Paolo Sorrentino annuncia un nuovo film: "È stata la mano di Dio"

Cinema

Giuseppe Pastore

Il regista napoletano tornerà a girare nella sua città a vent'anni dall'esordio de "L'uomo in più": "Sarà un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso".

Un tweet di Netflix, uscito a mezzogiorno in punto, ha messo in fibrillazione milioni di appassionati di cinema in tutto il mondo: “Paolo Sorrentino torna nella sua Napoli per dirigere “È stata la mano di Dio”.

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Iniziamo dal titolo, chiaro riferimento a uno degli spiriti-guida del regista de "La Grande Bellezza”: Diego Armando Maradona, suo idolo adolescenziale con la maglia numero 10 del Napoli, tanto da rientrare anche nel discorso di ringraziamento per l'Oscar vinto il 3 marzo 2014. E per diffondere la sua arte Sorrentino sceglie ancora il piccolo schermo un anno dopo “The New Pope”, prodotto da Sky Cinema e trasmesso lo scorso inverno.

 

Le riprese partiranno a breve a Napoli, dove Sorrentino torna dunque ad ambientare un suo film a vent'anni di distanza dalla sua opera prima, “L'uomo in più”: anche in quel caso il regista aveva scelto di raccontare la sua città comprendendo anche il mondo del calcio. “Sono emozionato all'idea di tornare a girare a Napoli. È stata la mano di Dio è, per la prima volta nella mia carriera, un film intimo e personale, un romanzo di formazione allegro e doloroso. Sono felice di condividere questa avventura col produttore Lorenzo Mieli, la sua The Apartment e Netflix. La sintonia con Teresa Moneo, David Kosse e Scott Stuber di Netflix, sul significato di questo film, è stata immediata e folgorante. Mi hanno fatto sentire a casa, una condizione ideale, perché questo film, per me, significa esattamente questo: tornare a casa". Un'idea che il regista aveva rivelato in anteprima già a Sky Tg24, intervistato da Giuseppe De Bellis in occasione del suo 50° compleanno: “Napoli potrebbe essere il prossimo obiettivo della mia carriera”.

Quel labiale...

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Piccola curiosità finale: l'annuncio di fare un film che coinvolga in qualche modo – fin dal titolo – il suo idolo Maradona cade nel giorno del 30° anniversario di uno dei momenti più controversi del rapporto tra il fuoriclasse argentino e il nostro Paese: la finale dei Mondiali 1990 tra Argentina e Germania, quando Maradona - che aveva eliminato l'Italia in una semifinale giocata proprio a Napoli - reagì ai sonori fischi dello Stadio Olimpico di Roma all'inno argentino sibilando in mondovisione un labiale passato alla storia: “Hijos de puta”. Un momento di alta drammaturgia sportiva che non sarà sicuramente passato inosservato a Sorrentino.

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