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Mammut, risvegliate le cellule di un esemplare vissuto 28.000 anni fa

Titoli Sky Tg24 delle 13 del 13/03/2019

2' di lettura

Il risultato, ottenuto dai ricercatori della Kindai University di Osaka, potrebbe essere un primo passo avanti verso la clonazione dei grandi mammiferi preistorici 

I mammut si sono estinti circa 4.000 anni fa, ma grazie ai ricercatori della Kindai University di Osaka le loro cellule sono da poco tornate a vivere. Questo importante risultato, descritto sulle pagine della rivista specializzata Scientific Reports, consentirà agli studiosi nipponici di analizzare le caratteristiche e le potenzialità delle unità biologiche degli enormi mammiferi preistorici. Durante la ricerca, il gruppo guidato dal professor Akira Iritani è riuscito a isolare delle cellule dal midollo osseo e dai muscoli del mammut Yuka (vissuto 28.000 anni fa in Siberia e scoperto nel 2010) e a trasferirle in ovociti di topo. Nel nuovo ambiente, i loro nuclei si sono parzialmente riattivati e hanno mostrato alcuni segni di attività.

L’importanza dell’esperimento

Carlo Alberto Redi, direttore del Laboratorio di Biologia dello Sviluppo dell'Università di Pavia, spiega che l’approccio utilizzato dai ricercatori giapponesi non consente di clonare i mammut, ma è indubbiamente utile per chiarire aspetti della biologica molecolare alla base delle cellule di questi antichi mammiferi. Durante l’esperimento, gli studiosi sono riusciti a ottenere 88 nuclei dalle cellule estratte dai resti di Yuka. Queste strutture, in cui viene conservato il Dna, sono state in seguito trasferite in ovociti di topo privi del loro nucleo originario e qui si sono risvegliate, mostrando i segni di attività che precedono la divisione cellulare.

Un parziale insuccesso

I nuclei utilizzati per svolgere l’esperimento non erano del tutto integri e di conseguenza la divisione cellulare, necessaria per la formazione di un nuovo organismo, non è avvenuta. Attualmente non è dunque possibile clonare un mammut ricorrendo a questa tecnica. Gli scienziati rilevano che per raggiungere questo obiettivo sarebbe necessario isolare delle cellule meno danneggiate. Complessivamente, lo studio ha dimostrato che i nuclei prelevati dai mammut sono riusciti parzialmente a conservarsi per 28.000 mila anni e che è ancora possibile risvegliare la loro attività cellulare.

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