Ritrovati in Australia i denti di uno squalo gigante preistorico

Foto di archivio (Getty Images)
3' di lettura

I fossili appartengono a una specie chiamata Carcharocles angustidens, che popolava i mari 25 milioni di anni fa. Con una dentatura aguzza e seghettata, era in grado di raggiungere anche i 9 metri di lunghezza 

La cinematografia e la letteratura sono sempre state particolarmente affascinate dalla figura dello squalo, il predatore marino per eccellenza. A partire dal terribile pescecane, citato nel Pinocchio di Collodi, fino ai più recenti film d'azione, questi pesci cartilaginei predatori dalle forti mascelle vengono spesso e volentieri rappresentati come giganteschi cacciatori affamati e insaziabili.

Una dentatura da Guinnes dei primati

Le dimensioni degli squali possono variare da quelle del minuscolo ‘lanterna nano’, una specie che vive nelle profondità marine e che misura appena 17 cm, a quelle dello squalo balena, che può raggiungere anche i 10 metri. Per quanto riguarda lo squalo bianco, il più temuto e pericoloso della specie, invece, difficilmente si superano i 6 metri di lunghezza negli esemplari adulti.
Diversi milioni di anni fa, però, ne esisteva un temibile antenato, chiamato Carcharocles angustidens, in grado di raggiungere anche i 9 metri: un vero e proprio mostro degli abissi. Denti fossilizzati di questo predatore gigante sono stati ritrovati lungo la spiaggia di Victoria, in Australia. La scoperta si deve all'appassionato di fossili, Philip Mullaly, che li ha raccolti e fatti analizzare a Erich Fitzgerald, responsabile di paleontologia dei vertebrati presso il Victoria Museums. Il ricercatore ha così potuto constatare come si trattasse proprio dei denti del famigerato Carcharocles angustidens, che popolava i mari intorno all'Australia circa 25 milioni di anni fa, in un periodo noto come l'Oligocene.
Rispetto alle fauci degli squali bianchi che nuotano nei mari di oggi, queste erano molto più sviluppate: lunghi fino a 7 cm, i denti erano appuntiti e mostravano dentellature affilate lungo i lati, perfette per agganciare le prede carnose. Si pensa, infatti, che fossero addirittura in grado di cibarsi di piccole balene.

Il legame fra squali e dinosauri

I motivi che hanno portato all'estinzione di questa particolare specie di squalo bianco gigante non sono noti. Secondo un recente studio, però, il fenomeno che circa 66 milioni di anni fa portò alla scomparsa dei dinosauri ebbe profonde conseguenze anche sulla vita e sullo sviluppo degli squali stessi. La ricerca, pubblicata da ScienceNews e condotta dal paleontologo Mohamad Bazzi dell'Università di Uppsala in Svezia, ha preso in esame i fossili di 600 denti di squalo. Osservando e analizzandone la variazione della forma, in particolare nell’altezza e nell’ampiezza della corona, il ricercatore ha ipotizzato che tale mutazione sia dovuta alla scomparsa della principale fonte alimentare dei pesci cartilaginei. L'assenza di cibo e le differenti caratteristiche dell'ambiente circostante, infatti, hanno costretto i predatori marini ad adattarsi alle nuove condizioni, favorendo quelle particolari specie di ridotte dimensioni, in grado di soddisfare il proprio appetito con piccoli pesci ossei.

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