Steven Spielberg: "Vi racconto il mio West Side Story". INTERVISTA

Cinema

Denise Negri

"È stato probabilmente il film più difficile che abbia mai fatto" dice il regista presentando la sua personale versione del musical, che arriva al cinema il 23 dicembe. Un grande classico di Broadway al quale il regista premio Oscar dice di essersi avvicinato con reverenza e rispetto

Mr. Steven Spielberg non ha molti dubbi a riguardo quando con convinzione dice che West Side Story è una storia senza tempo e che anzi risulta oggi più attuale che mai.

Il musical originale di Broadway, scritto da Arthur Laurent con le musiche (iconiche) di Leonard Bernstein racconta le lotte nella New York degli anni ‘50 tra gli Sharks, immigrati portoricani, e i Jets, una gang di ragazzi bianchi.

Punto di partenza per arrivare a raccontare, tra musica e ballo, come l’amore sia l’unica soluzione vincente e una riflessione sul fatto che a distanza di 70 anni ancora dobbiamo fare i conti con la paura del diverso.

E così, visto che c’è una prima volta per tutti (persino per il regista tre volte premio Oscar), ecco che Spielberg si confronta con un genere a lui fino ad ora sconosciuto portando in sala dal 23 dicembre una pellicola che si avvale anche della sceneggiatura di Tony Kusnher.

Se il punto di partenza è il grande classico conosciuto in tutto il mondo, alla fine ci si arriva grazie alla visione geniale del regista che racconta di come il film sia stato probabilmente il più difficile della sua carriera.

Prima volta in assoluto sullo schermo per Rachel Zegler, che interpreta Maria e che ai tempi del primo provino fatto online aveva 16 anni.

Scelta tra oltre 30mila candidate è in lei che Spielberg ha visto il perfetto mix tra dolcezza e grinta, consapevolezza e modernità tipico della protagonista che si innamora di Tony (Ansel Elgort) sfidando l’ira del fratello Bernardo (David Alavarez). Nel cast anche Ariana DeBose, la fidanzata di Bernardo, in un ruolo vulcanico e forse tra i più riusciti del film (sicuramente protagonista di una delle scene musicali più belle).

Mike Faist invece è Riff il migliore amico di Tony mentre Rita Moreno è Valentina ed è l’unica attrice, al fianco di questi giovanissimi esordienti, che ebbe un ruolo e un oscar nella versione cinematografica del film nel 1961. Allora Anita era lei.

La sensibilità di raccontare figure femminili più sfaccettate, le iconiche canzoni e l'amore come unica risposta all'odio e alla diffidenza sono le chiavi di questa pellicola raccontata così dai suoi protagonisti.

 

LE PAROLE DI STEVEN SPIELBERG

 

Mi sono sentito creativamente più libero facendo questo musical rispetto a tutti gli altri miei film precedenti in cui la strada sembrava già segnata, dice il regista. Ad esempio nella fantascienza sei libero di far entrare qualsiasi cosa perché non ci sono basi storiche necessarie e ovviamente nei film d'azione puoi mettere le telecamere ovunque per creare eccitazione e tensione o suspense.

Invece in un musical devi esprimere la tua identità attraverso il ballo e le canzoni e questa cosa non l'avevo realizzata finché non ne ho girato uno. Certo da spettatore li puoi vedere e apprezzare al cinema o in tv ma non avevo davvero capito quanto variegata fosse la gamma di creatività e quanti strumenti gli attori avessero a disposizione per esprimere sé stessi in un modo molto più profondo, conclude”.

LE PROTAGONISTE FEMMINILI

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Rachel Zegler, punta di diamante del film e scoperta ancora giovanissima dallo stesso Spielberg, racconta così quanto ha imparato sul set lavorando al fianco del visionario regista.

“Steven è un artista che ha costantemente aggiunto alla sua carriera nuovi rischi e ha creato cose che erano fuori dalla portata di una persona "normale" e lui non è una persona "normale" nonostante abbia un cuore e un'anima come tutti gli esseri umani! Però tutto ciò che la sua mente crea è incredibilmente bello e pieno di immaginazione.”

Dello stesso parere Ariana DeBose, che per descrivere Anita sottolinea come la versione di questa giovane donna portoricana degli anni ’50 sia stata modernizzata per far comprendere a ogni donna quanto sia importante accettarsi e soprattutto piacersi. “Non so se c’è una cosa in particolare che mi piace di Anita - dice -. Il musical originale prima e la versione cinematografica adesso l’hanno sempre dipinta come una donna meravigliosamente dinamica, un vulcano di energia. Anita è più cose allo stesso tempo così come tutte le donne del mondo lo sono. Credo che sia per questo che l’universo femminile ci si identifichi da sempre. È forte e vulnerabile, è sensuale e sicura di se stessa. Credo sia molto importante che le donne si possano sentire libere di essere non solo ciò che vogliono ma anche mostrare allo stesso tempo tutte le sfumature o magari le contraddizioni di cui sono capaci", conclude.

 

NOTE DI REGIA DI WEST SIDE STORY DI SPIELBERG

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Diretto dal vincitore dell’Academy Award® Steven Spielberg, da una sceneggiatura del vincitore del Premio Pulitzer e del Tony Award® Tony Kushner, West Side Story racconta la classica storia delle feroci rivalità e dei giovani amori nella New York del 1957. Questa  rivisitazione  dell'amato  musical  è  interpretata  da  Ansel  Elgort  (Tony);   Ariana  DeBose  (Anita); David Alvarez (Bernardo); Mike Faist (Riff); Brian d’Arcy James (Agente Krupke); Corey Stoll (Tenente Schrank) e Josh Andrés Rivera (Chino); con Rita Moreno (nel ruolo di Valentina, proprietaria del negozio  in cui lavora Tony); e per la prima volta sullo schermo Rachel Zegler (María).

“Si tratta probabilmente del film più arduo della mia carriera. West Side Story  vanta quella che è forse la più grande partitura musicale mai scritta per il teatro e ognuno di noi ne è assolutamente consapevole”, afferma Steven Spielberg.

“Prendere un capolavoro e rivisitarlo da un'altra prospettiva e con un'altra sensibilità, senza compromettere l'integrità di quella che è generalmente considerata la più grande partitura  musicale mai scritta per il teatro, era piuttosto spaventoso. Ma sono convinto che le grandi  storie debbano essere raccontate all'infinito, in parte anche per rispecchiare prospettive e periodi storici differenti”.

“Devi continuamente giustificarti con te stesso per aver voluto affrontare un'opera che è considerata quasi sacra. Tutti noi lo abbiamo fatto. Sapevamo che si trattava di un'impresa davvero rischiosa. Ma tutte le persone coinvolte si sono avvicinate a questo progetto con incredibile amore e rispetto, quasi venerazione, nei confronti dello spettacolo e dei suoi  leggendari creatori. Ma sapevamo anche di dover realizzare un film adatto ai nostri tempi, con una comprensione contemporanea e valori contemporanei con cui siamo tutti d’accordo”.

“La cosa più bella di questa storia è che, indipendentemente dai cambiamenti che avvengono nel mondo, ci offre lezioni universali. È una storia che cattura il pubblico da decenni, perché non è semplicemente una storia d'amore, ma anche un lavoro culturalmente significativo con una premessa centrale (ossia che l'amore può sconfiggere il pregiudizio e l'intolleranza) che non ha perso significato nel corso del tempo”.

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