"DeAndré#DeAndré – Storia di un impiegato", il docufilm arriva al cinema

Cinema

Cristiano De André protagonista di un inedito racconto sul rapporto speciale tra un padre e un figlio, il loro comune sentire, il commovente passaggio di testimone. Diretto da Roberta Lena e con le partecipazioni di Dori Ghezzi e FIlippo De André,  il film è nei nei cinema italiani dal 25 al 27 ottobre

Presentato come evento speciale alla 78.ma Mostra del cinema di Venezia, un nuovo tributo a Fabrizio De André. L’omaggio musicale e personale di un figlio all’eredità artistica umana e politica di un grande poeta, testimonianza di un rapporto d’amore profondo. Cristiano De André ha riproposto al pubblico italiano, in un Tour durato due anni, il concept album “Storia di un impiegato”, capolavoro quanto mai attuale di De André, scritto nel 1973 con Giuseppe Bentivoglio e Nicola Piovani. Il film, di Roberta Lena, è un percorso musicale e visivo attraverso quei concerti dal vivo, repertori di lotte sociali, memorie storiche, familiari e filmati inediti. Un intreccio di storie dove aspirazioni e aneliti di libertà dell’impiegato, convivono con quelli della vita personale e musicale di Cristiano in un discorso sul nostro contemporaneo. La Sardegna più che uno sfondo è luogo del cuore dove emergono i ricordi del passato e le voci del presente. Una sorta di biografia, attraverso il rapporto speciale tra padre e figlio, del loro comune sentire fino ad arrivare a un riconoscimento simbiotico. Con Cristiano De André, Dori Ghezzi, Filippo De André. Prodotto da Intersuoni, Nuvole Production e Nexo Digital

Roberta Lena, regista di DeAndré#DeAndré – Storia di un impiegato

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Fabrizio De André tra il Concerto Ritrovato e i 40 anni de "L'Indiano"

Quando nel 2018 mi è stata affidata la regia dell’opera rock ‘Storia di un impiegato’ mi sono resa conto della potenza e della contemporaneità delle parole contenute nell’album. La storia è una metafora della società di allora ma che sembra un monito al rimanere umani, valido e necessario ancora nella nostra epoca. Nelle gesta dell’impiegato ho ritrovato la parabola di una generazione e un monito per quelle future in un destino umano che si ripete; la violenza come arma inutile e goffa e la necessità ancora oggi di invocare una giustizia sociale in nome di quell’umanità di cui spesso ci riempiamo la bocca qui declinata in parole sapienti, utili a focalizzare concetti di cui riappropriarci. Nella parabola narrativa del personaggio principale, che ho spesso mescolato metaforicamente alla vita di Cristiano, sono compresi conflitti e risoluzioni del carattere umano in cui tutti possiamo riconoscerci. La contemporaneità degli eventi storici in corso durante la messa in scena mi confermava inoltre l’estrema urgenza di riproporre in forma visiva anche per un pubblico cinematografico le parole del grande poeta. Cristiano De André è l’erede di questo patrimonio e in questo passaggio di testimone, uno dei temi principali del docufilm, è insito quel rapporto padre/figlio in cui ognuno può specchiarsi. In una narrazione cinematografica potevo mostrare inoltre cosa significa essere figli di un genio, una domanda che stimola la curiosità dei fans ma non solo. Nel racconto stesso di ‘Storia di un impiegato’ già si celano le interazioni tra la vita privata del nostro protagonista (Cristiano) e la sua famiglia (La canzone del padre) il tutto inserito in un discorso sociale più ampio (La mia ora di libertà

SINOSSI DELL’ALBUM “STORIA DI UN IMPIEGATO”

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Fabrizio De André e Dori Ghezzi, la storia d'amore

