Paola Pizzino, l'album Isola: "I sogni non sono le cose belle ma ciò che ti fa stare bene"

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Credit Adriana Abbrescia

L'artista calabrese, che da due anni vive in Sardegna, scioglie i suoi nodi interiori attraverso l'introspezione musicale cercando così di mettere ordine nella sua vita consapevole che l'esistenza ha comunque una sua ciclicità. L'INTERVISTA 

Isola è il nuovo Ep di Paola Pizzino. Cinque brani che attraversano relazioni, memoria e ricerca di sé partendo da esperienze diverse, ma legate dalla stessa necessità: capire cosa rimane quando ci si allontana dal rumore esterno e si torna a fare i conti con ciò che accade dentro. La produzione di gheesa e Macro Marco accompagna questi cambi di prospettiva mantenendo la voce e la scrittura di Paola centrali nel progetto. Dopo Difendimi e Lontano da Qui, Paola Pizzino apre un nuovo capitolo della propria scrittura, "dipingendo" cinque brani intimi, costruendo un percorso che parte dalla dimensione introspettiva che ha sempre caratterizzato le sue canzoni e la accompagna verso un racconto più consapevole delle proprie fragilità e di ciò che resta delle esperienze vissute.



Paola partiamo dalla storia di Isola, un album di introspezione: come è nato e cosa ti ha portato a guardarti di più allo specchio e osservare meno dalla finestra?
Banalmente è stato un trasloco fisico a Sassari perché essendo medico specializzando in radiologia lì sono stata destinata, su un'isola. Mi sono ritrovata da sola in una casa stretta stretta, senza amici e allora ho iniziato a guardarmi dentro: qualcosa mancava ma il complesso era capire cosa, dire gli affetti è quasi banale così come la distanza tra due regioni mal collegate, la mia Calabria e la Sardegna. Si trattava dell’incapacità di esprimere le cose belle: dire quello che per me era scontato è diventato un blocco.

Il concetto di isola è vario ed è cambiato nei secoli: dal nessun uomo è un’isola di John Donne ad Atlantide, l’isola misteriosa, fino all’isola del tesoro. Cosa ti affascina di lei?
Una volta scrissi, circa dieci anni fa, che è difficile che qualcuno ti trovi se ti circondi di deserto e oggi quella distanza che era fatta di sabbia è diventata di acqua, elemento che io temo, al mare voglio stare in equilibrio sulla superficie dell’acqua. Pensa che da piccola piangevo in piscina. Questa visione ha rappresentato l’incapacità di avvicinarmi agli altri, l’isola è il mio muro.

Nell’antica Roma l’Isola indicava anche un quartiere. Oggi per dire a Milano c’è il quartiere Isola. E’ una accezione che senti tua?
Nel pensiero dell’Ep è il momento in cui resti da sola e studi nuovi modi per raggiungere gli altri. Diverso è vivere con gli altri la tua isola, la mia voglio popolarla.

Casa Mia già nella prima strofa trasmette un senso di spaesamento: ti senti parte di una generazione senza radici?
Io le tengo forti, la casa chiama ma il tema difficile è riconoscere cosa sia casa e anche come collocarmi nel mondo: tra dieci anni dove sarò? Sono in Sardegna da due e mi sento già legata a questa terra perché amo entrare nella sua cultura e nella sua storia.

Ascoltando Cliché e anche i tuoi brani precedenti ho pensato che se c’è un elemento costante nel tuo percorso è che non hai mai lasciato indietro sogni e speranze. E’ la tua forza?
Me lo ripeto come un mantra più che viverlo come una forza. Lì urli ad alta voce per paura di perderli. Entrambi mi mettono un po’ di paura, da una parte temo di svegliarmi e dall’altra c’è la disillusione della speranza.

Nostalgia significa dolore del ritorno ma a me la tua canzone sembra invece paura di partire, di lasciare un qualcosa che ci ha fatto stare bene. Dove è il punto di contatto?
Questa canzone parla a una persona in particolare, una importante nella mia vita. Servono però spazi, luoghi e tempi tra due persone e non per sempre coincidono. Parla di una ciclicità nel ritrovarsi e riperdersi, nel rispettare l’altro e se stessi infatti alla fine dico che se non mi dimentico non ti perdo.

Povera Me invece è ritorno: qualunque viaggio interiore tu faccia torni sempre da te. Oggi lo specchio ti è amico?
A volte sì altre no. C’è anche il disordine: Povera Me è come scontrarsi con quell’idea che deve andare tutto in una direzione, seguire un binario unico mentre la vita è disordinata. Da piccola la mia stanza era disordinata e oggi no, anzi se lo fosse diventerebbe un problema.

In Difendimi parlavi di scheletri addosso, di dubitare di chi sei, di avere cambiato paese e discorso: hai imparato a difenderti da sola?
Sì ma sto pure imparando che non c’è bisogno di difendersi, oggi c’è una accettazione diversa perché lì avevo voglia di scappare mentre oggi affronto tutto quello che la vita mi mette davanti.

Hai ripreso a credere alla Favole e a ciò che non consuma le lenzuola? E da bambina avevi una favola preferita?
La risposta è un sì ma anche un no: oggi concedo più spazio alle cose belle che non devono essere il sogno della vita ma quello che ti fa stare bene. Per me anche quello è credere nelle favole. Da bimba amavo più i film d'animazione che le favole, il mio eroe preferito era Hercules.

Tornando a Casa Mia dici “io non so se sono grande”: oggi hai una risposta? E resti dell’idea che “la vita è mai come la vuoi”?
E io che ne so? C’è un se nel verso. Il tempo sta passando e so che sto crescendo. Diventare grandi è la società che ti da uno stipendio ed è pagare le bollette. In senso figurato dico che ho una vita davanti e sono contenta di poter pensare che c’è tanto tempo per cambiare. Poi ci aggiungo che a dicembre compirò trent’anni e questo porta a qualche somma seppur mi senta ancora piccolina.

Che accadrà nelle prossime settimane della tua vita artistica?
Per ora non abbiamo concerti in programma, ci godiamo l’uscita di Isola. Ma non siamo fermi, stiamo scrivendo altre cose e ti dico che vorrei uscire presto.

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