Francesco Guccini: "Non uscivo di casa da 18 mesi, avevo un po’ paura"

Spettacolo

Il cantautore è intervenuto ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia per l’incontro “Canterò soltanto il tempo”, parlando della mostra a lui dedicata, della malattia che lo ha colpito e del suo sguardo sulla musica di oggi.

“Erano diciotto mesi che non uscivo di casa, confesso che avevo un po’ paura”. Francesco Guccini apre così il suo intervento ai Chiostri di San Pietro di Reggio Emilia, dove è tornato a incontrare il pubblico dopo una lunga assenza. La sala è gremita. L’occasione è Canterò soltanto il tempo, l’incontro che accompagna la mostra omonima inaugurata allo Spazio Gerra.

Seduto sul palco con Lorenzo Immovili e Stefania Carretti, Guccini ripercorre passaggi della sua vita artistica e personale senza indulgenze, alternando ricordi e osservazioni nette. Un racconto che guarda al passato ma resta ancorato al presente, con la lucidità di chi non sente il bisogno di addolcire le proprie posizioni.

La mostra allo Spazio Gerra

Prima dell’incontro, Guccini ha visitato la mostra che racconta la sua carriera. Il giudizio è misurato, lontano dall’autocelebrazione: “È molto bella e interessante, ma è difficile riassumere una vita intera”.

Si sofferma sui dettagli e sulle scelte: “C’è una foto di mio padre, ma non quella di mia madre. Ci sono alcuni oggetti storici a cui sono molto affezionato”. Poi la sintesi: “È stato comunque fatto un bel lavoro”. Un riconoscimento che tiene insieme affetto e distanza critica.

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La malattia e la televisione

Nel corso del dialogo emerge anche un Guccini più intimo, segnato dalla malattia. “Non riesco più a leggere, ed è una cosa che mi addolora tantissimo”, racconta. Una perdita che ha cambiato le sue abitudini quotidiane.

Da qui un rapporto costante con la televisione, vissuto con ironia: “Ne guardo molta. Anche programmi che potrei definire spazzatura, come Temptation Island o il Grande Fratello”. Lo sguardo resta però distaccato: “Mi diverto a guardarli, naturalmente con uno spirito un po’ snob. Quello che mi fa ridere è che sia tutto finto, costruito a tavolino dagli autori”.

“È finita l’epoca d’oro del cantautore”

Quando il discorso si sposta sulla musica, il tono si fa più netto. Il confronto tra passato e presente non lascia spazio a mediazioni. “Io ho fatto un altro mestiere”, dice. “Una volta avevamo la volontà, magari anche illusoria, di dire qualcosa, di raccontare un’idea, una persona, una situazione”.

Oggi, secondo Guccini, quello spazio non esiste più: “Non ci sono più canzoni di questo tipo. È finita l’epoca d’oro del cantautore italiano”. Un giudizio che va oltre la musica e tocca il modo in cui le parole hanno perso centralità nel racconto collettivo.

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La scrittura come continuità

Nonostante tutto, Guccini non ha mai smesso di scrivere. “Sto lavorando a un racconto ambientato lungo il fiume Reno, vicino a Bologna”, spiega. Un viaggio che mescola italiano e dialetto, lingua e territorio.

Non più cantautore, come precisa lui stesso, ma scrittore. Una definizione che oggi sente più aderente a sé. In un tempo che cambia linguaggi e forme, la scrittura resta per Guccini lo spazio in cui continuare a raccontare, senza semplificazioni.

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