama generò persino una vicenda reale dai contorni tragici, raccontata nel film Kumiko, the Treasure Hunter (2014), co-scritto e diretto da David Zellner: la pellicola narra la storia di una giovane giapponese che, convinta che la trama di Fargo fosse vera, si reca negli Stati Uniti alla ricerca della valigetta di denaro nascosta nel racconto cinematografico, incontrando una serie di avversità e concludendosi con un finale a metà tra il tragico e l'onirico.

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