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Rimuovere i ricordi indesiderati è possibile: lo rivela uno studio

I titoli di Sky Tg24 delle 13 del 12/03

2' di lettura

I ricercatori dell’Università del Texas di Austin hanno monitorato il cervello di un gruppo di partecipanti intenti a ricordare o a dimenticare delle fotografie 

Dimenticare un brutto momento o una persona sgradevole non è semplice e richiede uno sforzo mentale notevole: è quanto emerge da un nuovo studio condotto da un team di scienziati dell’Università del Texas ad Austin. I risultati della ricerca, pubblicata sulla rivista specializzata Journal of Neuroscience, indicano che i ricordi a cui sono associate delle emozioni forti sono i più difficili da cancellare. In particolare, dimenticare i volti delle persone è un’impresa a dir poco ostica. Tuttavia, Jarrod Lewis-Peacock, autore senior dello studio, spiega che una volta individuato il meccanismo che ‘indebolisce’ i ricordi potrebbe essere possibile escogitare dei modi per controllarli.

Le differenze con gli studi svolti in passato

In futuro, dunque, potrebbero nascere dei trattamenti finalizzati ad aiutare le persone a liberarsi dei ricordi indesiderati. Lewis-Peacock spiega che a differenza degli studi svolti in passato, focalizzati sull’individuazione di ‘hotspot’ di attività in regioni del cervello come la corteccia prefrontale o l’ippocampo, la sua ricerca si è concentrata sulle aree sensoriali e percettive, in particolare sulla corteccia temporale ventrale, e sui modelli di attività che corrispondono a rappresentazioni nella memoria di complessi stimoli visivi. Durante alcuni test, i ricercatori dell’Università del Texas hanno utilizzato delle tecniche di neuroimaging per osservare il cervello di un gruppo di adulti in salute a cui è stato di volta in volta chiesto di ricordare o dimenticare delle immagini raffiguranti volti di persone sconosciute e paesaggi.

Le conclusioni dei ricercatori

I risultati dello studio confermano che gli esseri umani possiedono la capacità di rimuovere degli specifici ricordi. Questo processo richiede un livello di attività cerebrale nelle aree sensoriali e percettive del cevello superiore a quello necessario per ricordare. L’autrice principale dello studio, Tracy Wang, chiarisce che lo sforzo mentale non deve essere troppo forte né troppo debole: nel primo caso l’unico risultato che si ottiene è quello di rendere più vivido il ricordo che si vorrebbe eliminare, mentre nel secondo non avviene alcuna modifica.

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