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Schizofrenia, trovata impronta genetica: oltre 100 geni a rischio

I titoli delle 8 di Sky TG24 del 24/04

2' di lettura

Scoperta possibile grazie a un modello informatico della Vanderbilt University: il disturbo mentale sarebbe dunque legato allo sviluppo e trattabile prima che compaiano i sintomi 

Ci sarebbe un importante fattore genetico alla base della schizofrenia. A suggerirlo è un nuovo studio basato su un modello informatico in grado di individuare circa un centinaio di geni che potrebbero favorire l’insorgere del disturbo mentale. Se così fosse, questo permetterebbe agli esperti di intervenire per tempo, ancora prima che i soggetti presentino i primi sintomi, confermando dunque la tesi secondo cui la schizofrenia è legata allo sviluppo. Inoltre, il lavoro dei ricercatori della Vanderbilt University di Nashville, pubblicato su Nature Neuroscience, permetterebbe lo sviluppo di medicinali più mirati, oltre a un utilizzo più consono di quelli già presenti.

Schizofrenia: modello informatico scova i geni coinvolti

Come spiegato dai ricercatori della Vanderbilt University, la schizofrenia colpisce appena l’1% della popolazione mondiale, ma non esistono cure definitive per la grave malattia mentale cronica che, insorgendo solitamente tra i 16 e i 30 anni, si palesa con sintomi quali allucinazioni e altre difficoltà cognitive. Basandosi su precedenti studi che accertavano il legame tra la genetica e la patologia, il team ha sviluppato un modello informatico chiamato ‘Integrative Risk Genes Selector’ utile ad analizzare i geni che si trovavano in alcune specifiche posizioni (dette anche loci genici) associate in passato alla schizofrenia. Lo strumento ideato dai ricercatori ha così permesso di risalire a 104 geni considerati “ad alto rischio”: alcuni di essi decodificano proteine già coinvolte in altre malattie, e uno giocherebbe un ruolo di primo piano nello sviluppo dell’autismo.

Nuove terapie per il disturbo mentale

Secondo Bingshan Li, tra gli autori principali dello studio, la scoperta aiuterà a capire più precisamente come questi geni agiscano a livello prenatale per rendere un soggetto predisposto a sviluppare la schizofrenia. Portare alla luce tali meccanismi servirà a sviluppare specifici medicinali per il trattamento della malattia, oltre a stabilire se altri farmaci già sul mercato utili a curare diverse patologie possano essere “riutilizzati per migliorare le terapie per la schizofrenia”. Finora si sapeva che il rischio di divenire schizofrenici aumenta fino al 50% per chi possiede un gemello colpito dalla malattia; tuttavia, la genetica assume ora un ruolo ancor più rilevante in seguito al nuovo studio, destinato ad “aprire le porte a nuove direzioni di ricerca”. 

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