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Antidepressivi in mare una minaccia per i pesci: influenzano il comportamento

I titoli di Sky TG24 delle 13 del 22/11

2' di lettura

Uno studio australiano ha osservato come l’esposizione alle sostanze psicoattive, come il prozac, porti i pesci a modificare l’aggressività con cui cercano di procacciarsi il cibo. La dinamica potrebbe renderli facili prede per altri animali
 

Oltre a plastica e altri tipi di rifiuti, in mare possono finire anche persino i farmaci. Tra questi ci sono anche gli antidepressivi, che stando a un nuovo studio causerebbero dei cambiamenti al comportamento di pesci e altre creature marine che li ingeriscono. La ricerca condotta dalla Monash University in Australia e pubblicata su Biology Letters sottolinea come i medicinali psicoattivi siano in grado di influenzare in negativo alcuni atteggiamenti fondamentali per gli animali acquatici, come ad esempio il modo in cui fuggono dai predatori o si procacciano del cibo.

Gli antidepressivi rendono i pesci meno aggressivi

Il prozac, un farmaco antidepressivo molto conosciuto, rientra secondo i ricercatori tra quei medicinali che sono stati rilevati negli ecosistemi acquatici e che potrebbero contribuire a modificare pericolosamente il comportamento dei pesci. Finora, gli studiosi avevano testato gli effetti dei farmaci isolando i pesci all’interno di contenitori, un metodo che tuttavia non permette di osservare come la risposta degli animali a queste sostanze possa variare all’interno di un contesto sociale. Per questo il team dell’ateneo australiano ha condotto un esperimento sulle gambusie, fatte nuotare per un mese in acque contaminate dal prozac a vari livelli, sia da sole che in gruppi di tre. Quando i ricercatori hanno nutrito i pesci, hanno notato un cambiamento nelle dinamiche con le quali gli animali in gruppo cercavano di accaparrarsi il cibo a discapito degli altri, in una caccia che in natura può valere la sopravvivenza. In particolare, le gambusie esposte agli antidepressivi mostravano una minore aggressività nel momento in cui dovevano procacciarsi il cibo, un effetto ‘rilassante’ che potrebbe rendere i pesci facili obiettivi per i predatori.

I pesci si comportano diversamente in gruppo

Secondo Bob Wong della Monash University, che ha guidato la ricerca, “l’effetto non è drammatico ma è scientificamente e statisticamente significativo”. In particolare, lo studio evidenzia come i test comportamentali condotti sui pesci in condizioni di isolamento sociale potrebbero non riuscire a predire in modo corretto i rischi portati per gli ecosistemi dai rifiuti psicoattivi.

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