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I cani accompagnavano i cacciatori già 11.500 anni fa, nel Neolitico

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2' di lettura

A rivelarlo sono dei fossili di prede di piccole dimensioni emersi nel sito Shubayqa 6, nella regione nordorientale della Giordania 

11.500 anni fa i cacciatori andavano in cerca di prede accompagnati dai cani.
A rivelarlo è un nuovo studio condotto da un team di ricercatori dell’Università di Copenaghen e del University College di Londra che ha analizzato dei fossili risalenti al Neolitico.
Il migliore amico dell’uomo già all’epoca veniva dunque utilizzato come un fedele e utile strumento da lavoro per facilitare la riuscita della caccia.

Ritrovati resti di prede di piccole dimensioni

Per compiere la ricerca, pubblicata sul Journal of Anthropological Archaeology, gli esperti, coordinati da Lisa Yeomans, hanno studiato approfonditamente dei fossili scovati nella regione nordorientale della Giordania, e precisamente nel sito Shubayqa 6. I resti emersi appartengono soprattutto a gazzelle ma anche a prede di piccole dimensioni, come le lepri. Il ritrovamento di ossa di piccoli animali sembra suggerire che i Sapiens cacciavano beneficiando del supporto dei cani.
“Le ossa di gazzella hanno inoltre segni che mostrano il passaggio dal tratto digerente di un altro animale”, spiega Yeomans. Un’altra conferma dell’esattezza dell’ipotesi svelata dai ricercatori.
Stando alle informazioni emerse da precedenti ricerche, gli uomini avrebbero iniziato ad addomesticare i cani all’incirca 14.000 anni fa.
Nonostante non vi siano informazioni certe riguardo le dinamiche che hanno regolato questo processo, i risultati dello studio sembrano suggerire che l’utilizzo degli animali nella caccia possa aver contribuito fortemente all’avvicinamento tra quello che poi sarebbe diventato il miglior amico dell’uomo e dei nostri antenati.

Cani e umani, scoperto nuovo intreccio nella storia

Uno studio condotto dai ricercatori dell’Università di Rennes ha inoltre svelato un nuovo intreccio nella storia di amicizia che da secoli lega i cani e gli esseri umani.
Gli animali del Vicino Oriente del Neolitico si sarebbero incrociati con gli esemplari presenti in Europa, cambiandone il pool genetico. Ciò può essere spiegato solo supponendo che gli agricoltori del Vicino Oriente portarono con sé i propri animali, cane compreso, quando emigrarono verso l’Europa 9000 anni fa.
Per giungere a questa conclusione gli esperti hanno analizzato il Dna di 99 esemplari vissuti nel Paleolitico, grazie ai resti rinvenuti da 37 siti archeologici in Eurasia. 

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