Miguel Bosé nel suo libro: “I miei genitori mi cucirono nella carcassa di un cervo”

Spettacolo

Camilla Sernagiotto

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Rivelazioni shock quelle del cantante, attore ed ex ballerino spagnolo naturalizzato italiano, scritte nero su bianco nel suo libro autobiografico che uscirà in Italia l'8 marzo. Edito da Rizzoli, si intitola “Il figlio di capitan Tuono” e raccoglie memorie, retroscena e aneddoti di una delle icone più leggendarie degli anni '80. L'autobiografia verrà adattata in una serie televisiva per Paramount +

Miguel Bosé lascia tutti a bocca aperta, anzi spalancata, per via delle rivelazioni shock che scrive nero su bianco nel suo libro autobiografico, che uscirà in Italia l'8 marzo.

Edito da Rizzoli, si intitola “Il figlio di capitan Tuono” e raccoglie memorie, retroscena e aneddoti di una delle icone più leggendarie degli anni '80. Il libro verrà adattato in una serie televisiva per Paramount +, di cui sono già in corso le riprese.

Il mitico cantante, attore ed ex ballerino spagnolo naturalizzato italiano, oggi sessantacinquenne, racconta nella sua autobiografia cose impensabili.
Una su tutte? Quella messa a titolo in questo articolo. “A dieci anni sono stato cucito vivo dentro la carcassa di un cervo. I miei genitori due mostri”, racconta Miguel Bosé.

Poi tanti altri capitoli di una delle vite più intense che siano mai esistite, quella di un bambino che veniva accompagnato a scuola da niente po’ po’ di meno che Pablo Picasso. Proprio lui, il più grande artista spagnolo della storia, gli ha regalato "il primo vestito da ballo”. Il che sembra una storia da favola disneyana, con happy ending annesso. E invece no.
"Alla recita di fine anno mi feci la pipì sotto, perché ero vestito da nuvola e mi vergognavo. Picasso venne da me e mi disse: sei il più bravo di tutti, sei l'unica nuvola che ha fatto piovere”, raccontano le pagine autobiografiche firmate da Miguel Bosé.

“Mi hanno cucito vivo dentro la carcassa di un cervo”

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Ma cosa significa “Mi hanno cucito vivo dentro la carcassa di un cervo”? Lo racconta per filo e per segno l'autore nel suo libro.

“L’hanno svuotato dalle viscere, poi mi hanno lasciato là dentro. Sono svenuto: per la claustrofobia, per la mancanza d’aria, per la brutalità del gesto”, queste sono le parole con cui l'artista rivela uno degli episodi più traumatici della sua esistenza. Aveva soltanto dieci anni quando suo padre, il celebre torero spagnolo Luis Miguel González Lucas - meglio conosciuto come Luis Miguel Dominguín - lo portò in Mozambico per sottoporlo a una specie di “rito di passaggio”, un'iniziazione all'età adulta.

Questo episodio, assieme a tantissimi altri paragrafi che sembrano usciti da un racconto fantastico tipo Le mille e una notte, fa parte del libro Il figlio di capitan Tuono. Nell'autobiografia sono inclusi soltanto gli anni precedenti al successo musicale di Miguel Bosé, quelli della prima parte della sua vita, quando era un bambino e poi un adolescente. Tutto quello che si leggerà nel testo è quindi precedente al suo debutto del mondo delle sette note.

Il libro adattato in una serie tv

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Il figlio di capitan Tuono di Miguel Bosé sarà adattato per il piccolo schermo, diventando una serie televisiva di cui attualmente sono in corso le riprese per Paramount +.

Sia il libro sia la serie racconteranno i primi vent'anni della vita di Miguel, soffermandosi sulla sua infanzia vissuta il papà. E che papà... Crescere con un maschio alfa di una famosissima dinastia di toreri, crescere con uno dei più grandi sex symbol della Spagna e del mondo, considerato “un dio in terra” da chiunque vivesse sul suolo spagnolo ma pure fuori... Non dev'essere stato semplice, come infatti spiegano bene le pagine del libro di Bosé.

Il focus si concentra anche sulla madre, Lucia Bosé, attrice e Miss Italia, considerata la “donna più bella del mondo” e divenuta musa del surrealismo.

I genitori: due “dei” ma anche “due mostri”

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I genitori di Miguel Bosé, Luis Miguel Dominguín e Lucia Bosé, sono stati al contempo due “dei” e due "mostri”, perché al figlio hanno “reso l’infanzia un inferno”, riportando le sue stesse parole dell'autobiografia.


Il surrealismo che sua madre ha tanto influenzato nei panni di musa vivente sembra fare da fil rouge anche a questo libro: ciò che viene raccontato ha del surreale. Viene narrato il racconto del padre, che si faceva chiamare “maestro” e aveva deciso di occuparsi in prima persona dell'educazione del figlio perché “sennò ci diventa frocio”, stando alle parole di Miguel.


“Per essere alla sua altezza avrei dovuto imparare a sparare con il fucile, a fare l’amore e a fumare prima dei tredici anni”, racconta l’artista.
Proprio per aumentarne la mascolinità, il torero organizzò il viaggio in Mozambico per sottoporlo al rituale del cervo di cui sopra, con lo scopo di aumentare la sua “scarsa carica di testosterone”.

Ricordiamo che Miguel Bosé, nonostante in passato abbia avuto relazioni con donne (per esempio con l’attrice Ana Obregón), alcuni anni fa ha dichiarato di essere omosessuale. Il 27 aprile 2011 ha annunciato pubblicamente su Facebook e Twitter di essere diventato papà di due gemelli, Diego e Tadeo, tramite maternità surrogata.
Il 29 giugno 2013 ha rivelato alla rivista spagnola Shangay di essere padre di altri due figli: "Non ho due figli ma quattro. A sette mesi dalla nascita di Diego e Tadeo sono arrivati altri due gemelli, Ivo e Telmo". Nel 2018 ha annunciato la separazione dal suo compagno, lo scultore Nacho Palau.

Racconti scioccanti

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Oltre all'aneddoto scioccante in cui il padre cuce il figlio vivo nella carcassa di un cervo, Miguel Bosé aggiunge che durante lo stesso viaggio in Mozambico suo papà gli ha organizzato un incontro sessuale con una ragazza indigena, di soli sedici anni.

Lui, Miguel, si è rifiutato. “Dopo avermela offerta se la prese lui, mentre io ascoltavo terrorizzato le urla di lei rannicchiato intorno al fuoco da campo”.
Le sue pagine raccontano anche i tanti tradimenti inanellati dai suoi genitori, culminati nella separazione. Si sofferma anche sulle amicizie della madre con artisti e intellettuali del calibro di Pablo Picasso.


“Mio padre e mia madre si sono amati di una passione brutale in una Spagna popolata di personaggi che hanno fatto e disfatto il ventesimo secolo. Il mio libro non è un regolamento di conti contro di loro, ma un esercizio di comprensione. L’ho scritto in modo romanzato, direi cinematografico”, spiega l’autore.

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