All’Ospedale Isola Tiberina di Roma la danza diventa parte della cura

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Portare la danza dentro l’ospedale e farla diventare parte della cura. È quanto avvenuto all’Ospedale Isola Tiberina di Roma, dove un progetto pilota realizzato con il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto ha coinvolto pazienti oncologici e dializzati insieme a operatori sanitari. Dieci incontri per affiancare l’arte alla terapia

La danza entra nei percorsi di cura dell’Ospedale Isola Tiberina e lo fa come parte di un progetto strutturato, pensato per affiancare le terapie tradizionali. L’iniziativa, realizzata con il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto, ha coinvolto pazienti oncologici e dializzati, ma anche operatori e professionisti sanitari, chiamati a condividere uno spazio diverso dal consueto, fatto di movimento, ascolto e relazione.

Dieci incontri tra arte e cura

Il progetto si è sviluppato in dieci incontri di danza ed è inserito in un programma più ampio dedicato alla “bellezza che cura”. Nasce da un accordo triennale tra l’ospedale e il Centro Coreografico Nazionale / Aterballetto e punta a portare la dimensione artistica dentro i luoghi di cura, senza sovrapporsi alla pratica clinica ma affiancandola, con l’attenzione rivolta prima di tutto alla persona.

“Integrare la danza nei percorsi terapeutici significa riconoscere che la cura non è solo intervento clinico, ma anche relazione, ascolto e qualità della vita”, spiega Giovanni Arcuri, direttore generale dell’Ospedale Isola Tiberina.

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Il lavoro nei reparti

I laboratori sono stati guidati dalla coreografa Lara Guidetti e hanno coinvolto diverse aree dell’ospedale, dall’oncologia alla nefrologia, fino alla psicologia clinica. Un lavoro condiviso, in cui competenze sanitarie e culturali si sono incontrate, offrendo ai partecipanti uno spazio protetto in cui il corpo, spesso segnato dalla malattia e dalle terapie, ha potuto ritrovare attenzione e ascolto.

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Il racconto della coreografa

Per Lara Guidetti il laboratorio è stato soprattutto un incontro umano, costruito nel tempo, passo dopo passo. “In questo laboratorio ho incontrato danzatori straordinari in grado di muovere la paura così come la speranza”, racconta la coreografa, descrivendo un’esperienza in cui il movimento diventa linguaggio e possibilità di relazione.

La chiusura il 29 aprile

Il progetto pilota si è concluso, il 29 aprile, in occasione della Giornata Internazionale della Danza, con un laboratorio finale all’interno dell’ospedale. Una chiusura simbolica per un’esperienza di welfare culturale applicato alla sanità, che ha messo in dialogo arte e medicina con l’obiettivo di rendere i luoghi di cura spazi più attenti alla dimensione umana dell’assistenza.

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