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La povertà lascia un’impronta nel Dna, sostiene una ricerca

I titoli di Sky Tg24 delle 13 dell'11/04

3' di lettura

Un nuovo studio rivela che, attivando il processo di metilazione del Dna, un basso status socioeconomico duraturo potrebbe lasciare un ‘segno’ sul 10% del patrimonio genetico totale, con conseguenze sulla salute 

Contrariamente a quanto si credeva, il Dna non è immutabile e tra i fattori in grado di alterarlo ci sarebbe la povertà. Secondo un nuovo studio della Northwestern University, un basso status socioeconomico che perdura per più anni avrebbe un impatto sul patrimonio genetico delle persone tramite l’aggiunta di specifiche molecole in grado di influenzare sia la risposta immunitaria che il sistema nervoso. In passato, alcuni ricercatori avevano già evidenziato come condizioni economiche difficili potessero avere un peso sulla salute dei soggetti, ma non sarebbe tutto qui. Secondo il lavoro pubblicato sull’American Journal of Physical Anthropology, infatti, a favorire l’insorgere di questi problemi sarebbero proprio le modifiche apportate dalla povertà sul Dna.

Come la povertà condiziona il Dna

Se da una parte il legame tra lo stato socioeconomico e le condizioni di salute era già stato accertato in passato, i ricercatori spiegano che “si sa ancora poco sui meccanismi biologici” che stanno alla base di questa connessione. Guardando ai dati raccolti da un gruppo di filippini adulti, il team è rimasto sorpreso nell’osservare una forte associazione tra il disagio economico e un processo noto come metilazione del Dna, potenzialmente in grado, in questo caso, di regolare l’espressione di circa 1500 geni in oltre 2500 siti del corpo umano. Di fatto, è come se vivere in condizioni di povertà lasciasse un’impronta, con le relative conseguenze sulla salute, su circa il 10% dei geni che compongono il patrimonio genetico.

Geni associati con problemi di salute

L’obiettivo dei ricercatori, come spiega uno degli autori dello studio, Thomas McDade, era quello di indagare quei processi “attraverso i quali il nostro corpo ‘ricorda’ le esperienze di povertà”. Se è vero come notato in passato che le condizioni economiche possono essere predittive di un maggiore rischio di malattie cardiovascolari o diabete, i risultati ottenuti mostrano un forte legame tra la povertà e la metilazione del Dna, proprio in virtù “dell’ampia gamma di effetti sui sistemi biologici e sulla salute che sappiamo essere generati dallo status socioeconomico”. A sorprendere i ricercatori è soprattutto l’alto numero di geni coinvolti dalla metilazione del Dna, il che permetterebbe alla povertà “di avere un impatto duraturo su una vasta serie di sistemi e processi psicologici”, spiega McDade. In particolare, i geni individuati durante lo studio sarebbero associati a meccanismi collegati alla risposta immunitaria alle infezioni e allo sviluppo del sistema nervoso o scheletrico. In ogni caso, il team di ricerca effettuerà ulteriori studi per chiarire ulteriormente l’importanza della metilazione del Dna, stabilendo se questa sia veramente il ‘veicolo’ principale attraverso il quale la povertà può lasciare la propria impronta sulla vita di una persona. 

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