L'attore spagnolo, già protagonista di un Free Palestine agli Oscar 2026, ha dichiarato di non aver subito conseguenze professionali dirette e di credere che le cose stiano davvero cambiando, anche grazie alla spinta delle nuove generazioni
Al Festival di Cannes 2026, Javier Bardem ha trasformato la conferenza stampa del suo nuovo film El ser querido (El Beloved) in un momento di presa di posizione pubblica sulla Palestina e sulle presunte blacklist che colpirebbero chi parla apertamente di Gaza nell'industria cinematografica americana.
L'attore spagnolo, già protagonista di un "Free Palestine" agli Oscar 2026, ha dichiarato di non aver subito conseguenze professionali dirette e di credere che le cose stiano davvero cambiand. Anche grazie alla spinta delle nuove generazioni.
Dalla Croisette, una voce che non si abbassa
Javier Bardem era a Cannes per presentare El ser querido, quando è stato interrogato su un tema ben più urgente del cinema: il rischio di subire conseguenze in carriera per le sue prese di posizione contro la guerra a Gaza. La risposta non si è fatta attendere: "La paura esiste, è innegabile, ma bisogna fare le cose anche quando ci si sente un po' spaventati". E ancora, con una chiarezza disarmante: "Devi essere in grado di guardarti allo specchio, di guardarti negli occhi, ed era questo il mio caso. Mia madre mi ha insegnato a essere come sono. Non esiste un piano B. Questo comporta delle conseguenze, e sono pienamente pronto ad assumerle".
Le dichiarazioni arrivano al termine di una campagna di advocacy portata avanti da oltre un anno: agli Emmy 2025 era apparso sul red carpet con una kefiah, simbolo di solidarietà con la Palestina; agli Oscar 2026 aveva detto "Free Palestine" davanti alle telecamere di tutto il mondo, mentre presentava il premio per il miglior film internazionale.
Le blacklist
Sul tema delle presunte liste nere contro chi si schiera per la Palestina a Hollywood, Javier Bardem ha dichiarato di non poter confermare l'esistenza di una vera e propria blacklist nei suoi confronti, e anzi di continuare a ricevere numerose proposte di lavoro da tutto il mondo. Un fatto che, a suo dire, è già di per sé un segnale. "Tutti stanno cominciando a capire - grazie alle generazioni più giovani, che sono più consapevoli delle situazioni che viviamo direttamente sui nostri telefoni e sugli altri schermi - che questo è inaccettabile. Non può essere giustificato. E non può esserci alcuna ragione, alcuna spiegazione per questo genocidio". E poi la previsione che suona quasi come un avvertimento: "Credo che chi sta elaborando le cosiddette blacklist finirà per essere esposto, e sarà lui a subire le cosiddette conseguenze, almeno a livello pubblico e sociale. E questo è un grande cambiamento".
Durante la conferenza stampa, Bardem ha anche allargato il discorso alla concentrazione dei media, esprimendo preoccupazione per la fusione tra Paramount e Warner Bros. e per il controllo sempre più monopolizzato dell'informazione. Una riflessione che si intreccia con il film stesso: ne El ser querido, diretto da Rodrigo Sorogoyen, Bardem interpreta un regista leggendario che offre alla figlia lontana un ruolo nel suo nuovo film. Un pretesto per riavvicinarsi, ma anche per riaprire vecchie ferite. Il film ha ricevuto sette minuti di applausi alla prima proiezione.