Berlinale 2026, polemiche su Gaza: pressing di Merz e possibile addio di Tricia Tuttle

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Dopo le tensioni seguite alle dichiarazioni di un regista palestinese sul palco della Berlinale, il governo tedesco valuta un nuovo assetto per il festival. Secondo indiscrezioni, il cancelliere Friedrich Merz avrebbe esercitato pressioni per un cambio alla direzione artistica. La direttrice Tricia Tuttle sarebbe disponibile a un “nuovo inizio”.

Berlinale 2026, tra cinema e tensioni politiche

L’edizione 2026 della Berlinale si è chiusa in un clima segnato più dalle polemiche che dai premi. La serata finale, tradizionalmente dedicata alla consegna degli Orsi, è stata attraversata da forti tensioni legate al conflitto in Medio Oriente, con ripercussioni che potrebbero incidere direttamente sulla governance del festival.

Secondo quanto riportato dal quotidiano tedesco Bild, il ministro della Cultura della Grande coalizione sarebbe pronto a sollevare dall’incarico la direttrice artistica Tricia Tuttle, arrivata al suo secondo anno alla guida della rassegna. Una decisione che, stando alle indiscrezioni, potrebbe essere formalizzata a breve, anche alla luce di un intervento del cancelliere Friedrich Merz, che avrebbe esercitato pressioni per un cambio di rotta.

Il governo non ha confermato ufficialmente queste ricostruzioni. Un portavoce del ministro Wolfram Weimer ha tuttavia annunciato una seduta straordinaria del KBB, l’ente federale responsabile degli eventi culturali a Berlino, convocata per discutere “l’assetto futuro del festival”.

Le dichiarazioni dal palco

A innescare la controversia sono state le parole dell’attivista e regista palestinese Abdallah Alkhatib, premiato per il suo film d’esordio Cronache da un assedio. Durante il discorso di ringraziamento, Alkhatib ha accusato la Germania di “complicità di genocidio” insieme a Israele, aggiungendo che “una Palestina libera” sarebbe l’obiettivo “da ora fino alla fine del mondo”.

Le dichiarazioni hanno suscitato reazioni immediate. Il ministro dell’Ambiente, il socialdemocratico Carsten Schneider, ha lasciato la sala in segno di dissenso, come precisato successivamente da un portavoce dell’esecutivo. Dura anche la presa di posizione di Alexander Hoffmann, esponente del partito del cancelliere, che ha definito “inaccettabili” le “scene di antisemitismo” sul palco del festival.

La questione ha coinvolto indirettamente anche la direttrice Tuttle, che nei giorni precedenti aveva posato con lo staff del film di Alkhatib, in un contesto in cui erano presenti simboli e bandiere palestinesi.

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Il ruolo del festival e il dibattito culturale

Il conflitto israelo-palestinese ha attraversato l’intera edizione della Berlinale, spesso oscurando il dibattito strettamente cinematografico. Il giornalista Tilo Jung ha chiesto al presidente di giuria, il regista Wim Wenders, perché il festival avesse espresso solidarietà in passato a Ucraina e Iran ma non alla popolazione di Gaza. Wenders ha risposto che la rassegna dovrebbe “tenersi fuori dalla politica”, posizione che ha comunque alimentato ulteriori critiche.

Tra queste, la rinuncia della scrittrice indiana Arundhati Roy, che ha dichiarato di essere rimasta “scioccata” dal comportamento della giuria. Inoltre, una lettera firmata da circa 80 professionisti del cinema, tra cui Tilda Swinton e Javier Bardem, ha accusato il festival di censurare artisti critici verso le azioni israeliane a Gaza.

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Verso un “nuovo inizio”?

In questo contesto, l’ipotesi di un cambio alla direzione artistica si inserisce in un quadro più ampio di riflessione sul ruolo delle istituzioni culturali in Germania. Secondo quanto riportato dalla stampa tedesca, la stessa Tricia Tuttle sarebbe favorevole alla necessità di un “nuovo inizio” per la Berlinale, formula che potrebbe tradursi in una revisione della linea organizzativa e comunicativa del festival.

Al momento non esistono conferme ufficiali sull’eventuale avvicendamento. La riunione straordinaria del KBB rappresenterà un passaggio decisivo per chiarire il futuro della manifestazione, chiamata a bilanciare libertà artistica, sensibilità politiche e responsabilità istituzionali.

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