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I poli magnetici della Terra si invertono più spesso del previsto: la scoperta

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3' di lettura

Secondo un nuovo studio l’inversione sarebbe avvenuta 78 volte in tre milioni di anni, ma ora non accade da 780.000 anni. L’alternanza di periodi di calma e iperattività lascia gli scienziati con molte domande 

I poli magnetici della Terra sono stati piuttosto irrequieti in passato, invertendosi con una frequenza maggiore rispetto a quanto previsto. In particolare, lo scambio di nord e sud magnetici sarebbe avvenuto 78 volte nell’arco di tre milioni di anni. È questo infatti il periodo coperto dalle rocce sedimentarie raccolte in Siberia e analizzate dal team guidato da Yves Gallet, ricercatore dell’Università di Parigi e del Centro nazionale francese per la ricerca scientifica. I risultati ottenuti sono stati pubblicati sulla rivista Earth and Planetary Sciences Letters e fanno luce su un insolito fenomeno che può fornire importanti indizi sul passato della Terra.

Il campo magnetico terrestre tra calma e iperattività

A generare il campo magnetico terrestre contribuiscono con la propria carica il ferro e il nichel presenti allo stato fuso nel nucleo esterno del pianeta. Il risultato di questa azione è una sorta di bolla in grado di proteggere la Terra dalle radiazioni provenienti dal Sole. Attualmente, sembra che i poli magnetici nord e sud siano rimasti immobili negli ultimi 780.000 anni ma è risaputo che in passato siano esistiti periodi di grande dinamicità del campo magnetico. Le tracce di queste inversioni rimangono intrappolate in rocce sedimentarie ricche di ferro che hanno subito in precedenza l’influenza del campo magnetico: proprio da questi resti, raccolti nel nord della Siberia, è partito il lavoro di Yves Gallet e dei suoi colleghi.

Vicini a una nuova inversione dei poli magnetici?

Analizzando i sedimenti ottenuti a due riprese e risalenti a circa 550 milioni di anni fa i ricercatori hanno scoperto che, con grande sorpresa, l’inversione dei poli magnetici sarebbe avvenuta ben 78 volte in un periodo considerato di circa tre milioni di anni, con una media decisamente superiore a quella di ogni 200.000 anni riscontrata in passato. Questa grande dinamicità e irregolarità provoca tutt’oggi molte domande tra gli scienziati, per via della difficoltà nell’ottenere informazioni sul comportamento del nucleo. Alcune ricerche suggeriscono che, dopo 780.000 anni di calma, nord e sud magnetici sarebbero ora pronti a invertirsi nuovamente. Secondo quanto spiegato a National Geographic dal paleomagnetista dell’Università della Florida Joseph Meert si tratterebbe comunque di un fenomeno graduale e non “un film in cui ti svegli un giorno e il tuo magnete punta verso nord e il giorno successivo punta verso sud”. Di certo, le inversioni del campo magnetico terrestre avvenute in passato non sono collegabili a eventi quali estinzioni di massa. Piuttosto, stando a Aldo Winker di Ingv, lo scambio dei poli magnetici oggi “creerebbe problemi soprattutto a satelliti e reti elettriche che potrebbero essere bombardati da particelle solari e raggi cosmici perché il campo magnetico indebolito ha più difficoltà a fare da scudo”. 

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