Rental Family, trama e cast del film con Brendan Fraser dal 19 febbraio al cinema

Cinema
©IPA/Fotogramma

Introduzione

Ambientato nella Tokyo contemporanea, Rental Family racconta una storia intensa di solitudine, identità e connessione umana. Diretto da Hikari ed interpretato dal premio Oscar Brendan Fraser, il film esplora il confine sottile tra finzione e realtà.
Al centro, un attore americano in crisi che trova lavoro in un’agenzia giapponese di “famiglie a noleggio”. Un racconto delicato che riflette sul bisogno umano di appartenenza ed empatia e che sarà presentato alla Festa del Cinema di Roma nella sezione Grand Public

Quello che devi sapere

Una storia di solitudine e connessione

Ambientato nella Tokyo contemporanea, Rental Family segue la storia di un attore americano in cerca di senso. Phillip, interpretato da Brendan Fraser, vive un momento di profonda crisi personale e professionale. Trasferitosi in Giappone anni prima per lavoro, vede la sua carriera progressivamente svanire. Un incarico insolito lo conduce in un’agenzia giapponese di “famiglie a noleggio”. Qui gli attori vengono assunti per impersonare parenti, amici o partner. Phillip accetta il lavoro quasi per necessità, senza immaginare le implicazioni emotive. Entrando nelle vite dei clienti, scopre solitudini nascoste e desideri inespressi. Le relazioni nate per contratto diventano autentiche

 

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La regia di Hikari e la visione artistica

 

Hikari dirige, co-scrive e produce il film con uno sguardo intimo e poetico. Già nota per opere come 37 Seconds e per il lavoro televisivo in Beef e Tokyo Vice, porta una sensibilità interculturale. La regista crede che il cinema possa rendere il mondo migliore. Il racconto evita stereotipi occidentali sul Giappone. La narrazione bilancia prospettiva orientale e occidentale. Hikari inserisce elementi autobiografici nella storia: il suo approccio visivo è curato nei minimi dettagli.

 

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Brendan Fraser: dal palcoscenico degli Oscar a Tokyo

 

Dopo il successo di The Whale, che gli è valso l’Oscar, Fraser affronta un ruolo complesso. Phillip è un uomo fragile, ma profondamente sensibile. Per prepararsi, l’attore ha studiato la lingua giapponese intensamente. Ha lavorato con tutor e dialog coach per comprendere ogni sfumatura. Ha trascorso settimane a Tokyo prima delle riprese. Si è immerso nella cultura locale con curiosità e rispetto. Ha cercato conversazioni spontanee nei ristoranti e nei quartieri. La sua dedizione ha impressionato l’intero cast. Fraser offre una performance vulnerabile e sincera. 

L'industria delle "famiglie a noleggio" in Giappone

Il film nasce da una realtà concreta presente in Giappone dagli anni ’80. Esistono centinaia di aziende che offrono compagnia a pagamento. In grandi città come Tokyo, la solitudine può essere profonda. Molti clienti cercano supporto emotivo temporaneo. Gli attori interpretano ruoli familiari con totale coinvolgimento.
Sebbene il servizio sia a pagamento, l’emozione è reale. La pratica riflette una società moderna frammentata. Il tema della salute mentale è centrale nel contesto giapponese e la terapia non è sempre facilmente accessibile.

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Shinji Tada e la prospettiva orientale

Takehiro Hira interpreta Shinji Tada, proprietario dell’agenzia. Il personaggio aggiunge profondità morale alla storia. Tada non è un semplice imprenditore, ma un uomo sensibile. Crede nel valore umano del servizio offerto. Hira ha studiato aziende reali prima delle riprese. Un episodio lo ha colpito: un’anziana che affittava compagnia per dormire serena. Il ruolo riflette conflitti etici e responsabilità emotiva. Tada diventa una guida per Phillip.

Mia: l'infanzia tra realtà e finzione

La giovane Mia è interpretata da Shannon Mahina Gorman. È una bambina cresciuta da madre single. Per entrare in una scuola prestigiosa, ha bisogno di un padre e Phillip viene assunto per impersonare questa figura. Il legame tra i due si fa rapidamente autentico e Mia sviluppa un attaccamento reale. La situazione pone un dilemma morale profondo. La storia si ispira all’infanzia della regista, tra dramma e tenerezza, emerge il tema della protezione genitoriale.

