La pellicola con protagonista un giovanissimo Jamie Bell - su Italia 1 martedì 15 luglio - racconta la storia di un bambino che sogna di fare il ballerino, sfidando i pregiudizi della società britannica
C'è chi lo considera uno dei più bei film di formazione di sempre e chi, semplicemente, non riesce a trattenere le lacrime davanti al finale.
Billy Elliot, diretto da Stephen Daldry e scritto da Lee Hall, in onda su Italia 1 martedì 15 luglio, racconta la storia di un undicenne di una cittadina mineraria del nord dell'Inghilterra che, durante il grande sciopero dei minatori del 1984-85, scopre la propria vocazione per la danza classica, scontrandosi con i pregiudizi di un padre e di un fratello impegnati nella dura lotta sindacale.
Piccolo film dal budget contenuto, che divenne un fenomeno globale, e incassò cifre decine di volte superiori ai costi di produzione, nasconde storie e aneddoti che meritano di essere raccontati.
Jamie Bell venne scelto tra duemila ragazzini
Per trovare il protagonista, la produzione passò al setaccio circa duemila giovanissimi candidati. La scelta cadde su Jamie Bell, allora tredicenne, la cui storia personale ricalcava in modo sorprendente quella del personaggio: originario del nord-est dell'Inghilterra, ballerino fin da bambino, aveva davvero subito le prese in giro dei coetanei per la sua passione, considerata "da femmine". Quell'autenticità gli valse il BAFTA come miglior attore protagonista, strappato a colleghi del calibro di Russell Crowe e Tom Hanks. Curiosità nella curiosità: il ballerino che interpreta Billy adulto nella scena finale, sul palco del Lago dei cigni in versione Matthew Bourne, è Adam Cooper, star proprio di quella celebre produzione teatrale.
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Dal titolo scartato al musical con Elton John
Non tutti sanno che il film avrebbe dovuto chiamarsi diversamente: il titolo di lavorazione era Dancer, cambiato prima dell'uscita per evitare confusioni con Dancer in the Dark di Lars von Trier, presentato nello stesso anno.
La pellicola debuttò alla Quinzaine des Réalisateurs di Cannes nel 2000, ricevendo un'accoglienza trionfale, e arrivò a conquistare tre nomination agli Oscar: miglior regia per Daldry, miglior sceneggiatura originale per Hall e miglior attrice non protagonista per Julie Walters, indimenticabile insegnante di danza Mrs. Wilkinson.
A fare da colonna sonora emotiva, i brani glam rock dei T. Rex di Marc Bolan, scelta che contribuì all'identità pop del film.
Tra gli spettatori rimasti folgorati ci fu anche Elton John, che si commosse alla proiezione di Cannes e volle trasformare la storia in un musical: Billy Elliot the Musical debuttò nel West End londinese nel 2005, con le musiche del cantautore e il libretto dello stesso Lee Hall, diventando uno degli spettacoli più premiati e longevi della scena teatrale internazionale. Quanto a Daldry, l'esordio folgorante inaugurò una carriera d'oro: i suoi tre film successivi gli valsero altrettante candidature all'Oscar.