Mickey Rourke, il GoFundMe per evitare lo sfratto: "La fama non protegge dalle difficoltà"
Spettacolo
A dicembre, l'attore candidato all'Oscar ha ricevuto una diffida: se non paga i 60mila dollari di affitto arretrato, dovrà lasciare la sua villa di Los Angeles
Mickey Rourke ha lanciato una raccolta fondi su GoFundMe domenica 4 gennaio, nella speranza di evitare lo sfratto. A dicembre, l'attore candidato all'Oscar ha ricevuto una diffida: se non paga i 60mila dollari di affitto arretrato, dovrà lasciare la sua villa di Los Angeles. La raccolta fondi, intitolata "Aiuta Mickey Rourke a restare a casa sua", ha raccolto finora poco più di 53mila dollari, con un obiettivo di 100mila.
La raccolta fondi
"Mickey Rourke (FOTO) è entrato nel cinema americano come una forza della natura: crudo, coraggioso e assolutamente originale", si legge nella descrizione della pagina per la donazione. "Tra gli anni Settanta e gli anni Ottanta non era solo una star del cinema, era il simbolo di qualcosa di raro: pericolo unito a vulnerabilità, durezza unita a cuore. Da Diner a Rusty il selvaggio a 9 settimane e mezzo, Mickey ha regalato al pubblico interpretazioni che sembravano vissute, non recitate, lasciando un segno indelebile nella cultura cinematografica americana". Poi, Rourke ha abbandonato la recitazione per dedicarsi alla boxe, ritrovandosi con "cicatrici fisiche ed emotive permanenti", abbandonato "dall'industria che un tempo lo celebrava".
"La fama non protegge dalle difficoltà e il talento non garantisce stabilità", si legge sul GoFoundMe. "Ciò che rimane è una persona che merita dignità, una casa e la possibilità di rimettersi in piedi".
La carriera
Mickey Rourke è una delle figure più complesse e contraddittorie del cinema americano contemporaneo, un attore la cui carriera è stata segnata da ascese fulminanti, brusche cadute e sorprendenti rinascite. Nato a New York nel 1952, Rourke si forma come attore all’Actors Studio, seguendo il metodo di Lee Strasberg, e debutta sul grande schermo alla fine degli anni Settanta, distinguendosi subito per un’intensità fuori dagli schemi. Il successo arriva negli anni Ottanta, quando diventa uno dei volti più magnetici e inquieti di Hollywood. Film come Rusty il selvaggio e 9 settimane e ½ lo consacrano sex symbol atipico, lontano dai canoni rassicuranti del divismo classico. Rourke incarna personaggi tormentati, fragili, spesso autodistruttivi, portando sullo schermo una fisicità e una vulnerabilità che sembrano riflettere il suo vissuto personale.
Proprio l’insofferenza verso l’industria cinematografica e il desiderio di autenticità lo spingono, all’inizio degli anni Novanta, ad allontanarsi progressivamente dal cinema. Rourke abbandona Hollywood per dedicarsi alla boxe professionistica, una scelta che segna profondamente il suo corpo e la sua carriera. Al ritorno sullo schermo, il suo volto è cambiato, segnato da interventi chirurgici e da una vita vissuta senza compromessi.
Confinato per anni in ruoli marginali, negli anni Duemila registi come Robert Rodriguez e Darren Aronofsky ne riscoprono il talento. Con Sin City e soprattutto The Wrestler, Rourke torna protagonista, offrendo interpretazioni di straordinaria intensità emotiva. Per il ruolo del lottatore Randy “The Ram” Robinson ottiene una nomination all’Oscar e numerosi riconoscimenti internazionali, in un film che sembra rispecchiare in modo quasi autobiografico la sua parabola artistica e umana.
Di recente Mickey Rourke è stato contattato per un nuovo thriller indipendente, Mascots, scritto e diretto da Kerry Mondragon. Tuttavia Udo Kier, coinvolto nel progetto, è scomparso lo scorso novembre.