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Genetica, ottenute le prime cellule embrionali senza l'uso di ovuli e spermatozoi

I titoli di Sky Tg24 delle ore 18 del 3/5

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Questo risultato consentirà di studiare approfonditamente numerosi disturbi dello sviluppo del feto e della placenta e di risolvere alcuni problemi legati all’infertilità 

I ricercatori della Hebrew University di Gerusalemme hanno scoperto come ottenere delle cellule staminali embrionali senza dover usare ovuli e spermatozoi. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista specializzata Cell Stem Cell. Durante il loro studio, gli esperti dell’ateneo sono riusciti a trasformare delle cellule epiteliali di topo nelle tre principali tipologie di unità biologiche che si formano nella prima fase dell’embriogenesi, ossia le staminali embrionali, quelle della placenta e del cordone ombelicale. Grazie a questo risultato, in futuro potrebbe diventare possibile ottenere interi embrioni senza utilizzare le cellule germinali. Inoltre, la nuova procedura consentirà di studiare approfonditamente numerosi disturbi dello sviluppo del feto e della placenta e di risolvere alcuni problemi legati all’infertilità.

La metamorfosi delle cellule epiteliali

Sotto la guida di Hana Benchetrit, Mohammad Jaber e Valery Zayat, il team di ricerca ha individuato una combinazione di cinque geni in grado di riprogrammare le cellule epiteliali, trasformandole in quelle necessarie allo sviluppo dell’embrione. Il processo di metamorfosi è guidato da due delle particelle cromosomiche e dura circa un mese. Studiando l’azione dei geni, gli autori della ricerca hanno determinato che nella fase iniziale della trasformazione le cellule dell’epidermide perdono la loro identità. Successivamente ne acquisiscono una nuova, a scelta tra le tre disponibili.

L’esperimento di Shinya Yamanaka

Lo studio rappresenta un’evoluzione della procedura elaborata nel 2006 dal gruppo di ricercatori coordinato da Shinya Yamanaka, professore dell’Università di Tokyo specializzato nella biologia dello sviluppo. Durante una serie di esperimenti, il brillante scienziato giapponese utilizzò un cocktail di geni per riprogrammare le cellule somatiche adulte in cellule staminali pluripotenti indotte. Dopo le prime sperimentazioni sui topi, il team di ricerca riuscì a replicare con successo la procedura sulle cellule umane. Grazie alla sua scoperta, il professor Yamanka vinse il premio Nobel per la medicina nel 2012. Ora i ricercatori della Hebrew University sono riusciti a perfezionare la procedura e a riportare le cellule adulte ancora più ‘indietro nel tempo’. 

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