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Dna, scoperto un gene che combatte le infezioni durante il sonno

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2' di lettura

Si chiama nemuri ed è stato individuato dai ricercatori dell’Università della Pennsylvania nei moscerini della frutta 

I ricercatori dell’Università della Pennsylvania hanno individuato un gene che durante il sonno produce una proteina in grado di contrastare le infezioni. Si chiama nemuri (parola che in giapponese significa ‘sonno’) ed è stato scoperto per la prima volta nei moscerini della frutta. Amita Sehgal, la ricercatrice che ha coordinato lo studio, spiega che i risultati ottenuti, descritti sulle pagine della rivista Science, evidenziano uno stretto legame tra il sonno e il sistema immunitario. Forniscono inoltre una possibile risposta alla domanda ‘perché quando si è malati si tende a dormire di più?’. Nemuri può essere attivato sia da un’infezione sia dalla deprivazione del sonno.

La duplice funzione del gene

Durante lo studio, i ricercatori hanno notato che i moscerini che non possedevano il gene a causa di una mutazione tendevano a svegliarsi più facilmente e sentivano meno la necessità di dormire, anche quando erano malati. In circostanze normali, la deprivazione del sonno e alcune infezioni stimolano l’espressione di nemuri nei neuroni situati in un’area dell’encefalo legata al sonno. Quando si attiva, il gene incrementa la durata del riposo notturno e produce una proteina che elimina i batteri che hanno causato la malattia. Il team di ricerca ha notato che l’azione di nemuri incrementa le probabilità di sopravvivenza nei moscerini della frutta.

L’importanza dei risultati dello studio

Per giungere a queste conclusioni, gli studiosi dell’Università della Pennsylvania hanno analizzato oltre 12mila famiglie di moscerini della frutta. Dei geni simili a nemuri sono stati individuati anche in altri animali, come le rane e i pesci, ma mai nei mammiferi. Parlando della scoperta, i ricercatori Grigorios Oikonomou e David Prober hanno definitivo interessante l’idea che una maggiore durata del sonno durante le infezioni abbia un’efficacia protettiva. I risultati dello studio potrebbero aiutare la comunità scientifica a ottenere una migliore comprensione dei benefici associati al riposo notturno. 

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