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Vita su Marte possibile in passato: le prove dall’Etiopia

I Titoli delle 13 del 27/5

2' di lettura

Un team di ricercatori ha scoperto alcuni nanobatteri che abitano l’area geotermale di Dallol, uno dei luoghi più estremi della Terra e simile al Pianeta Rosso in gioventù 

In gioventù, Marte avrebbe avuto condizioni adatte ad ospitare la vita, perlomeno se si parla di piccolissimi microrganismi. Non è un viaggio nel tempo a dimostrarlo, bensì le sorgenti termali del vulcano Dallol, in Etiopia, che rappresenterebbero un ambiente piuttosto simile a quello offerto in passato dal Pianeta Rosso. In uno studio pubblicato su Scientific Reports, con l’importante contributo italiano offerto da Barbara Cavalazzi dell’Università di Bologna, un team di ricercatori descrive infatti la scoperta di alcuni nanobatteri che vivono in uno dei luoghi più estremi della Terra, a causa di un caldo che risulta essere proibitivo per le altre forme di vita.

Sulla Terra c’è vita anche nei luoghi più estremi

La vita su Marte è possibile? In attesa di sapere ciò che i vari rover in esplorazione riveleranno prossimamente, un team di ricercatori ha scoperto la presenza di alcuni piccoli batteri in uno dei luoghi più inospitali della Terra, paragonabile al Pianeta Rosso del passato. Si tratta dell’area geotermale di Dallol, nella parte settentrionale dell’Etiopia, con temperature massime che vanno dai 90 ai 109 gradi, come spiegano gli autori dello studio. Per Barbara Cavalazzi l’habitat estremo di questa zona è “simile ai camini idrotermali sottomarini” e rappresenta “uno dei pochi luoghi sulla Terra in cui si pensava non ci fosse vita”.

Le condizioni limite per la vita

La sorpresa è giunta invece dai campioni raccolti nel 2017 dal vulcano Dallol, che si trova all’interno della Danakil Depression: le analisi del materiale hanno infatti rivelato la presenza di “piccolissime strutture sferiche all’interno dei campioni di sale con un alto contenuto di carbonio, dimostrando un’inequivocabile origine biologica”. I microrganismi scoperti sono fino a 20 volte più piccoli dei normali batteri e, come precisa Cavalazzi, vivono in un paesaggio caratterizzato da diversi colori accesi, dal giallo al blu, con condizioni chimico-fisiche pressoché uniche, date da “alte concentrazioni saline di salgemma e pH molto acidi, poco superiori allo zero”. I nanobatteri scovati in Etiopia consentiranno ai ricercatori di studiare nel dettaglio le condizioni limite per la vita sulla Terra, utili a capire quali altri ambienti estremi, anche su altri pianeti, potrebbero essere abitati da organismi viventi. Il team, spiega Cavalazzi, vuole “proporre alle agenzie spaziali questo sito in Etiopia come analogo di Marte sulla Terra” per “testare rover ed esperimenti ideati per scovare tracce di vita”. 

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