Stop a cinema e teatri, l’appello di Unita al governo: "Non siamo tempo libero"

Spettacolo

Il mondo della cultura continua a mobilitarsi contro la chiusura di teatri e cinema prevista dal nuovo Dpcm. L’unione nazionale di interpreti dell’audiovisivo, teatro e spettacoli dal vivo (Unita) ha inviato un messaggio per protestare contro la chiusura e chiedere misure di ristoro al più presto. Tra chi ha condiviso sui social il messaggio anche Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi e Caterina Guzzanti

Il mondo della cultura continua a mobilitarsi contro la chiusura di teatri e cinema prevista dal nuovo Dpcm. Dopo l'appello di Cultura Italiae e quello di Agis e degli assessori, anche Unita, l’unione nazionale di interpreti dell’audiovisivo, teatro e spettacoli dal vivo, ha inviato un messaggio al ministro della Cultura Franceschini, al presidente del Consiglio Giuseppe Conte e al presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’appello è stato condiviso sui social da tanti attori: tra gli altri Vittoria Puccini, Pierfrancesco Favino, Stefano Accorsi, Claudia Gerini e Caterina Guzzanti.

L’appello sui social

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“Non siamo tempo libero - si legge nel messaggio - siamo lavoro e molto di più. Non condividiamo le decisioni prese su cinema e teatri, e non da oggi. Come intendete sostenere i lavoratori? Perché non ci ascoltate, rispondendo alla nostra richiesta di un incontro?”. In tanti, tra cui Accorsi e Favino, hanno condiviso l’appello accompagnandolo con una frase del direttore d’orchestra Claudio Abbado: “La cultura è un bene comune primario come l'acqua; i teatri le biblioteche i cinema sono come tanti acquedotti”.

Le richieste di Unita

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Queste le richieste della sigla Unita, nata a giugno di quest’anno e con presidente Vittoria Puccini: “1) Tenere aperte le sale con gli orari degli spettacoli anticipati a prima del coprifuoco. 2) Introdurre i protocolli di sicurezza per il teatro (su modello del protocollo audiovisivo) per artisti, tecnici e maestranze. 3) Far rispettare il comma 5 dell’art.19 del CCNL della Prosa in caso di sospensione della produttività. 4) Creare ammortizzatori sociali continuativi per colleghe e colleghi in difficoltà fino al termine dell’emergenza”.

Roberto Bolle: "L'arte e la cultura sono il nutrimento di un Paese"

Agli attori si unisce anche la voce della danza con il ballerino Roberto Bolle che su Instagram ricorda come "l’arte e la cultura sono la voce e il nutrimento di un paese". "Fermare tutto, vuol dire non solo imbavagliarlo, ma anche togliergli ristoro - ha scritto a corredo di una foto di un teatro vuoto - impoverirlo con effetti anche di lunga durata di cui non conosciamo la portata soprattutto sui giovani. Per non parlare delle categorie professionali coinvolte che, al pari di tante altre, non hanno possibilità di sopravvivere economicamente con dignità a questa terribile emergenza. Nel rispetto delle esigenze sanitarie che restano prioritarie, mi unisco alla voce di coloro che chiedono di non sottovalutare il danno che la chiusura di teatri e cinema, realtà che avevano magnificamente interpretato le norme di sicurezza con risultati eccezionali, porta a tutto il Paese".

Muti e Bellocchio sulla chiusura di cinema e teatri

Anche due grandi della musica e del cinema hanno, a loro volta, commentato la chiusura di cinema e teatri. Su La Repubblica c'è lo sfogo del regista Marco Bellocchio. "L'idea dei cinema e dei teatri chiusi mi dà un dolore così forte che posso solo sperare che la privazione sia più breve possibile", ha detto l'autore 80enne aggiungendo che "neanche le bombe fermarono cinema e teatri" ed è "una sciagura chiuderli ora". Il Corriere della Sera ospita invece una lettera scritta dal direttore d'orchestra Riccardo Muti e diretta al presidente del Consiglio. "Chiudere le sale da concerto e i teatri è decisione grave. L’impoverimento della mente e dello spirito - si legge nel testo - è pericoloso e nuoce anche alla salute del corpo. Definire, come ho ascoltato da alcuni rappresentanti del governo, come 'superflua' l’attività teatrale e musicale è espressione di ignoranza, incultura e mancanza di sensibilità".

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