Tredici Pietro su Gianni Morandi: "Papà mi lasciava la Playstation solo per un'ora"

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In un'intervista al podcast Tintoria, il cantante ha raccontato la sua passione per la musica e gli aneddoti sulla vita insieme al padre, dall'educazione ricevuta al duetto all'ultimo Festival di Sanremo

“Potevo giocare alla Playstation, ma con dei limiti: non oltre un’ora al giorno”. In un’intervista al podcast Tintoria di Daniele Tinti e Stefano Rapone, Tredici Pietro, 28 anni, figlio di Gianni Morandi, ha raccontato un aneddoto della vita con il padre. “Non potevo giocare ad Assassin’s Creed da piccolo, quando mio padre vide la parola sul televisore mi disse: “Cos’è ‘sta roba? No”. Al contrario, “i miei nipoti invece potevano giocare a tutto. Ma avevano ragione i miei, quello che dicevano loro era legge. Io da ragazzo giocavo molto a pallone e andavo a fumare nel bosco: prima sigarette, poi hashish, ma non credo affatto a una correlazione tra il fumo e la creatività: è un falso storico. Sicuramente alterare la propria persona può darti un altro punto di vista sulle cose, ma non a lungo termine. Il più grande nemico della creatività è solo la routine”.

DAGLI INIZI A BOLOGNA AL DUETTO AL FESTIVAL DI SANREMO CON IL PAPÀ

Nel podcast Tintoria, Tredici Pietro ha raccontato gli inizi nel mondo della musica: “Sono partito facendo dj set nel Bolognese, prima ancora freestyle, perdevo le battle, facevo schifo e ho mollato. La prima data fuori Bologna è stata a Erba. In discoteca solo una piccola minoranza è lì per te, gli altri sono lì per altro, sono poco interessati a te che canti: allora devi farti notare e fare casino. Io ascoltavo solo rap, poi piano piano mi sono sentito rappresentato anche da altro”. Con il tempo, è nato Tredici Pietro: “Eravamo in 13 nel mio gruppo, ho scelto quello pseudonimo a 19 anni. Prima ero Mastro P, giocavo con la PM di Pietro Morandi”. Ha poi ricordato alcuni episodi vissuti nella casa di famiglia, che è stata anche luogo di incontri con personaggi celebri: “La mia famiglia è fortemente progressista e bolognese radicata nelle storie di sinistra, quindi Berlusconi non l’ho mai visto. Ma una volta c’è stato Celentano a casa mia. Non ho potuto cenare con loro. Ricordo bene di aver conosciuto Belen, venne a casa quando condusse Sanremo con mio padre: avevo 12 anni”. Del resto, la parentela con Gianni Morandi è stata “senza dubbio un’opportunità, anche solo ricevere un gusto e dei racconti, sapere la storia di qualcun altro così da vicino sicuramente è già di per sé un privilegio”. Allo stesso tempo, “c’è anche la componente rottura di palle, ma se non volevo la bicicletta non pedalavo. Ho deciso di fare un lavoro che è strettamente legato anche a quello della mia famiglia, quindi è ovvio che ti porti dietro una sorta di paragone: resta tuttavia un privilegio. Poi i miei hanno scoperto che facevo musica quando sono diventato virale su internet: mi piace distanziarmi in maniera sana, facendo il mio percorso ma non da reietto”. Dopo la maturità, Tredici Pietro aveva lavorato un anno in un negozio di alimentari italiano a Londra, dove però non si era trovato bene. “Sono tornato a casa e ho capito che studiare è un privilegio: mi sono iscritto all’università, il rap poi è diventato una cosa seria e l’ho mollata. Londra, però, almeno mi ha dato lo stimolo a tornare in Italia e a farmi capire di scrivere in italiano”. Alla fine, arrivato sul palco del Festival di Sanremo 2026, il giovane cantante ha ottenuto grandissimi consensi e ha anche vissuto un momento speciale proprio in compagnia del papà: la serata dei duetti. “Il Festival con lui è stato una svolta. Lui è una grossa figura che ti anticipa, è uno che fa ombra e io quella cosa l’ho sofferta. Ma, una volta arrivato su quel palco con le mie forze, era il momento di esorcizzare le proprie ombre. Cantare con il mio babbo è stato questo, essere pari rispetto a mio padre: la cosa più bella che ho fatto nella mia vita. A Sanremo è stata una settimana dispendiosa: Sei sotto pressione per la musica, dovresti preparare la tua performance al massimo, sei esposto: invece dalle 9 del mattino alle 9 di sera vai in giro a promuoverti. Ma la mia filosofia resta quella: “Hai voluto la bicicletta? E adesso pedala”". Ora, a pochi giorni dall’inizio del tour, “c’è grossa ansia, sono teso, ho un po’ il terrore. È una cosa bella ma voglio arrivare preparatissimo e ancora non lo sono. Ora per due settimane dovrò essere costante e senza vizi: sono un fumatore ad esempio, il fumo è nemico della voce”.

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