Rapina a Stoccolma: la storia vera da cui ha origine l'espressione Sindrome di Stoccolma

“Rapina a Stoccolma” si ispira a un evento accaduto nel 1973, da cui ha avuto origine la Sindrome di Stoccolma

Nelle sale dal 20 giugno “Rapina a Stoccolma” di Robert Budreau si ispira a una vicenda realmente accaduta e da cui ha avuto origine quel particolare stato di dipendenza psicologica noto come Sindrome di Stoccolma.

La rapina alla banca di Stoccolma del 1973

Il 23 agosto 1973 un uomo evaso dal carcere di Stoccolma, dove era detenuto per furto, Jan-Erik Olsson, entrò, armato di mitra, nella sede cittadina della Sveriges Kredit Bank. Il 32enne prese in ostaggio quattro persone: la cassiera Elisabeth, 21 anni, la stenografa Kristin, 23 anni, Brigitte, 31 anni, impiegata, e Sven, 25 anni, che era stato assunto da pochi giorni. Olsson chiese la liberazione di Clark Olofsson, un altro detenuto suo amico. Inoltre, chiese un’automobile e di poter fuggire insieme agli ostaggi. Le autorità acconsentirono a dargli un’auto ma non gli permisero di portare con sé le persone sequestrate. L’evento ebbe un’eco mediatica molto potente, poiché Olsson tenne in ostaggio le persone per oltre 130 ore, quasi sei giorni. Durante la prigionia, tra l’uomo e gli ostaggi vi fu una convivenza molto pacifica. Già dal secondo giorno, i sequestrati cominciarono a sviluppare una sorta di empatia con il loro carceriere, tanto da avere più paura della polizia che dello stesso Olsson. Quando furono liberati, alcuni di loro abbracciarono il rapinatore. Dalle interviste condotte successivamente, i sequestrati parlarono di come fossero stati trattati bene e di quanto fossero grati a Olsson per non averli uccisi. Dopo l’arresto, alcuni ostaggi andarono addirittura a fargli visita in carcere. Gli psichiatri, in seguito, nominarono questa reazione emotiva come Sindrome di Stoccolma.

Sindrome di Stoccolma, in cosa consiste

In seguito alla strana reazione dei sequestrati di Stoccolma, in tutto il mondo si cominciò a studiare il fenomeno e fu il criminologo e psicologo Nils Nejerot a voler dare il nome di Sindrome di Stoccolma alla patologia. Questo fenomeno si sviluppa quando, in seguito a un sequestro, lo stress psico-fisico a cui è sottoposta la vittima la spinge ad adattarsi alla nuova situazione, scaturendo una sorta di legame con il carceriere. L’ostaggio si sente parte di un unicum con il proprio sequestratore e comincia a provare sentimenti di empatia con lo stesso. Negli anni ci sono stati diversi casi di persone vittime della Sindrome di Stoccolma: dalla ricca ereditiera Patricia Hearst, rapita dall’Esercito Simbionese nel 1974 a Natascha Kampusch, che visse segregata col suo rapitore Wolfgang Přiklopil dal marzo 1998 al 23 agosto 2006, pur avendo avuto più volte la possibilità di scappare.

Rapina a Stoccolma, il film

Rapina a Stoccolma” di Robert Budreau si ispira alle vicende avvenute nel 1973. Il rapinatore prende il nome di Lars Nystrom e nel film ha le fattezze di Ethan Hawke. Nei panni di Gunnar, invece, l’amico che Nystrom vuole far uscire di prigione, l’attore inglese Mark Strong. A completare il cast, tra gli altri, Noomi Rapace, nei panni di Bianca, uno degli ostaggi del rapinatore, moglie e madre di due bambini. Il film è stato presentato in anteprima al Tribeca Film Festival.