La lunga corsa, il poetico film italiano in concorso al Torino Film Festival 2022

Cinema

Manuel Santangelo

Foto fornita dall'ufficio stampa del film
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Può un carcere essere il posto in cui ci si sente sicuri e a casa? Capita a Giacinto, il protagonista del nuovo film di Andrea Magnani. La grande corsa è un film molto personale, dedicato agli outsider come il personaggio principale di questa delicata pellicola

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Giacinto si sente fuori posto. Giacinto è solo e sente di non avere uno scopo nel mondo né un particolare talento che non sia sopravvivere. Lo dice anche al personaggio di Rocky che gli risponde che non è vero, lui una cosa la sa fare: correre. Giacinto userà questa abilità per scappare in un luogo capace di farlo sentire per la prima volta davvero libero, senza le imposizioni della società o le sbarre di un carcere a frapporsi tra lui e tutto ciò che lo aspetta fuori?

Forrest Gump cresciuto dietro le sbarre

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Il protagonista de La grande corsa è un Forrest Gump di provincia, ingenuo come chi è cresciuto in un universo con regole a parte come la galera. Giacinto non è finito lì per qualche misfatto: la sua unica “colpa” e di essere nato da genitori sbagliati, figlio di chi sta pagando i propri errori in un posto dove nessun bambino o giovane adulto potrebbe mai spiccare il volo. Il surrogato di una figura paterna il protagonista la trova in Jack, il capo dei secondini, ma sa anche lui che quella non potrà essere per sempre la sua normalità. Va tuttavia cercato il coraggio di trovarne un’altra di quotidianità, Bisogna trovare la forza di fare quel passo che metaforicamente significa prendersi le responsabilità dell’età adulta. Giacinto non sa se ha gli strumenti per fare quel maledetto balzo in avanti senza restare inghiottito nelle sabbie mobili e per questo intraprenderà una grande corsa, in primis per cercare di raggiungere ciò che vuole diventare. Il protagonista dell’ultimo film di Andrea Magnani sembra quasi un cugino dell’Isidoro al centro del lungometraggio d’esordio del regista: Easy - Un viaggio facile facile. Esattamente come Isidoro non sembrava essere in grado di stare dentro un go-kart e soprattutto dentro una realtà che lo faceva stare scomodo, così Giacinto appare un pesce fuor d’acqua. Entrambi per sfuggire al loro ruolo designato di outsider devono uscire dalla confort zone, scappare in un posto che può essere l’Ucraina di Easy o il mondo oltre il penitenziario de La grande corsa. Due storie simili ma a loro modo molto personali, figlie della visione del mondo di uno sceneggiatore e regista deciso a raccontarsi pure lui per vie traverse.

Baci dalla provincia

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Andrea Magnani è nato a Rimini e oggi vive tra Roma e Trieste. La sua giovinezza non è però legata tanto a un luogo preciso quanto più a un concetto, la provincia: un’entità da cui è difficile scappare. La storia del suo ultimo film la sente un po’ sua, anche se le sbarre che vedeva davanti la finestra erano per lui solo metaforiche. Magnani ha scritto un primo trattamento di questa vicenda ormai vent’anni fa, quando il ragazzo che voleva iniziare una lunga corsa che lo portasse lontano da casa era lui: “L’ispirazione per la storia di Giacinto mi è venuta pensando alla mia infanzia e al luogo in cui sono cresciuto, una città che sentivo molto piccola e sempre immobile.

Le persone nascevano, vivevano la loro vita e morivano nello stesso posto: mai, o di

rado, si avventuravano al di fuori di quel mondo. Sembravano accontentarsi della

sicurezza del loro habitat, mentre per me passavano l’esistenza in una gabbia”. Ripresa questa storia a distanza di tempo, con maggiore maturità e meno rabbia, il cineasta è riuscito finalmente a trovare la giusta chiave per raccontare la sua “grande corsa”. Si è costruito un alter ego, rappresentato dall’innocente Giacinto che ha il volto di Adriano Tardiolo (Lazzaro Felice), e lo ha trasformato nell’archetipo di chi sta nel mezzo tra la voglia di andare e la paura di spiccare il volo. Oltre a Tardiolo del cast fanno parte anche Giovanni Calcagno nel ruolo di Jack, Barbara Bobulova in quello della Direttrice Malin e Nina Naboka (che interpreta Rocky). Il film è passato In concorso alla 40.a edizione del Torino Film Festival e sarà presto nei cinema, dove dovrebbe approdare nella primavera del 2023. La lunga corsa di questa opera, iniziata ormai qualche decennio fa, si avvia finalmente a tagliare il meritato traguardo. Meglio tardi che mai.

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