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Kikuo e il peso della memoria

Akira Emoto interpreta Kikuo, attore anziano che perde memoria. Sua figlia assume Phillip come falso giornalista. L’obiettivo è offrirgli compagnia e stimolo intellettuale. Nasce un’amicizia delicata e sincera. Kikuo desidera un ultimo viaggio nella sua città natale e la malattia diventa occasione di umanità condivisa.
Phillip si trova davanti a un nuovo conflitto etico. La storia esplora memoria, identità e dignità.

Un set tra caos e armonia

Girare a Tokyo ha comportato sfide logistiche notevoli. La città conta oltre 14 milioni di abitanti. Spostare troupe numerose richiedeva ore di viaggio. Le location potevano essere cancellate all’ultimo momento. La produzione ha cercato di catturare l’energia urbana. Al tempo stesso ha valorizzato spazi di quiete zen.
La città diventa personaggio attivo e tradizione e modernità convivono visivamente.
Il contrasto riflette il percorso interiore del protagonista, Phillip.

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Fotografia e musica

La fotografia è firmata da Takurô Ishizaka. La palette cromatica evolve con la storia: all’inizio dominano toni freddi e blu. Rappresentano isolamento e malinconia. Con l’ingresso di Mia compaiono colori vivaci e la casa di Phillip si riempie di luce. La scenografia riflette trasformazioni emotive, ogni inquadratura è pensata come un quadro. La colonna sonora è composta da Jónsi e Alex Somers. Entrambi noti per sonorità eteree con archi, pianoforte e tessiture elettroniche. Il suono crea atmosfere sospese e intime. Hikari ha lasciato loro piena libertà creativa: la musica non invade, ma sostiene il racconto.

 

Collaborazioni internazionali

Il film è prodotto da Searchlight Pictures. Collaborano Sight Unseen Pictures e Knockonwood. Produttori come Eddie Vaisman e Julia Lebedev guidano il progetto. La coproduzione unisce sensibilità americane e giapponesi. La lavorazione è stata complessa ma armoniosa: l'obiettivo era mantenere autenticità culturale, anche attraverso la lingua che è mista tra inglese e giapponese. Il film nasce da una vera sinergia globale e dimostra il potere del cinema internazionale.

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La famiglia come scelta

Phillip si confronta con dilemmi etici continui: È giusto creare legami destinati a finire? Quanto può essere autentico un rapporto pagato? Il film non offre risposte semplici ed invita lo spettatore a riflettere. Phillip evolve da osservatore a partecipante, scopre il valore dell’impegno sincero. La morale resta aperta e profondamente umana. Il film ridefinisce il concetto di famiglia: non solo legame di sangue, ma scelta reciproca. Phillip diventa figura paterna per Mia. Diventa figlio simbolico per Kikuo. Diventa amico per clienti sconosciuti. La famiglia è inclusione, è un investimento emotivo volontario.

Un invito per chi amiamo

HIKARI spera che il pubblico si riconosca nei personaggi.
La storia è ambientata in Giappone ma parla al mondo.
Solitudine e desiderio di vicinanza sono universali.
Il film invita a guardare l’altro con empatia.
Le differenze culturali diventano ponti.
La comunicazione supera la lingua.
L’esperienza interculturale arricchisce tutti.
Il cinema crea spazio di dialogo.
Le barriere si dissolvono.
Resta l’umanità condivisa. Al termine del film resta una domanda semplice.
Chi chiameremmo oggi se sentissimo il bisogno di vicinanza?
La storia spinge a riflettere sulle relazioni trascurate.
Invita a non rimandare i gesti d’affetto.
Un messaggio sottile ma potente.
Phillip ritrova scopo attraverso gli altri.
Gli spettatori possono fare lo stesso.
Il film celebra la gentilezza quotidiana.
Racconta la bellezza silenziosa della connessione umana.
E ricorda che nessuno dovrebbe sentirsi davvero solo.

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