La storia è quella di un impiegato che, nel ‘68, dopo aver ascoltato un canto del Maggio Francese, sente il desiderio di ribellarsi, ma quando ne prende coscienza ormai è troppo tardi, si è escluso da solo. Nei sogni esplode la sua esigenza di libertà ma dopo il primo, un ballo in maschera dove, in un atto di estremo individualismo, fa esplodere tutti i suoi archetipi culturali compreso il padre. Il giudice non lo condanna, bensì̀ lo fa entrare a far parte del gioco del potere. Gli viene offerto proprio quel posto che era stato del padre, dentro al quale però si ritrova ben presto in una spirale di dissoluzione. Il senso di riscatto con cui si risveglia lo porta a compiere un atto estremo, facendogli provare l’esperienza fallimentare della violenza, in un gesto che lo rende addirittura ridicolo: invece del parlamento fa esplodere un’edicola di giornali. Lo sbattono comunque in galera dove con un ricordo d’amore mette a nudo alcune sue frustrazioni individuali. È proprio in carcere che arriva la presa di coscienza del bisogno di una lotta comune a testimoniare un IO che diventa NOI.  

Credits Mondadori Portfolio Agenzia Pitre

Fabrizio De André

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Fabrizio De André, biografia di un mito intramontabile

Fabrizio De Andrè è stato un artista di grande coerenza, coerenza che ha mantenuto per tutta la vita e che si riflette nelle sue opere sempre attuali. Il suo gesto artistico coincideva con quello politico.  Era convinto che gli scrittori, i poeti, i cantautori dovessero essere un anticorpo degli aspetti negativi della società. Cosa direbbe del mondo che stiamo vivendo, e dei movimenti di oggi? Per quanto voi vi crediate assolti siete lo stesso coinvolti. Tutto è già contenuto nelle parole di Storia di un impiegato e nell’intera sua opera.  Ne è un esempio anche La domenica delle salme, composta anni dopo con Mauro Pagani, dove dice: “Voglio vivere in una città dove all’ora dell’aperitivo non ci siano spargimenti di sangue o di detersivo. A tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade eravamo gli ultimi cittadini liberi di questa famosa città civile perché avevamo un cannone nel cortile […] La domenica delle salme gli addetti alla nostalgia accompagnarono tra i flauti il cadavere di Utopia”.  Nonostante ciò, Fabrizio non rinunciò mai alla speranza augurandoci: “… e poi ad un tratto l’amore scoppiò dappertutto

 

Le parole di Cristiano De André

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Il Premio Ciampi 2020 a Cristiano De Andrè

Cristiano è il prolungamento artistico di Fabrizio, consacrato quando il padre gli commissionò l’arrangiamento di Le acciughe fanno il pallone, inserito nell’album Anime salve scritto con Ivano Fossati, accompagnando poi il padre nell’omonimo tour del 1997 e nel successivo Mi innamoravo di tutto. Sarà Cristiano stesso a raccontarci l’evoluzione dei suoni dell’LP Storia di un impiegato, che per lui sono memoria e futuro. Suoni che diventano tappe nel viaggio di un rapporto complicato tra padre e figlio attraverso ricordi, immagini e luoghi di famiglia. Le gioie, le assenze, la durezza e pignoleria quasi autolesionista del padre verso le proprie creazioni, che inevitabilmente ha condizionato tutti, la fatica di Cristiano a trovare una sua identità nonostante la natura gli abbia fornito gli stessi strumenti vocali e la stessa necessità di musica, fino all’accettazione di sé al punto di poter oggi far rifiorire quel bagaglio tanto necessario all’umanità facendolo suo senza più conflittualità ma come missione. “...Abbiamo fatto un passo indietro rispetto agli anni 70; allora era viva quella speranza che non c’è più. E dominava la bellezza: la grande musica, la poesia, ormai relegata in una nicchia proprio come la letteratura alta che succhiava il midollo alla vita. La gente stava meglio in quegli anni perché senz’arte non si può vivere: è il pane per la nostra anima” (Cristiano De Andrè).

