I Peccatori, recensione: l’horror blues di Ryan Coogler conquista 16 nomination agli Oscar
CinemaCon I Peccatori, Ryan Coogler, già autore di Black Panther e Creed - Nato per combattere, firma una sorprendente, opera che centrifuga i generi e conquista 16 nomination agli Oscar, tra cui Miglior Film, Regia e Attore Protagonista. Tra vampiri, chitarre, un fiammeggiante racconto ambientato nel Delta del Mississippi degli anni Trenta. Al centro, Michael B. Jordan in un doppio ruolo magnetico, affiancato da un cast ispiratissimo con Hailee Steinfeld, Miles Caton, Jack O'Connell, Wunmi Mosaku e Delroy Lindo.
Mai scommettere la testa con il diavolo. Si rischia di fare la fine di Toby Dammit, lo scavezzacollo nato dalla penna di Edgar Allan Poe e immortalato sul grande schermo da Federico Fellini. Tuttavia, la regola non vale se sei un protagonista di I Peccatori. Vale sempre la pena giocarsi la ghirba, se hai il blues nel sangue. In fondo si tratta pur sempre della musica del diavolo. Senza contare che il nuovo film di Ryan Coogler, rappresenta un grandissimo azzardo. "Memento audere semper," diceva Gabriele D’Annunzio, E il regista di Black Panther e Creed- Nato per vincere ha osato e vinto. Il lungometraggio, su Sky, in streaming su NOW e disponibile on demand anche in 4K da lunedì 26 gennaio, è una festa per gli occhi e per le orecchie. Un’opera horror che parla di libertà e segregazione, di bene e di male, di sogni e di incubi, di amore e di morte, senza salire in cattedra, ma con la forza delle immagini di un cinema d’autore che non rinuncia allo spettacolo. Perché il vero peccato mortale è non provare a sparigliare le carte, non tentare di sorprendere ed emozionare lo spettatore scegliendo percorsi nuovi e perigliosi, Per citare le parole di Van Gogh: “ La normalità è una strada lastricata: è comoda per camminare, ma non vi cresce nessun fiore”.
I Peccatori, gemelli diversi alla conquista del Mississippi
Anno di grazia 1932, siamo a Clarkdale, capoluogo della contea di Coahoma, nello Stato del Mississippi. I gemelli Smoke e Stack sono tornati nel luogo natio. Reduci della Prima guerra mondiale, hanno riempito le tasche dei loro abiti sartoriali con un tirocinio alle dipendenze di Al Capone e compagnia cantante. Però, “Chicago non è altro che il Mississippi con gli edifici alti". Scritta la parola fine al loro personale romanzo criminale, il dinamico duo ha scelto di aprire un juke joint, ovvero quei club gestiti da afroamericani nel sud degli Stati Uniti d'America, dove si suona musica, si balla, si beve e si gioca d'azzardo. E la ciliegina al maraschino nel cocktail old fashioned di questa avventura è rappresentata da Sammie alias Preacher Boy (l’esordiente Miles Caton), cugino dei malavitosi gemelli, con un talento soprannaturale per la chitarra, peraltro appartenuta, secondo la leggenda, al mitico Charley Patton. Insomma, acquistata una schidionata di pesce gatto e fiumi di alcol, tutto è pronto per il party di inaugurazione. Se non che, ma, il demonio, o chi per lui, ci mette la coda. D’altronde siamo pur sempre in un film dal côté horror. E alla porta del locale si palesano ospiti poco graditi. Inutile appellarsi alla selezione all’ingresso. Se continui a ballare con il diavolo… un giorno ti seguirà fino a casa".
