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Rinoceronte bianco del Nord, procede il piano per evitare l'estinzione

Rinoceronte bianco del Nord, piano contro l'estinzione

4' di lettura

Dopo una delicata operazione eseguita ad agosto, sono stati prelevati ovociti da due femmine della specie, ultimi esemplari rimasti in vita. Ora si aspetta solo l’impianto degli embrioni in madri surrogate 

Lo scorso 22 agosto in Kenya, presso la riserva ‘Ol Pejeta Conservancy’ un gruppo internazionale di esperti è stato protagonista di una delicata operazione per evitare alla specie del rinoceronte bianco del Nord la totale estinzione. Nel 2018 era morto Sudan, l’ultimo esemplare maschio in vita e ad oggi, sono solo due i rinoceronti viventi. Si tratta di due femmine: Fatu che ha 19 anni e Najin, la madre, che ne ha 35. Se si pensa che in media questa specie di rinoceronte vive sui 40 anni e che questi due esemplari sono gli ultimi rimasti, l'importante lavoro dell’equipe di specialisti è stato quello di prelevare gli ovociti dalle due femmine per tentare la creazione in vitro degli embrioni di rinoceronte bianco settentrionale, grazie allo sperma di alcuni tra gli ultimi esemplari maschi (tra cui quello di Sudan) che era stato prelevato prima della loro morte. Protagonista di questa delicata operazione è Avantea, laboratorio di tecnologie avanzate per la ricerca biotecnologica e la riproduzione animale con sede a Cremona. Grazie al lavoro del professor Cesare Galli e del suo team così sono stati portati a maturazione e fecondati gli ovuli raccolti durante il prelievo di fine agosto. Prossimo step sarà quello di trasferire l’embrione fecondato in una madre surrogata della specie di rinoceronte meridionale, geneticamente legata al cugino settentrionale.

Prossimo step l’impianto degli embrioni

Per far sì che questa ulteriore e determinate parte del progetto, che coinvolge numerosi attori all’interno del progetto di ricerca ‘BioRescue’ occorrerà perà aspettare ancora qualche mese dato che i ricercatori del stanno ancora lavorando per affinare le tecniche di impianto, e al tempo stesso vogliono creare una riserva di embrioni, prelevando altri ovociti dagli ultimi due esemplari femmina rimasti. A raccontare l’evoluzione di questo importante progetto per salvare dall’estinzione la specie è stato proprio il professor Galli. "Non abbiamo ancora un'idea precisa dei tempi, ci vorrà qualche mese per l'impianto dal momento che fino all'anno scorso non avevano embrioni", ha detto. La cautela è d’obbligo, anche in virtù del fatto che gli unici due tentativi fatti su altrettante femmine di rinoceronte bianco del sud non sono andati a buon fine. "Finchè non saremo sicuri della tecnica”, ha specificato il professore, “non ci sarà impianto. Intanto continuiamo a lavorare su un altro fronte, quello di creare una riserva di embrioni". Per farlo, i ricercatori hanno in mente di tornare più volte in Kenya, dove ci sono Najin e Fatu, le due femmine da cui sono stati ricavati gli embrioni, per prelevare altri ovociti, prima che soprattutto la prima non incontri la morte.

Un progetto congiunto

La raccolta degli ovuli è stata realizzata grazie ad un'iniziativa congiunta, oltre che da Avantea, dell'Istituto Leibniz per lo zoo e la ricerca sulla fauna selvatica (Leibniz-IZW), il Dvur Králové Zoo, la Ol Pejeta Conservancy e il Kenya Wildlife Service (KWS). "L'intero team ha sviluppato e pianificato queste procedure per anni", ha affermato il professor Thomas Hildebrandt dell’Istituto Leibniz. "Oggi abbiamo raggiunto un'importante traguardo su una strada impervia che ci permette di pianificare le tappe future del programma di salvaguardia del rinoceronte bianco del nord". C’è dunque grande positività nei confronti della riuscita del programma di lavoro. "Cinque anni fa sembrava che la produzione di un embrione di rinoceronte bianco settentrionale fosse quasi un obiettivo irraggiungibile e oggi ci siamo riusciti. Questo fantastico risultato di tutto il team ci permette di essere ottimisti per quanto riguarda i prossimi passi. Nei mesi a seguire dovremo ottimizzare il processo di trasferimento e sviluppo embrionale nelle madri surrogate", ha detto Jan Stejskal, direttore della comunicazione e dei progetti internazionali dello zoo di Dvur Králové, proprio dove sono nate Najin e Fatu.

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