Pinocchio e il cinema: un amore lungo oltre cent’anni

Cinema sky cinema

Simone Soranna

In occasione della prima tv del fim di Matteo Garrone (lunedì 13 luglio alle 21.15 su Sky Cinema Uno) dedicato al personaggio creato da Collodi un viaggio alla scoperta dei 5 migliori film sul mitico  burattino

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Pinocchio, un viaggio nella favola

Lunedì 13 luglio, alle 21.15, su Sky Cinema Uno sarà finalmente possibile (ri)vedere il magico Pinocchio diretto da Matteo Garrone. Dopo aver riscosso grande successo al botteghino italiano e dopo aver vinto 5 David di Donatello 2020, il film è pronto ad abbracciare il pubblico della televisione forte di un cast di grande richiamo che, oltre al giovanissimo Federico Ielapi nei panni di Pinocchio, vanta la presenza di Roberto Benigni nel ruolo di Geppetto, Gigi Proietti in quello di Mangiafuoco e Rocco Papaleo e Massimo Ceccherini rispettivamente nei panni del Gatto e la Volpe. Garrone è solamente l’ultimo di una lista molto corposa di registi di fama internazionale che hanno deciso di cimentarsi nella sfida di adattare per il grande schermo le celebri pagine del romanzo di Collodi. Per prepararvi al meglio alla serata, abbiamo pensato di stilare un breve percorso attraverso le tappe più significative che hanno segnato questa bizzarra storia d’amore tra il Pinocchio letterario e quello cinematografio. 

Pinocchio, di Giulio Antamoro (1911)

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Il Cinemaniaco incontra Matteo Garrone e Massimo Ceccherini

La prima trasposizione cinematografica del testo di Carlo Collodi risale al 1911, quando il regista italiano Giulio Antamoro dirige una pellicola di circa tre quarti d’ora che vede come protagonista l’allora celebre Ferdinand Guillaume (noto anche col nome di Polidor). L’attore era decisamente molto più grande, anagraficamente parlando, rispetto all’età del personaggio, ma il trucco abbondante e i costumi posticci sono riusciti a farlo sembrare ben più infantile. Il film appartiene ancora agli anni del cinema muto ed è di conseguenza privo di dialoghi. Eppure le immagini sono un chiaro esempio di come il cinema italiano di quegli anni fosse attento e interessato al racconto cinematografico tanto che, di lì a poco con il leggendario Cabiria (1914), avrebbe iniziato a far scuola in tutto il mondo.

Pinocchio, di autori vari (1940)

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Bambi e Pinocchio, doppio remake per Disney

A soli tre anni di distanza dopo la rivoluzione artistica inaugurata con Biancaneve e i sette nani (1937), Walt Disney produce il secondo lungometraggio della sua azienda basandolo proprio sulle avventure del burattino più famoso al mondo. Pinocchio ad oggi è considerato tra i migliori Classici Disney mai realizzati, e uno dei migliori film d'animazione di tutti i tempi. L’opera e i personaggi sono ancora più che affermati nella cultura popolare, apparendo in vari parchi Disney e in altre forme di intrattenimento. Tuttavia, anche se divenne il primo film d'animazione a vincere un premio Oscar competitivo (ottenendone due, per la migliore colonna sonora e la migliore canzone), inizialmente fu un flop e venne rivalutato solamente cinque anni più tardi rispetto all’uscita, quando trovò una nuova distribuzione. 

Le avventure di Pinocchio, di Luigi Comencini (1972)

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Pinocchio, il vero finale della storia

Seppur si tratti di uno sceneggiato televisivo di sei puntate (originariamente erano cinque) è ancora oggi il Pinocchio più amato e celebrato d’Italia. Vuoi per il tocco inconfondibile di Comencini, per la presenza monumentale di Nino Manfredi nei panni di Geppetto, per l’indimenticabile colonna sonora o la simpatia elettrizzante di Franco Franchi e Ciccio Ingrassia nel ruolo del Gatto e la Volpe, ma questa miniserie televisiva ha scaldato i cuori di intere generazioni e nella memoria di esse ancora vi alberga. Tutto è genuino, spontaneo, sincero. In una parola sola, impareggiabile.

Pinocchio, di Roberto Benigni (2002)

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Roberto Benigni, i migliori film del regista da Oscar

Dopo il successo e il coronamento internazionale con tanto di tre premi Oscar vinti grazie a La vita è bella (1997), Roberto Benigni torna dietro la macchina da presa proprio per firmare la sua personale versione di Pinocchio (interpretando persino il burattino protagonista) ma il risultato è molto lontano rispetto alle aspettative e il film viene ancora oggi ricordato come il suo lavoro peggiore. In realtà il botteghino italiano segna dati decisamente positivi, tuttavia la critica e soprattutto il mercato estero saranno impietosi. Che piaccia o meno, resta comunque innegabile che la pellicola si avvalga di un comparto tecnico da far invidia a tutto il mondo: dalle scenografie ai costumi, passando per trucco e fotografia, tutto funziona alla perfezione risultando tra l’altro il film italiano più costoso mai realizzato.

Il Pinocchio che verrà

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Pinocchio di Guillermo del Toro: Ewan McGregor nel cast

A dimostrazione di quanto il romanzo di Collodi sia riuscito a fare breccia nelle menti visionarie dei registi, potremmo continuare il nostro percorso citando numerosi altri titoli,  come i film di animazione Pinocchio (2012) di Enzo D’Alò o Pinocchio 3000 (2004), rilettura in chiave futuristica del classico. Eppure, solamente guardando al futuro possiamo trovare un ulteriore conferma di questa attenzione. È infatti notizia certa che Guillermo del Toro, regista premio Oscar con La forma dell’acqua (2017), sia al lavoro su una trasposizione del romanzo in animazione stop motion ambientata in Italia negli anni Trenta. Ewan McGregor presterà la voce al Grillo parlante, e sarà affiancato in fase di doppiaggio da Tilda Swinton e Christoph Waltz. Anche la Disney non vuole restare a guardare e dopo aver dato nuova vita (in tutti i sensi) a classici come Il re leone (1994), La bella e la bestia (1991), Aladdin (1992) o Dumbo (1941) con una serie di remake in live action, a breve toccherà anche a Pinocchio in un film diretto da Robert Zemeckis. Più nebuloso e forse naufragato è invece il progetto elaborato da un genio assoluto come Paul Thomas Anderson. L’autore avevo preso in considerazione la storia relegando la parte di Geppetto niente meno che a Robert Downey Jr. Il tutto sembra tuttavia essere svanito, ma mai dire mai. 

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