In Evidenza
altre sezioni
Altro

Per continuare la fruizione del contenuto ruota il dispositivo in posizione verticale

Sanremo 2019, l'armonia perduta del Festival

Spettacolo

Flavio Natalia

Antonello Venditti si è esibito insieme a Claudio Baglioni in "Notte prima degli esami" (foto: Kikapress)

Dai duetti di Antonello Venditti e Fabio Rovazzi passando per lo show di Ornella Vanoni, ecco tutti i momenti salienti della terza serata

Condividi:

Ma cosa è successo al Festival dell'armonia di Claudio Baglioni? Mercoledì sera lo avevamo visto brillare, dopo il debutto timoroso di martedì. Ieri invece, consumato un avvio promettente tra gag per famiglie e la ormai consueta aria rassicurante, dopo un'oretta e mezza ha improvvisamente smarrito la strada, e la misura, facendo spazio alla noia. Come se, una volta scongiurato il rischio del naufragio negli ascolti e degli strali della nuova classe politica, la tensione fosse di colpo calata. Portandosi via eleganza, gag convincenti e cura della confezione e Sanremo fosse tornato il solito, appiccicoso Sanremo.  

Arriva la noia, Venditti non la scaccia

Poco prima di metà serata si è smesso di sorridere, per numeri comici che – come l'interminabile, e inspiegabilmente urlata, rivisitazione di "Per fare un albero" proposto da Claudio Bisio e Virginia Raffaele, che ha però saputo far sorridere, nel corso della serata, con l'imitazione di Meghan Markle -  hanno generato soprattutto la speranza che finissero presto. Si è sbadigliato di fronte al buonismo sempre più mieloso dei saluti a questo o a quello e dei buoni propositi di superospiti e conduttori fissi o di giornata. Ed è sfumata presto anche la speranza che Antonello Venditti, all'Ariston per far la festa ai primi 40 anni della sua "Sotto il segno dei pesci" (tra l'altro riarrangiata, a stemperare quell’effetto nostalgia sempre piacevole. Ma ce ne era bisogno?) , "ci pensasse lui", pur recuperando smalto nel duetto con Baglioni in "Notte prima degli esami" .

Più che Cevoli, ci pensa la Vanoni

Anche Paolo Cevoli, comico di giornata, non ha fatto centro. Il suo "assessore  comunale Cangini" armato di Basso tuba "per trombare i colleghi politici italiani", sul palco ha fatto più chilometri che satira, suscitando qualche sorriso (in stile bar dello sport) giusto al momento di invitare gli organizzatori a "mettere sul palco un po' di passerina. Qui le più gnocche sono Patty Pravo e la Bertè. Ma la Raffaele non ce l'ha un paio di calze a rete?" Per fortuna a un certo punto è arrivata Ornella Vanoni ("sono qui gratis, ma che non diventi una abitudine"), 84 anni, che tra una parolaccia, un riferimento sessuale da avanspettacolo e un "sono vecchia e faccio quello che mi pare", ha vagato per il palco cercando anche di chiaccherare con Patty Pravo, cosa proibitissima ("ma perché no? È una mia amica!") visto che la star veneziana era "il prossimo cantante in gara", da non favorire. Però, almeno, ha portato un soffio di vita in una serata che dava l'idea di aver smarrito, oltre alla sua sbandierata armonia, anche il gusto per le cose fatte bene. 

Le canzoni, i favoriti

E mentre il ritmo del contorno scemava, si è fatto più caso alle canzoni in gara. Con la conferma di un fatto inesorabile: su quel palco le generazioni si succedono, i ritmi anche, ma contenuti (cuore, amore, mamma, capanna, non rubare, non picchiare, non desiderare la donna, o l'uomo, d'altri, e dai torna questa casa aspetta te) e calcoli di prudenza (se vuoi piacere a tutti e non hai il brano della vita, meglio andare sul facile. Magari vestendoti comunque da star rap californiana, e tatuandoti un po'), alla fine per la maggioranza dei concorrenti restano gli stessi. Meglio attenuare, se si vuole provare a trionfare. Stringendo sui favoriti, Ultimo (faccetta simpatico-strafottente da "monello della porta accanto") ha confermato il pronostico di probabile vincitore con la elementare  "I tuoi particolari". Irama è cresciuto in tranquillità su quel palco che aveva trovato tanto scomodo la prima sera, ma "La ragazza dal cuore di latta" per il momento non spacca. E Simone Cristicchi ha più recitato che cantato la sua "Abbi cura di me", inno alla vita furbetto e un po' misticheggiante (infatti piace in Vaticano), che sembra a metà strada tra un cantico dei cantici laico, la vena struggente di "Ti regalerò una rosa" con cui vinse a Sanremo nel 2007, e una versione piddina della lontana "Minchia signor tenente" di Gianfranco Faletti. Però ha raccolto comunque una standing ovation. E si è commosso. 

Il "dirottatore artistico", la messa di Bisio e il "superospite" Rovazzi

Nella marmellata, si è salvato Baglioni, un "dirottatore artistico" sempre all’altezza nei duetti, che si tratti della sua pupilla Alessandra Amoroso o della strana coppia da hit parade anni '80 formata da Raf e Umberto Tozzi. Ed eccellente, da solista, al momento di calarsi in un’altra sua canzone-monumento: "E tu". Si è difeso Fabio Rovazzi, all'Ariston addirittura da Superospite, recitando a mo' di poesia il testo dell'hit estiva "Faccio quello che voglio". Per poi cedere anche lui alla tentazione nazional popolare di mandare un saluto al papà scomparso. Poco prima, Bisio, nel pieno della sua (meritoria) crociata anti odiatori del web, aveva addirittura promesso a un "social user" (meno arrabbiato e sgrammaticato tra i milioni che commentano minuto per minuto Sanremo a colpi di insulti), di "tornare a messa dopo decenni, a fine Festival". Insomma, che frenata! Tanta noia, qualche lampo, poca "armonia". E tanta democristianeria. 

Le classifiche il "respiro di Sanremo"

Sarà stato per la paura della calata dei Gilet Gialli dalla vicina Francia, minacciata per domani? O piuttosto del respiro inesorabile del festival, che ha le sue leggi, più o meno queste: la prima sera tanta tensione, nella seconda le energie migliori, alla terza il calo? Scommettiamo sull'ipotesi 2. Tanto, alla fine, aveva ragione Baudo: Sanremo è Sanremo. È fatto così, e non cambia. Infatti, anche ieri sera, inesorabile, ecco la classifica, stavolta quella dei giornalisti. In vetta, appunto, Ultimo, Cristicchi e Irama. Più la sorpresa Mahmood, vincitore a dicembre di Sanremo Giovani, madre italiana e padre egiziano, versione un po' intristita del trapper Ghali, Ieri è stato il migliore, con "Soldi", apologo in chiave indy-trap del consumismo. Coraggio: stasera ci sono i duetti. E domani finisce tutto. Peccato però: mercoledì sera ci eravamo divertiti.