Cristiano De André, la biografia

nasce a Genova il 29 dicembre 1962 e cresce in un vivace ambiente culturale, dove teatro e musica sono componenti quotidiane. A 11 anni si avvicina con successo alla chitarra, a 17 al violino. Compone le prime musiche per alcuni spettacoli goliardici in scena al Teatro Popolare di Genova e poi fonda la band Tempi Duri, insieme a Carlo Facchini, Marco Bisotto e Carlo Pimazzoni, con i quali pubblica, nel 1982, il primo singolo “Tempi Duri”, e l’anno dopo l’album di esordio “Chiamali Tempi Duri” da cui nasce anche un tour. Con il gruppo Cristiano accompagna il padre Fabrizio in alcuni suoi tour: come nel 1981 o nel 1984 nella tournée “Creuza de ma”. Nel 1985 Cristiano De André intraprende la carriera di cantante solista e partecipa al Festival di Sanremo tra le nuove proposte con il brano “Bella più di me”, raccogliendo consensi di pubblico, arrivando al quarto posto e vincendo il Premio della Critica. Dopo alcuni singoli, nel 1987 esce l’album “Cristiano De André”, comprendente la delicata “Briciola di pane” dedicata all’ appena nata figlia Fabrizia, con la collaborazione di Fio Zanotti e Massimo Bubola. Tre anni dopo, nel 1990, esce “L’albero della cuccagna”, album ispirato e ricco di contenuti con la straordinaria partecipazione di artisti del calibro di Mauro Pagani, Vince Tempera, Ellade Bandini, Fabrizio Consoli, Ares Tavolazzi e Massimo Bubola. Nel filone della canzone d’autore e con un personale tono ironico si inserisce l’album “Canzoni con il naso lungo” (1992): album maturo, immediato e ricco di energia. Con la straordinaria partecipazione di Eugenio Finardi, Mark Harris, Massimo Luca, Vittorio Cosma, Alfredo Golino, Lucio Fabbri, Demo Morselli e Massimo Bubola nella veste di produttore artistico. Nel 1993 Cristiano De André torna dopo otto anni al Festival di Sanremo, questa volta nella categoria “Campioni”. Presenta “Dietro la porta” un brano di notevole intensità lirica composto con Daniele Fossati. È un grandissimo successo: il secondo posto assoluto, il premio della Critica, il Premio Volare; il generale apprezzamento del pubblico e di tutti i media per il brano e per l’interpretazione permettono di attribuire a “Dietro la porta” la qualifica di canzone vincitrice morale dell’edizione di quell’anno. È un’immensa soddisfazione per Cristiano che vede ripubblicato il precedente album con l’inserimento del brano sanremese. Nell’aprile 1995 esce “Sul confine”, in cui Cristiano De André è accompagnato da Carlo Facchini, Eugenio Finardi, Phil Palmer, Stefano Melone, Massimo Bubola, Oliviero Malaspina, Daniele Fossati, Manuela Gubinelli e il padre Fabrizio nel brano “Cose che dimentico”. Nel 1997 sostituisce Mauro Pagani come arrangiatore e polistrumentista di “prima fila” sul palco del tour “Anime salve” di Fabrizio De André. Ruolo riconfermato nel successivo tour invernale “Mi innamoravo di tutto” e nel tour estivo del 1998. Nel novembre 2001 esce “Scaramante” intenso album, che vede la partecipazione di Mauro Pagani, di cui lo stesso Cristiano dice: «è un disco terapeutico con cui mi sono tolto i dolori di dosso. È un disco che segna il crocevia della mia vita». Con “Scaramante”, nel 2002, vince il Premio Lunezia come miglior album. Torna al Festival di Sanremo nel 2003 con il brano “Un giorno nuovo”, basato sul concetto della “comprensione” e ricco di echi etnici. Segue la raccolta “Un giorno nuovo – live in studio”, brani del suo passato artistico riarrangiati e proposti in versione live. Nel 2009 arriva per Cristiano il momento di concretizzare il progetto di intraprendere un lungo tour in cui rileggere il repertorio di Faber con gli occhi di figlio e di artista. Il “De André canta De André” è un grande successo e colleziona numerosi sold out. Nascono l’album “De André canta De André” pubblicato nel 2009 e nel 2010 “De André canta De André – Vol. 2”, una nuova raccolta di brani del grande Fabrizio. Nel 2013 pubblica per l’etichetta Nuvole, fondata dal padre Fabrizio, l’album d’inediti “Come in Cielo così in Guerra”, realizzato con la collaborazione di Corrado Rustici e distribuito da Universal Music. Nel 2014 partecipa al 64° Festival di Sanremo dove si aggiudica, con il brano “Invisibili” il Premio della Critica “Mia Martini” e del Premio “Sergio Bardotti” per il miglior testo. Per l’occasione viene pubblicato “Come in Cielo così in Guerra (special edition)”, contenente anche “Invisibili” e “Il cielo è vuoto”, altro brano presentato al Festival. Il 29 aprile 2016 esce per Mondadori “La versione di C”, una autobiografia intensa in cui Cristiano De André ripercorre il suo passato in modo intimo e disincantato attraversando ricordi sofferti e teneri allo stesso tempo. Il mare, Genova e la Gallura, il rapporto con suo padre Fabrizio e la madre Enrica, il legame fortissimo con la musica, la nascita dei suoi figli. Lo scrivere come arma per scoprirsi e guardarsi come figlio prima e come padre poi alla ricerca di risposte precise per perdonare e per perdonarsi, per poter comprendere chi si è davvero. Il 13 maggio esce in tutte le radio “Canzone per l’estate” (Universal Music), il nuovo singolo di Cristiano De André, reinterpretazione dello storico brano che Faber scrisse insieme a Francesco De Gregori e che inserì nell’album “Volume 8” del 1975. “Quando mio padre e Francesco De Gregori, nel 1974, scrissero questa canzone, contestarono apertamente un modo di vivere troppo convenzionale, tendente all’omologazione delle menti – racconta Cristiano De André – Allo stesso tempo manifestarono l’attrazione per un’anarchia intesa soprattutto come categoria dello spirito. In questo passaggio rivedo il disagio di mio padre, per diversi anni al confine delle due condizioni. Durò poco, fortunatamente, la sua identità libertaria vinse su tutto e lo guidò fino alla fine. Ciò che mi spinge a riproporre questo brano non è solo la volontà di estendere alle generazioni future i suoi insegnamenti, ma anche la convinzione che alcuni paradossi sociali non siano cambiati e che quindi valga la pena continuare a lottare”. Il 24 giugno dello stesso anno parte dalla Cavea dell’Auditorium di Roma il nuovo capitolo del tour di Cristiano De André “De André canta De André”, con cui il cantautore omaggia il padre in occasione dei 50 anni dall’uscita del primo disco “Tutto Fabrizio De André”, album che già conteneva le intramontabili canzoni “La guerra di Piero”, “Via del Campo” e “Amore che vieni, amore che vai”. Nel 2018 Cristiano porta dal vivo il suo nuovo Tour “Storia di un impiegato”. L’artista ha ardentemente voluto portare in scena quest’opera nel 50esimo anniversario del ’68, un disco che mette in discussione le basi su cui si fonda il potere. Arrangiare “Storia di un impiegato” ha significato per Cristiano De André riportare in auge ‘i figli della rivoluzione pacifista: l’utopia, l’anarchia, il Sogno, da una parte, il Potere, la paura, l’inabissamento delle qualità individuali a discapito delle esigenze globali, dall’altra’. Come recita il testo di “Nella mia ora di libertà”: Certo bisogna farne di strada/da una ginnastica d’obbedienza/fino ad un gesto molto più umano/che ti dia il senso della violenza/però bisogna farne altrettanta/per diventare così coglioni/da non riuscire più a capire/che non ci sono poteri buoni. Il tour dedicato a “Storia di un impiegato” sarà al centro del docu-fim “De André#De André – Storia di un impiegato”, prodotto da Intersuoni, Nuvole Production e Nexo Digital, in uscita nelle sale nell’autunno 2021.

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