È morta Dolly Parton, regina del country: aveva 80 anni

Spettacolo

La cantante, autrice e attrice statunitense si è spenta a 80 anni a Nashville, come annunciato dalla famiglia. Icona del country per quasi sei decenni, vinse 11 Grammy e vendette oltre 100 milioni di dischi con brani come "Jolene" e "I Will Always Love You". Negli ultimi mesi la sua salute era peggiorata

È morta a 80 anni Dolly Parton, tra le figure più amate e riconoscibili della musica statunitense. Si è spenta a Nashville, come annunciato in un video dal nipote Bryan Seaver. Cantante, autrice e attrice, aveva attraversato quasi sei decenni di carriera imponendosi come regina indiscussa del country, con 11 Grammy vinti – tra cui un premio alla carriera – e oltre 100 milioni di dischi venduti che ne fanno una delle artiste più vendute di sempre.

Negli ultimi mesi la sua salute era peggiorata. Solo pochi giorni fa aveva confidato al magazine People di "avere a che fare con alcuni problemi di salute", senza fornire dettagli. Nell'ultimo anno aveva cancellato diversi spettacoli, tra cui una residenza a Las Vegas, e ridotto le apparizioni pubbliche, spiegando di aver trascurato la propria salute dopo la malattia e la scomparsa dell'amato marito Carl Dean, morto nel marzo del 2025. Poche settimane fa aveva rinunciato anche a un evento a Dollywood, su indicazione dei medici che le avevano sconsigliato di viaggiare.

Il cordoglio di Trump e le bandiere a mezz'asta

Alla notizia della morte è arrivato anche il cordoglio del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che su Truth l'ha ricordata come "una delle più grandi cantanti country – e non solo – di tutti i tempi". "È una perdita enorme per milioni di persone", ha scritto il capo della Casa Bianca. "Non c'è mai stata, né mai ci sarà, un'altra come lei". Trump ha inoltre disposto che le bandiere statunitensi restino a mezz'asta in tutto il Paese per una settimana, a partire dalle 18.00 di martedì: "Riposa in pace, Dolly! Il mondo ti vuole bene".

Da una capanna in Tennessee al palco

Dolly Rebecca Parton era nata il 19 gennaio 1946 a Pittman Center, in Tennessee, e cresciuta in una capanna di una sola stanza a Locust Ridge. Sesta di dodici figli di un coltivatore di tabacco, portava con sé un'infanzia di povertà che avrebbe dato autenticità alle sue canzoni. Compose il suo primo brano intorno ai sei anni: "Little Tiny Tasseltop", dedicato alla sua bambola fatta con una pannocchia. "Mi esprimevo attraverso la scrittura", raccontò decenni più tardi.

 

La madre, Avie Lee, cantava di continuo ballate provenienti da Inghilterra, Irlanda e Galles. "Aveva una voce che ti entrava dentro, e Dio solo sa quanto la sentivi", scrisse Parton nel suo libro del 2020 "Songteller". A undici anni cantava già in una radio locale, a tredici saliva sul palco del Grand Ole Opry di Nashville.

Approfondimento

Dolly Parton compie 80 anni, da Jolene a 9 to 5: le canzoni più famose

Il successo e le canzoni che l'hanno resa leggenda

Trasferitasi a Nashville dopo il diploma, avviò la collaborazione con il cantante Porter Wagoner, con cui incise quattordici duetti entrati nella top ten. Fu proprio come commiato da Wagoner, quando decise di intraprendere la carriera solista, che scrisse "I Will Always Love You", brano poi reso celebre in tutto il mondo dalla versione di Whitney Houston.

Con classici come "Coat of Many Colors", "Jolene" e la stessa "I Will Always Love You" divenne una delle artiste più vendute della storia. Venticinque suoi pezzi arrivarono in vetta alle classifiche country di Billboard. Ciò che la distingueva dai colleghi era il talento con le parole: scrisse personalmente tutti i suoi successi, circa 3.000 canzoni in tutta la vita, di cui ne registrò solo 450. "Voglio dipingere un quadro", spiegava. "Amo trovare versi originali, non da paroliera, ma da poeta".

"Sembro una cosa e sono un'altra"

Il suo aspetto – capelli biondi cotonati, abiti sgargianti, forme generose – fu a lungo oggetto di curiosità. Parton finì per giocarci con ironia, liquidando le voci sulle sue forme con una battuta al magazine People: "Sì, sono pesanti, ma non mi hanno ancora resa invalida". Aveva costruito il proprio look ispirandosi a una donna che vedeva passeggiare nella sua città natale, giudicata volgare dai compaesani. "Se questo è essere volgari, allora è ciò che voglio essere da grande", raccontò.

Pur avendo abbracciato quell'immagine, la considerava distinta da sé. "Sembro una cosa e sono un'altra", disse a Ladies' Home Journal nel 1982. "Penso a 'lei', all'immagine di Dolly, come un ventriloquo pensa al suo pupazzo".

Il cinema e Dollywood

Nel 1980 Parton esordì al cinema con "Dalle 9 alle 5", al fianco di Jane Fonda e Lily Tomlin: il brano che dava il titolo al film le valse una candidatura all'Oscar per la miglior canzone. Seguirono ruoli in pellicole come "Fiori d'acciaio" e una seconda nomination agli Oscar nel 2006. Il suo impero, però, andava ben oltre: oltre alla televisione e al cinema, aveva creato in Tennessee il parco divertimenti Dollywood, diventato una delle mete turistiche più popolari dello Stato.

Leggi anche

Dolly Parton, morto il marito Carl Dean

Impegno sociale e appeal trasversale

Nata in una famiglia che lei stessa definiva "povera in canna", Parton restò un simbolo dell'America lavoratrice, sostenendo con il proprio nome e denaro le cause in cui credeva. Durante la pandemia di Covid donò un milione di dollari alla ricerca sui vaccini della Vanderbilt University, diventando tra i primi finanziatori del vaccino Moderna. Promosse inoltre un programma di alfabetizzazione per bambini in età prescolare negli Stati Uniti e in altri Paesi, tra cui Regno Unito, Canada, Australia e Irlanda.

Fu proprio la capacità di restare fedele alle proprie origini, unita alla laboriosità e alla scelta di non schierarsi politicamente, a renderla popolare tanto tra i conservatori quanto tra i progressisti in un'America polarizzata. Nel 2021 rifiutò una statua che avrebbe dovuto celebrarla a Nashville: "Visto tutto quello che sta accadendo nel mondo, non credo sia il momento di mettermi su un piedistallo".

"Le canzoni sono la mia eredità"

Nel corso della carriera Parton fu inserita nella Songwriters Hall of Fame e, nel 2022, nella Rock and Roll Hall of Fame. Ma, al di là dei riconoscimenti, trovava il senso più profondo nella scrittura. "Mi sento più vicina a Dio quando scrivo", confidò. "Spero di essere ricordata come una brava autrice. Le canzoni sono la mia eredità".

Spettacolo: Per te