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Stromboli, i risultati della prima radiografia muonica del vulcano

I titoli delle 8 di Sky TG24 del 02/05

2' di lettura

La tecnica ha permesso di individuare una struttura che consentirà di ottenere una migliore comprensione delle future eruzioni
 

Gli esperti dell’Istituto Nazionale di Fisica e Vulcanologia (Ingv) e dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), hanno utilizzato la radiografia muonica, la stessa tecnica impiegata nello studio delle piramidi, per analizzare le caratteristiche del vulcano Stromboli: hanno così individuato una struttura nella sua sommità che permetterà di comprendere meglio le future eruzioni. È caratterizzata da una densità inferiore di oltre il 30% rispetto allo strato roccioso sottostante e si è formata nell’area dei crateri durante l’eruzione del 2007: nel corso del tempo si è riempita del materiale piroclastico prodotto dall’attività esplosiva stromboliana. Rispetto ai raggi X, le particelle elementari note come muoni possiedono una capacità di penetrazione nella materia notevolmente maggiore e possono dunque essere usate per esaminare nel dettaglio delle strutture di grandi dimensioni, proprio come i vulcani e le piramidi. Tutti i risultati dello studio sono stati pubblicati sulle pagine della rivista specializzata Scientific Reports.

Le caratteristiche del rilevatore di muoni

Secondo Flora Giudicepietro, ricercatrice dell’Osservatorio Vesuviano di Napoli, “i risultati della radiografia muonica permetteranno di comprendere meglio i processi eruttivi stromboliani e la dinamica del versante della Sciara del Fuoco, che nel passato è stato più volte interessato da frane in grado di provocare Tsunami”. Giovanni de Lellis, professore di fisica sperimentale presso l’Università Federico II di Napoli e ricercatore dell’Infn, spiega che per svolgere la ricerca è stato utilizzato un rilevatore di muoni trasportabile e resistente alle intemperie, costruito sulla base delle tecnologie sviluppate per l’esperimento Opera (Oscillation Project with Emulsion-tRacking Apparatus), durante il quale sono state analizzate le caratteristiche di un fascio di neutrini proveniente dal Cern. Il test è stato condotto nei Laboratori Nazionali del Gran Sasso. “Il numero di muoni che arriva sul rilevatore consente di determinare la densità del materiale attraversato, in quanto una parte ”, spiega Valeri Tioukov, il coordinatore dello studio. “Le particelle elementari sono in grado di oltrepassare la roccia vulcanica, ma a seconda delle densità e dello spessore della superficie sono in parte assorbite”. 

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