Alla Mostra del Cinema di Venezia l'attrice Premio Oscar racconta di essere stata esclusa da diversi progetti hollywoodiani dopo il suo sostegno pubblico alla Palestina. “Non potevo restare in silenzio”, ha detto
Susan Sarandon torna al Lido alla Mostra del Cinema di Venezia (DIRETTA - IL PROGRAMMA – TUTTI I FILM IN CONCORSO) con The Echo Chamber, il nuovo film di Andrea Pallaoro tratto da un soggetto inedito di Bernardo Bertolucci, ma a dominare l'incontro con la stampa sono le conseguenze del suo attivismo politico. L'attrice racconta di essere stata progressivamente emarginata dall'industria americana per le sue posizioni sulla guerra a Gaza e sulla politica israeliana: “Ci sono ancora film che non mi vengono proposti, con agenzie che dicono ai registi di non affidarmi un ruolo”.
sarandon: “Alcuni film non mi vengono più proposti”
Sarandon sostiene però che negli Stati Uniti qualcosa stia cambiando: secondo lei cresce la consapevolezza dell'opinione pubblica sul sostegno economico e militare americano a Israele, anche se le ripercussioni professionali restano concrete. Se Hollywood le ha chiuso molte porte, Sarandon dice di sentirsi invece accolta dal cinema internazionale. Proprio The Echo Chamber rappresenta per lei un nuovo capitolo europeo, grazie alla fiducia del regista Andrea Pallaoro e del produttore Daniele Orazi. “Questo non riguarda solo me, ma anche altri attori esclusi per le loro idee”, sottolinea l'interprete, ribadendo di non rimpiangere la scelta di esporsi pubblicamente. Per Sarandon, il cinema resta uno spazio di libertà e responsabilità civile: un luogo capace di mettere in discussione lo status quo anche quando il prezzo personale è molto alto.