Svelato il segreto dei diamanti blu

Diamante (Getty Images)
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Secondo la ricerca del Gemological Institute of America, è il boro degli oceani a determinare questa particolare colorazione; tra gli studiosi c’è anche un italiano

Il colore blu dei diamanti, come quello Hope, posseduto dalla regina di Francia Maria Antonietta, creati dall’azione degli antichi oceani, non è altro che l’ennesima prova del grande meccanismo di riciclo attuato dalla crosta terreste. È il boro, che scivolando alla profondità, compresa tra i 410 e gli oltre 660 chilometri, grazie al movimento delle placche terrestri, ad essere responsabile della colorazione di queste gemme.

Analizzati 46 minerali

La rivista Nature, dedica la copertina alla ricerca, coordinata da Evan Smith, del Gemological Institute of America. I minerali blu sono estremamente rari in natura ed è difficile, come racconta Smith, ottenerli ed utilizzarli a scopo di ricerca. I diamanti sono i resti della roccia nella quale si sono formati e contengono informazioni importanti sulla nascita e sull’accrescimento delle gemme. Nella ricerca sono stati analizzati 46 diamanti e grazie a una strumentalizzazione tecnica per l’analisi dei materiali con raggi X, ne è stata calcolata la profondata di formazione. Lo studio è stato permesso dall’utilizzo del fondo ottenuto dalla vittoria di un Erc (Consiglio Europeo della Ricerca) nel 2013. Fabrizio Nestola, ricercatore dell’università di Padova, ha contribuito in prima persona alla ricerca, della durata di due anni, che ha analizzato dei minerali intrappolati nei diamanti blu provenienti dagli oceani dell’Africa, India, Sud America e Borneo.

La discesa verso il centro della terra

Le pietre prese in considerazione, contrariamente alla maggior parte degli altri diamanti, si sono create nelle rocce in condizioni di pressioni e temperatura estreme. La loro profondità di formazione è compresa tra la crosta e il nucleo terreste, e in particolare tra il mantello superiore e quello inferiore, tra i 150 e 200 chilometri. Le rocce, come racconta Nestola, dopo aver incorporato il boro, che ne permette la colorazione, sarebbero successivamente trasportate in profondità dal continuo movimento delle placche terrestri. Solo dopo aver raggiunto quella distanza, avverrebbe il rilascio di tutta l’acqua incorporata. Quest’ultima, sembrerebbe risalire quasi interamente verso la superficie terreste; una piccola percentuale, però, verrebbe incorporata in altri minerali impegnati nel loro percorso verso il centro della Terra. Solo se tra questi elementi è presente una sufficiente quantità di carbonio (elemento costitutivo delle gemme) , sarebbe possibile la formazione delle famose pietre blu.

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