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La musica fa miracoli
Sterminati e candidi campi di cotone, bianchi quanto i cappucci del Ku Klux Klan,. Se sei un nero nel delta del Mississippi, negli anni Trenta, la libertà non è partecipazione. Casanova, la vampira di The Addiction di Abel Ferrara, chioserebbe così. “Non siamo cattivi a causa del male che facciamo, ma facciamo del male perché siamo cattivi”. Ma in I Peccatori, la musica può fare miracoli. Basta guardare la sequenza in cui una danza attraversa gli oceani del tempo e nel junk point si manifestano sciamani africani, ballerini di break dance, dj hip hop e componenti del collettivo dei Parliament-Funkadelic. Persino, l’avvento dei villain è annunciato da una giga irlandese e dai violini della canzone The Rocky Road to Dublin. L’America è nata nelle strade, il vampirismo pure. E un morso vale l’eternità, in un mondo dove la sola, presunta colpa risiede nel colore della pelle.
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Michael B. Jordan si fa in due
La fotografia ammaliante di Autumn Durald Arkaw, la colonna sonora del maestro Ludwig Göransson, i costumi di Ruth E. Carter, le scenografie di Hannah Beachler, potenziate dal formato ImaX 65 millimetri con cui è stato girato I Peccatori sublimano le performance attoriali di un cast in stato di grazia. A partire dal protagonista principale, Michael B. Jordan. La star raddoppia senza lasciare nulla al caso. Sia nei panni dell’acchittato e sorridente Stack, sia in quelli del crepuscolare e riottoso Smoke, l’attore incide e lascia il segno, mentre gli effetti speciali fanno il resto. Hailee Steinfeld è una sorta di Bessie Smith, metà bianca, dal cuore infranto, mentre Wunmi Mosaku è una credibilissima e imponente sacerdotessa “hoodoo”. Come risultata assolutamente plausibile che il personaggio interpretato dal veterano Delroy Lindo sia in grado di ingollarsi 500 bottiglie di birra irlandese in una serata. Last but not least, Jack O'Connell è un vampiro sui generis che terrorizza e ammalia al tempo stesso.
I Peccatori, una ballata a tempo di blues e all’ombra del diavolo
Tra un omaggio ai Griot, i poeti e cantori della tradizione dell’Africa occidentale, un tributo agli Orisha, il rimando al cult-movie Dal tramonto all’alba di Robert Rodriguez e la reminiscenza del leggendario chitarrista e cantautore Robert Leroy Johnson (mai citato esplicitamente, tuttavia nume tutelare del film) I Peccatori è una travolgente ballata al ritmo del blues e all’ombra del diavolo. Una pellicola che ti ubriaca quanto una bottiglia whiskey di mais bevuta al chiaro di luna. Con il vantaggio di non avere alcun hangover la mattina successiva, ma solo un’abbacinante Epifania di immagini, parole, suoni su cui riflettere, senza dimenticare la gustosissima scena post credit. Cosa si può chiedere più a un film al giorno d’oggi?
I Peccatori: 16 nomination agli Oscar
Michael B. Jordan danza con il diavolo a ritmo di blues.
Il conto finale è di quelli che fanno rumore: 16 nomination agli Academy Awards per I Peccatori, consacrazione definitiva per l’opera più audace e rischiosa di Ryan Coogler. Un risultato che certifica non solo il valore spettacolare del film, ma anche la sua forza politica, musicale e visionaria, capace di attraversare generi, immaginari e ferite ancora aperte dell’America.
Tutte le nomination
Miglior Film
Migliore Regia – Ryan Coogler
Miglior Attore Protagonista – Michael B. Jordan
Migliore Fotografia
Migliori Effetti Visivi
Miglior Sonoro
Miglior Montaggio
Migliore Scenografia
Migliore Canzone Originale
Miglior Costumi
Miglior Casting
Migliore Attore Non Protagonista – Delroy Lindo
Migliore Sceneggiatura Originale – Ryan Coogler
Migliore Colonna Sonora
Miglior Trucco e Acconciature
Migliore Attrice Non Protagonista – Wunmi Mosaku
Sedici candidature che raccontano un film totale, in cui ogni reparto creativo lavora all’unisono come una jam session notturna nel Delta del Mississippi.