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Tumori, un numero di cromosomi alterato aumenterebbe mortalità

I Titoli delle 8 del 16/5

2' di lettura

Un team del Mit ha notato un legame tra l’aneuploidia, alterazione del numero di cromosomi, e l’aggressività del cancro alla prostata: aiuterà a sviluppare terapie più efficaci 

Capire in anticipo l’aggressività di un tumore per sviluppare i percorsi terapeutici più adatti a bloccarlo. È questo l’obiettivo di uno studio condotto dai ricercatori del Massachusetts Institute of Technology, che hanno notato come l’aneuploidia, ovvero l’alterazione del normale numero di cromosomi nelle cellule umane, sia in molti casi predittiva di una maggiore mortalità della malattia. Il legame individuato durante il lavoro di ricerca, pubblicato sulla rivista Pnas, dovrà essere approfondito attraverso ulteriori studi, ma i risultati ottenuti analizzando diversi casi di cancro alla prostata suggeriscono la possibilità di nuove misure preventive che potrebbero combattere i tumori in maniera più efficace.

I problemi causati dall’alterazione del numero di cromosomi

Da diverso tempo, gli scienziati erano consapevoli del fatto che le cellule tumorali presentassero in molti casi una condizione di aneuploidia. Tuttavia, se è vero che le alterazioni rispetto alle 23 coppie di cromosomi contenute normalmente nelle cellule erano già state associate a disturbi genetici quali la sindrome di Down, la ricerca realizzata dall’Istituto Koch del Mit con l’Università di Harvard e il Memorial Sloan-Kettering evidenzia per la prima volta una connessione tra l’aneuploidia e la letalità di un tumore. Angelika Amon, che ha coordinato lo studio, spiega di aver focalizzato le analisi sul cancro alla prostata, che rappresenterebbe un modello ideale per studiare il legame tra l’aneuploidia e l’aggressività tumorale poiché, in molti casi, l’alterazione cromosomica è assente o piuttosto ridotta, il che aiuta a “valutare più facilmente l’impatto sulla progressione del tumore”.

Cancro alla prostata più aggressivo con l’aneuploidia

Come spiegato dagli autori dello studio, l’aneuploidia si verifica a causa di errori durante la divisione cellulare; nel caso delle cellule embrionali, la condizione risulta spesso fatale. Nel caso del cancro alla prostata, invece, l’alterazione riguarderebbe in particolare i cromosomi 7 e 8: grazie ai campioni tumorali raccolti, analizzati e paragonati con l’esito della malattia, i ricercatori hanno stabilito che un alto grado di aneuploidia porterebbe a probabilità di morte cinque volte maggiori. Mentre il team attende di capire quali geni favoriscano la diffusione della neoplasia e perché i livelli di alterazione cromosomica siano più alti in alcuni casi, Amon sostiene che, grazie ai risultati già ottenuti, i medici potranno ottenere informazioni preziose che aiuteranno a sviluppare trattamenti più o meno aggressivi, a seconda della tipologia di tumore da affrontare.

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