In Evidenza
altre sezioni
Altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

A Tor Bella Monaca non piove mai, la trama del film

Cinema

Dal libro al film, A Tor Bella Monaca non piove mai è il primo titolo da regista di Marco Bocci, con Libero De Rienzo e Andrea Sartoretti

Condividi:

A Tor Bella Monaca non piove mai è il primo film dell’attore e scrittore Marco Bocci. Questi si è cimentato nel duro lavoro di regista, restando dietro la macchina da presa e lasciando il compito di dar vita alla sua storia a interpreti come Libero De Rienzo e Andrea Sartoretti. Il 28 novembre 2019 giunge in sala questo affresco drammatico della periferia italiana, tratto dall’omonimo libro di Bocci, edito nel 2016.

A Tor Bella Monaca non piove mai, la trama

Marco Bocci ha portato al cinema la storia raccontata nel suo romanzo, A Tor Bella Monaca non piove mai. Ha scelto come protagonisti Libero De Riezo e Andrea Sartoretti. I due interpretano Mauro e Romolo. Sono due fratelli nati e cresciuti nella periferia di Roma. Per anni hanno visto di tutto passare dinanzi a loro, ogni sorta di azione criminale. Hanno così fatto una scelta. Mauro ha preferito restare pulito, al di fuori da tutto questo. Ha sempre seguito le regole, convinto di poter in questo modo ottenere una vita dignitosa. A dargli la spinta necessaria era anche Samantha, la sua fidanzata, con la quale tutto sembrava possibile.

Romolo invece si è lasciato travolgere da quell’ambiente, accettando di far soldi facili, anche perché alternative reali e legali non ce n’erano. Si ritrova così a scontare la propria pena in carcere, per poi uscire a lottare il doppio degli altri per non ricadere negli errori passati. Proprio in questa fase delicata però uno dei suoi punti di riferimento crolla. Si tratta di Mauro, che perde la propria ragazza per un altro uomo e decide così di mandare al diavolo tutta la propria vita. La periferia lo ha infine stritolato talmente tanto da non permettergli di vedere alternativa. Sospinto da due amici, si inserisce in un giro più grande di quello che potrebbe mai immaginare. Architetta dunque una rapina alla mafia cinese.

Marco Bocci, regista

Il celebre attore ha spiegato come la voglia di cimentarsi con la regia sia nata ormai molti anni fa. Un desiderio crescente, ingigantitosi col passare del tempo, di pari passo con la sua carriera attoriale. La grande spinta gli è poi giunta dal suo romanzo. Ha voluto raccontare la periferia in maniera differente, così come il disagio che certi luoghi generano su chi li vive quotidianamente. Il film è nato proprio in fase di scrittura del suo libro: “Condizionato anche dal mio lavoro, ho inevitabilmente immaginato alcune scene”.

Il materiale era dunque lì, con le reazioni di pubblico e addetti ai lavori che sono stati la miccia decisiva per far esplodere questo progetto. Un primo passo importante e rischioso, che Bocci ha deciso di compiere con coraggio. Per farlo ha deciso di restare al di fuori dell’area recitativa, consegnando al pubblico unicamente la propria visione e non il suo volto, così che si potesse separare l’attore dal regista: “Si è trattato del miglior set sul quale sia stato. Non perché io fossi il regista ma perché tutti erano convinti di star lavorando a qualcosa di alternativo e ne erano felici”.