Castrocaro 2026, vince Alessio, stupore per Miriam, Sole e le Physical

Musica
Fabrizio Basso

Fabrizio Basso

Credit: Cervo

Livello altissimo per la finale di questo storico concorso. Tra gli ospiti Serena Brancale, Delia e Fiat 131. IL COMMENTO

Da lì sono passati, tra gli altri, Zucchero, Gigliola Cinquetti e Luca Barbarossa. Il Festival di Castrocaro nasce nel 1957 e in origine si chiamava Festival del Cantante. Da sempre ha sede a Castrocaro Terme e Terra del Sole. Quasi un paradosso perché nella serata finale dell’edizione 2026 dopo il tepore delle ore diurne la temperatura è scesa, Zefiro si è messo a soffiare e per il tanto pubblico presente e c’è stato un assaggio di autunno vero. Questa rassegna ha vissuto, negli anni, fasi alterne per poi risorgere, imperiosa, quando la regia è stata presa da Carlo Avarello e dalla sua Isola degli Artisti. E’ stata la mia prima volta a Castrocaro e dunque anche il mio debutto come giurato. Gli otto giovani artisti che si sono alternati sul palco hanno tutti dimostrato di meritare di esserci, qualcuno mi è parso un po’ acerbo, ma di certo nessuno difettava di identità. Fin dal pomeriggio, nell’incontro fatto al Gran Hotel (luogo storico, gattopardesco mi viene da dire, con un personale attento, educato e sensibile), il confronto con gli amici della giuria e gli organizzatori ha visto idee comuni ma anche divergenti come è giusto che sia quando ci si confronta con storia e prestigio. A vigilare su tutto, in ambito di comunicazione e problem solving, Francesca Capozzo e Greta Samoni, che mi hanno ricordato quei detective le cui indagini “brancolano nel buio” ma in realtà hanno saldamente in pugno la situazione e anche il più piccolo particolare trova il suo posto nel puzzle. Tra gli ospiti della serata Serena Brancale (membro pure della giuria di qualità), Delia e quel geniaccio che è Fiat 131, che mai avevo incontrato e che è un uomo e un artista con un cuore grande come l’Everest. La conduzione è stata affidata a Marco e Raf di Radio Kiss Kiss, fantastici nel miscelare serietà e ironia, nel coinvolgere il pubblico, puntuali nel richiedere gli interventi della giuria e capaci, con un sorriso e una battuta, di allentare l’ansia dei finalisti.

Sole
Sole

Eccoci ai finalisti. Vado in ordine di preferenza. La mia preferita, fin dalla vigilia, è stata Miriam Maluzzo, vent’anni, originaria di Palma di Montechiaro in provincia di Agrigento; tra i suoi sostenitori Cassandra Raffaele, cantautrice (anche lei figlia della Trinacria) appena uscita col singolo Chill Shhh!, una delle penne e delle voci più potenti della sua generazione. Miriam mi ha colpito per l’urgenza delle sue parole, per una voce che anche cantasse un manuale di istruzioni di un elettrodomestico saprebbe crearci una poesia. Ha vinto sia il Premio della Critica che quello del Web, le è mancato quello finale ma a sto punto sarebbe stato un semplice di più ha una performance da grande professionista. Chiara Carriglio in arte Sole, ventenne e siciliana pure lei, di Augusta, è arrivata a Castrocaro con mamma e papà: è stata la sua prima volta su un palco se si escludono le piccole esibizioni tra amici: padrona della sua voce, un approccio internazionale e una scrittura autentica. Le Physical sono state l’elemento eretico della serata: esibizione da musical, sincronicità olimpionica; il loro nome credo si rifaccia all’omonimo ed epico brano di Olivia Newton-John del 1981; si chiamano Federica Milanesi, Elisa Piras, Nicole De Cardenas e Ginevra Zucchelli, sono il piccolo miracolo creato Marina Campus. Hanno portato sul palco una idea di femminilità libera dalle etichette: potenti! Alessio Pantaleo è stato il vincitore assoluto di questa edizione: mi è piaciuto per voce e testi, mi è parso un po’ ingessato (ci sta, è giovanissimo) nella fisicità. Rêver, alias Vittorio Piscicelli, ha colpito per l’incipit operistico della sua esibizione: ha cantato Stasera che è un tuffo in una sua passata relazione. Khamilla, torinese classe 2001, è la più completa tra i finalisti, i suoi testi sono emozionali e non temono di affrontare fragilità personali; sul palco aveva un vecchio telefono in bachelite che mi ha ricordato le “parole” di Mina e Alberto Lupo e anche il Piange il Telefono di Domenico Modugno: credo le sia mancato un pizzico di identità. Altra siciliana (di Marzamemi) è Kalì ovvero Carlotta Calì: le sue parole non hanno filtri e nella tonalità si concede variazioni melodiche e azzardi da Popstar consolidata. Infine The Smash: giocavano in casa essendo di Forlì: hanno portato un Rock crudo, ruvido con testi che dipingono una preoccupazione generazionale: “voglio respirare fino a farmi male perché il silenzio non mi fa più respirare”. Intriganti sul palco, gli è mancata un pizzico di originalità. Però se questo è il nuovo che avanza possiamo stare tranquilli perché i magnifici otto di Castrocaro 2026 hanno altissime possibilità di trasformare un sogno in arte.

Physical
Physical

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